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Non solo Ucraina, tutti gli affari dell’azienda turca di droni Baykar

Baykar

I successi raccolti sul campo dal gioiellino dell’industria della difesa turca prodotto dalla società Baykar hanno attirato l’attenzione di decine di nuovi clienti. L’articolo di Marco Orioles

È boom di vendite per il Bayraktar TB2, il drone d’attacco turco che si è rivelato decisivo nei campi di battaglia ucraini ma che aveva già fatto la differenza in conflitti come quelli di Siria, Libia e Nagorno-Karabakh.

I successi raccolti sul campo dal gioiellino dell’industria della difesa turca prodotto dalla società Baykar hanno attirato l’attenzione di decine di nuovi clienti, molti dei quali già entrati in possesso del prezioso sistema d’arma.

Come ricorda Reuters, il ceo di Baykar Haluk Bayraktar, che amministra la società insieme al fratello nonché genero di Erdogan Selcuk, ha dichiarato il mese scorso che l’azienda ha firmato contratti di esportazione con 22 Paesi.

E i Paesi avrebbero potuto essere molti di più se non fosse per le limitate capacità produttive di Baykar, che attualmente è in grado di sfornare non più di 20 modelli al mese. Un problema che ora, vista la montante domanda, Baykar si accinge a risolvere attraverso il suo nuovo stabilimento in Ucraina. I nuovi obiettivi produttivi della società sono ora di raggiungere i 500 droni l’anno.

UN PORTAFOGLIO CLIENTI IN ESPANSIONE PER BAYKAR

La Turchia, che ha usato i droni per conto proprio nelle sue operazioni militari contro i militanti curdi in Siria e in Iraq, aveva già venduto in passato i Bayraktar all’Azerbaigian, all’Ucraina e al Qatar.

Ma a maggio si è aggiunto un cliente molto importante, perché membro della Nato e dell’Unione Europea, la Polonia. In occasione della visita ad Ankara del Presidente polacco Andrzej  Duda, i due Paesi hanno firmato, precisa l’AP, un accordo per la fornitura di 24 Bayraktar, il primo dei quali sarà consegnato però solo il prossimo anno.

A ruota, sottolinea il Middle East Eye, si è aggiunta la Romania, il cui Ministero della Difesa ha chiesto al Parlamento l’approvazione per procedere all’acquisto di 18 Bayraktar TB2.

AFRICA TERRA DI CONQUISTA

Ma è in Africa che Baykar sta facendo affari d’oro. Come evidenzia Military Africa, qui l’azienda ha venduto i Bayraktar ai governi di Togo, Gibuti, Libia, Etiopia, Marocco, Tunisia, Burkina Faso, Nigeria e Niger mentre l’Angola ha espresso il suo interessamento.

ARMA STRATEGICA CONTRO LE MILIZIE IRANIANE

La vendita più clamorosa è stata senz’altro quella destinata agli antichi rivali degli Emirati Arabi Uniti, che questo mese hanno ricevuto 20 Bayraktar nell’ambito di un contratto che prevede la consegna di 120 droni.

Il recente disgelo tra l’UAE e il suo alleato saudita da un lato e la Turchia dall’altro ha innescato tra i primi due Paesi la speranza che Ankara possa essere di aiuto con i sui micidiali droni nella sfida posta ad essi dall’Iran e dai suoi proxy muniti di droni di fabbricazione iraniana.

Entrambe le nazioni del Golfo hanno subito pesanti attacchi con droni in città e impianti petroliferi, nell’ambito di attacchi attribuiti ai ribelli Houthi dello Yemen alleati dell’Iran.

Agli occhi di UAE e Arabia Saudita, l’acquisto dei Bayraktar serve a più che compensare le capacità offensive del nemico. L’Arabia Saudita in particolare, secondo Reuters, ne è talmente convinta da avere espresso al governo turco il desiderio di impiantare sul proprio suolo una fabbrica per i Bayraktar.

IN ASIA CENTRALE

Ma se c’è un esempio di uso efficace dei droni turchi in campo di battaglia, è negli scontri di confine tra Tagikistan e Kirghizistan riaccesisi prepotentemente lo scorso 14 settembre.

Con i Bayraktar TB2 ricevuti nel dicembre 2021 il Kirghizistan ha inflitto durissimi colpi al territorio tagiko colpendo insediamenti, scuole e moschee e causando 41 morti. Come osserva Al Monitor, l’impiego dei Bayraktar ha ampiamente bilanciato la tradizionale superiorità militare tagika.

Per tutta risposta anche il Tagikistan sta cercando adesso di procurarsi i droni. All’inizio di aprile il Ministero della Difesa tagiko e il suo omologo turco hanno firmato un accordo che prevede l’assistenza turca ai confini del Tagikistan. In occasione di quel viaggio in Turchia il ministro tagico visitò gli impianti della Baykar e parlò con i suoi manager.

Ma un contratto per la fornitura dei Bayraktar non si è ancora materializzato perché, almeno secondo Al Monitor, Erdogan è riluttante a irritare il Kirghizistan.

Il Kirghizistan tuttavia non è l’unico Paese dell’Asia centrale munito dei Bayraktar. Il Turkmenistan li ha acquisiti nel dicembre del 2020, mentre Uzbekistan e Kazakistan sono attualmente in fase di colloqui con Baykar.

ESTREMO ORIENTE NUOVA FRONTIERA

È di queste ore la notizia, rilanciata dal sito Eurasian Times, dell’annuncio della Turchia di essere pronta a fornire i Bayraktar al Giappone.

Mentre era in Giappone per presenziare ai funerali dell’ex premier Shinzo Abe, il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato ai reporter di intravvedere promettenti opportunità nell’espansione dei legami di difesa col Giappone, legami che comprenderanno d’ora in poi la fornitura dei droni. Il ministro ha anche rivelato di avere formato accordi bilaterali per la fornitura dei droni con i governi di Malesia e Indonesia.

 

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