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Ue Google Pubblicità

Non solo Microsoft. L’Agenzia italiana cyber patrocina anche Google

Dopo l’alleanza con Microsoft, ora l’Acn (lAgenzia per la cybersicurezza nazionale diretta da Roberto Baldoni) ha dato il proprio patrocinio a un’iniziativa di Google per lo sviluppo di progetti per la cybersicurezza in Italia. Fatti, nomi e approfondimenti

 

Dopo Microsoft, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (Acn) patrocina un altro colosso tecnologico statunitense: Google.

Il 27 febbraio Google ha annunciato un’iniziativa a supporto dello sviluppo di progetti per la cybersicurezza in Italia.

“Con il patrocinio dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – rendo noto la società guidata da Sundar Pichai – siamo felici di annunciare la Google.org Impact Challenge: Tech for Social Good, un invito aperto a organizzazioni non profit, istituzioni accademiche e di ricerca, enti civici e imprese sociali del nostro Paese, che potranno ricevere supporto tecnico e finanziamenti pro bono per progetti incentrati sull’uso della tecnologia per risolvere problemi complessi e contribuire a creare una società digitale più sicura”.

Non è la prima volta che l’Acn, l’autorità nazionale che promuove la realizzazione di azioni comuni volte a garantire la sicurezza e la resilienza cibernetica necessarie allo sviluppo digitale dell’Italia guidata da Roberto Baldoni, collabora con una big tech americana.

Lo scorso mese Microsoft ha comunicato una nuova collaborazione con Acn. In particolare l’Agenzia cyber è entrata nel Microsoft Government Security Program: attraverso questo progetto, la multinazionale condivide alcune informazioni con autorità governative al solo fine di incrementare la sicurezza informatica.

L’autorità nazionale per la sicurezza informatica farà affidamento quindi sul gigante tech americano fondato da Bill Gates per lo sviluppo digitale anche se proprio il suo direttore, Roberto Baldoni, da sempre mette in guardia sull’importanza per il Paese dell’indipendenza tecnologica. “Più si è autonomi dal punto di vista tecnologico e più si possono attuare politiche di sovranità delle informazioni. Purtroppo l’Europa è indietro rispetto a Stati Uniti e Cina e questo crea una situazione di alto rischio tecnologico” dichiarava proprio un anno fa Baldoni, nel corso di una lectio magistralis tenuta alla Scuola Imt Alti Studi di Lucca.

Tutti i dettagli.

COS’È LA GOOGLE.ORG IMPACT CHALLANGE

Le organizzazioni interessate alla Google.org Impact Challenge: potranno inviare la propria candidatura entro il 7 aprile e, se selezionate, potranno ricevere fino a 3 milioni di euro di supporto finanziario, fa sapere il colosso di Mountain View.

Inoltre, potranno ricevere fino a sei mesi di assistenza tecnica pro bono tramite il programma Fellowship di Google.org. I Fellow di Google.org – ingegneri software, product manager, esperti di user experience e altre figure di Google – lavoreranno fianco a fianco con le organizzazioni selezionate per realizzare progetti scalabili e con un impatto duraturo. La proprietà intellettuale frutto del progetto elaborato grazie al supporto di Google.org sarà resa pubblica gratuitamente grazie a una licenza open source, precisa il gigante tech americano.

L’ACN PATROCINA L’INIZIATIVA DI GOOGLE

In virtù del patrocinio e collaborazione con l’Agenzia per la cybersicurezza (Acn), sottolinea ancora la nota di Google, “le organizzazioni potranno avere l’opportunità di rientrare nel programma di sostegno allo sviluppo tecnologico previsto dalla Strategia Nazionale di Cybersicurezza di Acn, in particolare su temi come la sicurezza dei dati e privacy, la gestione delle minacce cibernetiche, la sicurezza del software, delle piattaforme e delle infrastrutture digitali, gli aspetti sociali e di governance connessi”.

IL GRUPPO DI ESPERTI (ANCHE DELLE ISTITUZIONI) CHE ESAMINERÀ LE DOMANDE

Le domande saranno esaminate da Google con il contributo di un gruppo di esperti italiani tra cui Nunzia Ciardi, vice direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; Alberto Barachini, sottosegretario di stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria; Maria Chiara Carrozza, presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali.

DOPO LA COLLABORAZIONE CON MICROSOFT

Dunque l’autorità nazionale per la sicurezza informatica torna a collaborare con i gigante tech a stelle e strisce.

Come ricordato all’inizio, in occasione della visita nel nostro Paese del Presidente di Microsoft, Brad Smith, in un incontro del 9 gennaio con Roberto Baldoni, direttore generale Acn, i due hanno delineato gli obiettivi per garantire la sicurezza di organizzazioni pubbliche e private e promuovere la diffusione di competenze in ambito sicurezza informatica. Proprio l’Acn si occuperà dal prossimo 19 gennaio di qualificare i dati e infrastrutture dei service provider cloud delle Pa.

L’ITALIA RINUNCIA ALL’INDIPENDENZA TECNOLOGICA?

Eppure proprio il numero uno dell’Agenzia Baldoni ha lamentato: “Anziché sviluppare tecnologia europea, abbiamo accentuato le dipendenze dall’estero. Ecco, anche sulle tecnologie digitali è necessario un’inversione di rotta”. E in un’intervista a Startmag ha spiegato che “l’Italia e l’Europa negli ultimi vent’anni hanno aumentato la loro dipendenza tecnologica dall’estero in modo drammatico, si pensi ad esempio ai chip e al cloud dove non esistono competitor europei. La creazione di tecnologie nazionali ed europee passerà per un lungo e doloroso cammino che dovrà sempre di più vedere l’affermarsi di una politica industriale tecnologica europea in un contesto globale e non di politiche industriali nazionali dei singoli Stati membri in perenne competizione”.

Pertanto “la conseguenza che gli attori industriali degli stati membri rimangono di relativa piccola dimensione venendo poi inevitabilmente fagocitati da attori extra-europei di scala mostruosa” evidenziava il direttore dell’Acn a Startmag.

LE BORDATE ANTI-USA DEL GOVERNO MELONI

Senza dimenticare infine, che anche il governo Meloni ha sollevato timori per le implicazioni del Cloud Act statunitense in relazione ai dati ospitati nei quattro data center del Polo strategico nazionale (Psn) per il cloud della Pa.

Tanto che ora l’esecutivo punta sul cloud federato incentrato sulla collaborazione con le società in house qualificate.

“Per il Polo Strategico Nazionale ci sarà discontinuità, coinvolgeremo le migliori in-house pubbliche regionali, le pmi e le Università”, ha annunciato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti. E in nome della sovranità digitale, l’esecutivo fa marcia indietro anche sulla collaborazione con Microsoft, Google e Oracle, sottolinea L’Economia, l’inserto economico del Corriere.

L’infrastruttura del Polo Strategico Nazionale (Psn) sarà realizzata dal consorzio Tim, Leonardo, Cdp Equity e Sogei, con i fondi del Pnrr. A regime, il 75% dei dati delle amministrazioni italiane dovrebbero migrare nel cloud entro il 2026.

Di recente Butti ha sollevato spesso timori per le implicazioni del Cloud Act statunitense in relazione ai dati ospitati nei quattro data center del Psn. Quest’ultimo può consentire alla giustizia o ai servizi di intelligence americani di accedere in alcuni casi ai dati ospitati al di fuori degli Stati Uniti. I mega-big del cloud (Google, Amazon e Microsoft) non sono infatti tagliati fuori dal Polo Strategico nazionale.

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