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Motore Ricerca Openai

OpenAI spodesterà Google nelle ricerche online?

Mentre Google è in tribunale come imputato in uno dei più grandi processi antitrust della storia, OpenAI gli lancia il guanto di sfida e sembra pronta a presentare il proprio motore di ricerca basato sull'intelligenza artificiale. Chi la spunterà? Fatti, commenti e previsioni

 

Esiste davvero qualcuno che può minacciare il re indiscusso della ricerca online? Finora, anche a causa di pratiche non sempre corrette, Google non ha mai realmente avuto dei rivali e per questo si ritrova ad affrontare negli Stati Uniti il più significativo processo per abuso di posizione dominante degli ultimi 20 anni.

Ma ora, guai legali a parte, deve preoccuparsi di un concorrente molto agguerrito. OpenAI, l’azienda guidata da Sam Altman nonché madre di ChatGpt, starebbe infatti per presentare il suo motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale (IA).

LE INDISCREZIONI SU OPENAI

Dopo le voci che sono circolate in merito a una collaborazione tra Apple e OpenAI, la quale potrebbe integrare con la sua IA le funzionalità del prossimo sistema operativo iOS18, la software house ha deciso di alzare la posta in gioco lasciando trapelare la concreta possibilità che stia per lanciare un motore di ricerca tutto suo.

Secondo fonti che hanno familiarità con la questione, riportate da Reuters, l’annuncio potrebbe avvenire lunedì prossimo, proprio il giorno prima dell’inizio dell’annuale I/O Conference di Google, dove il gigante tecnologico dovrebbe presentare una serie di prodotti legati all’intelligenza artificiale.

A marzo anche il gigante di Mountain View era in trattative con Apple per ottenere la licenza del chatbot Gemini per le nuove funzionalità dell’iPhone.

COSA SI SA DEL MOTORE DI RICERCA DI OPENAI

Stando alle indiscrezioni di Bloomberg e The Information, “OpenAI sta lavorando a un prodotto di ricerca per competere potenzialmente con Google e Perplexity”, la startup di ricerca online che ha ricevuto finanziamenti a pioggia e che secondo il patron di Amazon, Jeff Bezos, avrà la meglio su Google. Ha una valutazione di 1 miliardo di dollari e a gennaio contava 10 milioni di utenti attivi mensili. La sua interfaccia di ricerca, oltre al testo nelle risposte, mostra citazioni e immagini nei risultati.

Ma tornando a OpenAI, Bloomberg fa sapere che “sta sviluppando una funzione per ChatGpt in grado di effettuare ricerche sul web e di citare le fonti nei suoi risultati”. In alcuni casi saranno inoltre disponibili, se pertinenti, delle immagini. Per esempio, se un utente chiede a ChatGpt come cambiare la maniglia di una porta, i risultati potrebbero includere una spiegazione illustrata.

I PUNTI DEBOLI DI CHATGPT

Dal suo lancio nel novembre 2022, ChatGpt ha sicuramente riscosso un notevole successo, tuttavia, non è stato sempre costante. All’epoca, ricorda Reuters, era stata definita l’applicazione più veloce a raggiungere i 100 milioni di utenti attivi mensili, ma poi, come ha fatto notare la società di analisi Similarweb, il suo traffico mondiale “ha avuto un andamento altalenante nell’ultimo anno, che solo ora sta tornando al suo picco del maggio 2023, e l’azienda è sotto pressione per espandere la sua base di utenti”.

Gli osservatori del settore, riferisce l’agenzia di stampa, hanno da tempo definito ChatGpt un’alternativa per la raccolta di informazioni online, ma hanno anche evidenziato la difficoltà del chatbot di fornire informazioni accurate e aggiornate. Come scrive Bloomberg, chiedendogli domenica scorsa “che cosa ha fatto il presidente Biden nel fine settimana?”, il sito ha risposto che si trovava nel Delaware ma, pur essendo preciso, ha citato una notizia del 2023.

Per rimediare a tali imprecisioni, in precedenza OpenAI ha fornito un’integrazione con Bing di Microsoft per gli abbonati a pagamento, mentre un altro tentativo di inserire informazioni aggiornate, con ChatGpt plugins, è stato ritirato ad aprile.

SARÀ DAVVERO LA FINE DI GOOGLE?

Ma nonostante i passi avanti di OpenAI, il tramonto di Google per la giornalista esperta di business di Internet, Kara Swisher, intervistata da Quartz, è ben lontano. Anzi, la rivoluzione portata dall’intelligenza artificiale rappresenta per il colosso tech “una nuova vita”.

Swisher ha spiegato che il modo di fare ricerca online delle persone sta cambiando e per come la conosciamo “sta iniziando a diminuire”, a favore dei chatbot. Gli analisti infatti, scrive Wired, prevedono che “entro la fine del 2023, il traffico di Google è destinato a diminuire dello 0,4% rispetto al 2022, mentre quello di Gemini (il chatbot del colosso), Bing e ChatGpt aumenterà rispettivamente del 2, 8 e 4%”.

Per la giornalista, Google, pur dovendo prestare “molta attenzione alla sua posizione dominante”, ha dei mezzi incomparabili rispetto agli altri: “Hanno così tanti dati […] Potrebbero, ad esempio, disporre di così tante risorse o della potenza di calcolo di un marchio mondiale. Questa nuova IA richiederà enormi quantità di potenza di calcolo. E loro ce l’hanno. Ci sono poche aziende, Google, Microsoft, Amazon, Facebook e, in misura minore, le altre”.

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