L’Ai ha problemi assai noti di allucinazioni e il mondo intero potrebbe avere preso un’allucinazione collettiva per l’Ai. E’ questa la paura malcelata di investitori e analisti di fronte quella che appare come la più gigantesca bolla speculativa dei tempi moderni. La vicenda della casa automobilistica statunitense Ford, soltanto l’ultima realtà dalle dimensioni considerevoli costretta a ingranare la retromarcia sui licenziamenti perché, alla prova dei fatti, gli algoritmi con cui sperava di risparmiare sulle buste paga non sono ancora in grado di sostituire gli umani, esemplifica il concetto finora respinto con forza dai colossi del settore che anzi rinfocolano lo storytelling di Intelligenze artificiali da “arginare” perché troppo potenti e dunque pericolose. Ma secondo quanto trapela dall’ultimo town hall di Meta, non tutti sarebbero concordi o comunque non tutti allo stato attuale avrebbero algoritmi geniali in tasca.
LA CORSA DI META E’ UNA RINCORSA?
Secondo quanto riferito da Reuters, che ha avuto modo di ascoltare le registrazioni di una delle ultime assemblee interne, il fondatore di Menlo Park avrebbe ammesso che lo sviluppo degli agenti AI non starebbe procedendo con la velocità che le ingenti risorse allocate da Zuckerberg avrebbero dovuto garantire.
Le sterzate di Meta in merito sono ben note anche perché sono state parecchio criticate: all’inizio dell’anno ha ridotto il proprio organico di circa 8.000 dipendenti, pari a circa il 10% della forza lavoro aziendale (e i tagli sono continuati nelle scorse settimane) riallocando contestualmente 7.000 lavoratori presso team dedicati all’AI, inclusa una divisione specializzata nello sviluppo e nell’integrazione degli agenti.
Resosi conto del ritardo nell’apprendimento degli algoritmi, Zuckerberg nell’ultimo periodo ha anche iniziato a tracciare digitalmente il lavoro dei propri dipendenti in carne e ossa così da avere una scorta di dati sufficiente per l’addestramento dell’Intelligenza artificiale. Altra mossa che non è piaciuta ai lavoratori, che si sono sentiti spiati, e che ha avuto ampia eco mediatica.
Contestualmente, ha promesso investimenti monstre negli Usa a Donald Trump per non scontentare il volubile presidente americano (oltre 600 miliardi di dollari) e dato fondo al budget per accaparrarsi i cervelli migliori in circolazione in fatto di sviluppo di Ai, le cui quotazioni sul mercato del lavoro sono ovviamente schizzate alle stelle.
META AFFITTA LE GPU SUPERFLUE
E’ in questo contesto che le ammissioni di Zuckerberg assumono il peso di macigni dato che lasciano intendere che, nonostante la corsa dissennata, Meta starebbe mancando gli ambiziosi obiettivi che s’era posta (e dunque realtà come Anthropic e OpenAi veleggerebbero ormai lontane). Secondo il resoconto dell’agenzia di stampa, la dirigenza della Big Tech americana avrebbe fatto parziale “mea culpa” sul processo di ristrutturazione che s’è reso necessario per fare cassa mentre s’è data ancora un trimestre di tempo per vedere se gli obiettivi siano ancora raggiungibili o meno.
Pubblicamente Mark Zuckerberg ha annunciato invece l’avvio del programma Meta Compute finalizzato a mettere a disposizione di clienti esterni (ovviamente paganti) la capacità di calcolo AI inutilizzata – a quanto emerge adesso perché non si sono raggiunti i predetti target – per provare a ripagare le Gpu acquistate con eccessivo slancio e ottimismo. Meta non è nemmeno la prima e la sola realtà a muoversi in tal senso: pure SpaceX, che ha al suo interno xAI (entrambe di Elon Musk), ha affittato la capacità in eccesso di calcolo ad aziende come Anthropic dei fratelli Amodei. E questo permette di intuire che nello sviluppo degli agenti Ai potrebbero essere tante le realtà ad aver compiuto il proverbiale passo più lungo della gamba.



