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OpenAI di ChatGpt pagherà News Corp. per attingere da Wall Street Journal, Sun e non solo

Dopo quelli con Axel Springer, Associated Press e Financial Times, OpenAI ha concluso un accordo anche con News Corp, editore proprietario del Wall Street Journal, Sun e decine di altri siti di informazione. L'intesa prevede l'addestramento di ChatGpt sugli articoli pubblicati online.

Mentre è alle prese con la disputa con l’attrice Scarlett Johansson sulla voce di ChatGpt, il chatbot di OpenAI si addestrerà anche sulle notizie del Wall Street Journal, Sun e Barron’s e non solo.

Il 22 maggio OpenAI, la società sostenuta da Microsoft nota per ChatGpt, e News Corp, editore proprietario del Wsj, Sun e decine di altri siti di informazione, hanno annunciato un accordo pluriennale per consentire al chatbot di “addestrarsi” sugli articoli pubblicati online.

Non sorprende l’annuncio: lo scorso novembre, proprio il ceo di News Corp, Robert Thomson (nella foto), aveva affermato che la società era in “discussioni avanzate” per concludere accordi sull’uso dei suoi contenuti per l’IA. Lo stesso Thomson aveva precedentemente dichiarato che “la proprietà intellettuale collettiva [dei media] è in pericolo”.

La società guidata da Sam Altman ha già stretto accordi con l’editore tedesco Axel Springer, che possiede Politico e Business Insider negli Stati Uniti e Bild e Die Welt in Germania, e la spagnola Prisa Media, ma anche con Reddit, Financial Times, Associated Press, per poter accedere ai rispettivi contenuti online per finalità di allenamento degli algoritmi.

Ma c’è anche chi si è attivato nel senso opposto: ovvero editori che pensano di citare in giudizio le società tecnologiche per aver violato i loro diritti d’autore utilizzando, senza permesso, i loro contenuti per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni. Oltre al celebre New York Times, il mese scorso otto importanti giornali statunitensi di proprietà del colosso degli investimenti Alden Global Capital hanno citato in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright, ricorda Axios.

Tutti i dettagli.

IL VALORE DELL’ACCORDO

In base all’intesa, OpenAI potrà accedere sia ai contenuti attuali che a quelli archiviati e utilizzare i dati per migliorare i suoi modelli di intelligenza artificiale.

Nessuna delle due società ha rivelato i termini dell’accordo, ma un rapporto del Wall Street Journal stima in 250 milioni di dollari il prezzo pagato da OpenAI all’editore.

LE TESTATE COINVOLTE

Quindi OpenAI avrà accesso ai contenuti attuali e archiviati dalle principali pubblicazioni di notizie e informazioni di News Corp, tra cui The Wall Street Journal, Barron’s, MarketWatch, Investor’s Business Daily, FN e New York Post; Il Times, il Sunday Times e il Sun; The Australian, news.com.au, The Daily Telegraph, The Courier Mail, The Advertiser e Herald Sun; e altri. La partnership non include l’accesso ai contenuti di nessuna delle altre attività di News Corp.

Oltre a fornire contenuti, News Corp condividerà “le competenze giornalistiche per contribuire a garantire che i più elevati standard giornalistici siano presenti nell’offerta di OpenAI” si legge nella nota congiunta.

LA STRATEGIA DI ROBERT THOMSON, CEO DI NEWS CORP

“La mossa riconosce che esiste un premio per il giornalismo di qualità – ha affermato l’amministratore delegato di News Corp, Robert Thomson in una nota – l’era digitale è stata caratterizzata dal predominio dei distributori, spesso a scapito dei creatori, e molte società di media sono state travolte da una spietata marea tecnologica. Ora tocca a noi sfruttare al meglio questa opportunità”.

News Corp. è la società madre di centinaia di giornali in tutto il mondo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia.

L’ULTIMO ACCORDO DEL GENERE

Come già detto, non si tratta della prima partnership del genere per OpenAI.

Lo scorso luglio OpenAI ha stretto un accordo con l’Associated Press. In base all’intesa l’AP concede in licenza parte del suo archivio di notizie alla società proprietaria di ChatGpt.  Anche American Journalism Project, un gruppo che supporta gli editori locali, ha stretto una partnership simile con OpenAI.

Dopodiché a fine 2023 OpenAI ha raggiunto un patto pluriennale con uno dei più grandi editori tedeschi, proprietario delle testate Politico, Business Insider, Welt e Bilt per addestrare i suoi strumenti di AI con i loro contenuti. Secondo il Ft, l’accordo con Axel Springer “segna il cambiamento più significativo mai compiuto da un grande gruppo editoriale nei rapporti con i creatori di chatbot e altri prodotti di intelligenza artificiale generativa che minacciano di sconvolgere il settore dei media globale”.

MEDIA COMPANY DIVISE

Negli ultimi tempi le media company sono impegnate in trattative con aziende di intelligenza artificiale, inclusa OpenAI, per trovare modi per collaborare o ottenere un compenso per l’uso dei loro contenuti nella formazione di modelli linguistici di grandi dimensioni.

A differenza degli editori di musica e libri, i notiziari non hanno presentato un fronte unito nella loro lotta per la protezione del copyright da parte delle società di intelligenza artificiale, evidenzia ancora Axios. Se alcuni editori hanno deciso di scendere a patti con OpenAI, altri hanno dichiarato battaglia: primo fra tutti il New York Times che lo scorso dicembre ha citato in giudizio OpenAI e Microsoft per violazione del copyright per aver addestrato ChatGpt con i propri contenuti.

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