Innovazione

Non fidatevi troppo di post e commenti social sul dibattito politico. Il consiglio di Rapetto

di

hacker

I “cyber-warriors” sono pronti allo scontro frontale a dispetto dei veri e propri fan il cui fervore lascia spesso a desiderare. L’articolo di Umberto Rapetto

 

“Vade retro social!” dovrebbe essere il monito di questi giorni.

La difficile individuazione della ricetta salva-Italia, in bilico tra equilibristici accordi e corsa alle urne, rischia di essere condizionata dalla presunta manifestazione della volontà popolare che trasuda dalla rete e dalle piattaforme di aggregazione e comunicazione.

Il timore che commenti e post possano manifestare il sentimento nazionale è infondato. E’ fin troppo ovvio che bacheche e profili siano (e di più ogni ora che passa) affollati da utenti pronti a far sentire la propria voce. Il fermento su Facebook, Instagram e Twitter è palpabile nonostante l’immaterialità di quei contesti.

Si è scatenata una turbolenta guerra dell’informazione e le testate nucleari sono piccole frasi, immagini o “like” lanciate qui e là nell’apparente esposizione di opinioni personali e convinzioni politiche. Peccato che le rampe di lancio si siano incrociate e si assista ad un illusorio “fuoco amico” che perturba il già tormentato clima in cui si dovrebbero fare scelte di impatto sul futuro del Paese.

Il miglior sistema per disorientare l’avversario politico è quello di fingersi suo sostenitore, di simulare il disagio per una eventuale alleanza, di dichiarare il disaccordo su una possibile decisione. Nella libera piazza di Internet chiunque può far credere di essere qualunque persona, immedesimarsi in qualsiasi parte o ruolo, esprimersi come nemmeno Giuda avrebbe fatto nell’Orto di Getsemani.

La discussione viene inquinata da professionisti della finzione che – qualunque sia lo schieramento cui dedicano il proprio sforzo – non esitano a dichiararsi fedelissimi della fazione della quale sono in realtà acerrimi nemici. E così si avvia il nubifragio di insulti e imprecazioni per questa o quella ipotesi di accordo o agreement, di minacce e altre “robuste” disincentivazioni a continuare su un determinato percorso, di chiamate alle armi per scongiurare epiloghi non coincidenti con le proprie dichiarate persuasioni.

I seguaci di Tizio accorrono sulla pagina di Sempronio e – mentendo sulla propria appartenenza politica – scrivono di non esser d’accordo e di auspicare un ripensamento. I followers di Sempronio fanno la stessa cosa subissando il profilo di Tizio alla ricerca di analoga revisione dei propositi in fieri.

Partiti e movimenti, almeno quelli meno sprovveduti sul fronte tecnologico, hanno preventivamente piazzato i propri adepti tra gli iscritti a blog, forum, gruppi chiusi e ogni altra diavoleria telematica di incontro/confronto. Dopo una lunga attesa gli opliti della tastiera sono pronti a intorbidire ogni discussione e a vanificare l’opportunità di riscontro che chi deve decidere/scegliere sperava di fare con rapide consultazioni online.

I “cyber-warriors” sono pronti allo scontro frontale a dispetto dei veri e propri fan il cui fervore lascia spesso a desiderare. Al “che ne dite?” del leader di turno sono e saranno i mercenari della controinformazione e l’esito è ragionevolmente scontato.

E’ il “facite ammuina” attribuito alla marineria borbonica. Ma intanto la nave affonda….

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