L’azienda di microchip Nvidia ha raccolto 25 miliardi di dollari attraverso un’emissione di obbligazioni negli Stati Uniti, la prima dal 2021, dalla quale ottenne 5 miliardi. L’operazione puntava inizialmente alla raccolta di 20 miliardi, ma è stata ampliata a seguito dell’elevata domanda degli investitori: secondo Reuters, infatti, gli ordini hanno raggiunto gli 85 miliardi, oltre tre volte l’ammontare effettivamente collocato.
L’operazione è composta da sette tranche di obbligazioni, con scadenze fino al 2056.
PERCHÉ NVIDIA HA LIMITATO LA RACCOLTA (E PERCHÉ HA DECISO DI INDEBITARSI)
Nvidia ha limitato la raccolta a 25 miliardi di dollari per limitare il cosiddetto credit spread, cioè il premio di rischio che l’emittente deve pagare agli investitori rispetto a un investimento considerato sicuro: in poche parole, più basso è lo spread e minore è il costo del finanziamento.
A differenza delle grandi compagnie tecnologiche come Meta e Alphabet, che stanno emettendo obbligazioni per finanziare gli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, pare che la bond sale di Nvidia non fosse finalizzata al sostegno di nuove spese in conto capitale. Secondo le fonti di Reuters, infatti, sembrerebbe che l’obiettivo principale dell’azienda fosse quello di definire un parametro di riferimento per il proprio costo del credito.
I proventi dell’operazione, comunque, verranno utilizzati per finalità aziendali generali, come il rimborso e il rifinanziamento di obbligazioni già esistenti. La posizione finanziaria di Nvidia è solida, considerato che nel trimestre conclusosi ad aprile la sua cassa ammontava a 13,2 miliardi di dollari.
IL CONFRONTO CON LE BIG TECH
Le grandi compagnie tecnologiche statunitensi, note collettivamente come Big Tech, spenderanno 700 miliardi di dollari quest’anno per dotarsi della capacità di calcolo necessaria allo sviluppo dell’intelligenza artificiale: è una cifra nettamente superiore a quella del 2025, che si aggirava sui 400 miliardi di dollari. Per finanziare questi investimenti, stanno facendo ricorso alle emissioni obbligazionarie: Meta (la società madre di Facebook, WhatsApp e Instagram) ha presentato a ottobre un piano per raccogliere fino a 30 miliardi tramite bond, mentre Alphabet (la società madre di Google) ha annunciato a maggio la sua prima emissione di obbligazioni denominate in yen giapponesi.
Questa necessità di capitali è legata alla costruzione di nuovi centri dati e all’acquisto degli hardware – microchip, principalmente – impiegati nell’addestramento e nel funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale. Nvidia, essendo l’azienda dominante nel mercato dei processori avanzati, è la principale beneficiaria della corsa all’intelligenza artificiale: non a caso, è la società di maggior valore al mondo, con una capitalizzazione di oltre 5000 miliardi di dollari.
Ciononostante, nemmeno Nvidia è al riparo dalla concorrenza e sta investendo massicciamente nello sviluppo di processori sempre più performanti: tra le altre cose, ha ridotto a un anno il tempo di uscita delle nuove generazioni di chip.




