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Meta

Tutte le confusioni di Meta fra Apple, dati e regole Ue

Secondo il Wsj, Meta vuole collaborare con Apple sull'intelligenza artificiale. Entrambe le società hanno problemi con le autorità di regolazione europee. Eppure Nick Clegg - già vice-primo ministro britannico e oggi capo degli Affari globali di Meta - loda l'approccio del Vecchio continente.

Meta Platforms, la società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, ha discusso l’avvio di una collaborazione sull’intelligenza artificiale con Apple.

Stando a quanto rivelato dal Wall Street Journal, infatti, Meta potrebbe integrare il suo modello di intelligenza artificiale generativa nel nuovo sistema di intelligenza artificiale degli iPhone.

APPLE APRIRÀ LA SUA FORTEZZA TECNOLOGICA?

Nonostante sia famosa per l’ecosistema chiuso – il cosiddetto approccio walled garden, basato su una forte interconnessione tra i propri hardware e software e su un altrettanto forte limitazione alle possibilità di contatto con i dispositivi e i programmi di altri aziende -, Apple pare intenzionata a inserire nei suoi smartphone le funzionalità di intelligenza artificiale di società terze, come Google o Anthropic e Perplexity, due startup statunitensi. In cambio dell’accesso alla tecnologia, Apple offre a queste aziende un’ampia distribuzione dei loro sistemi.

Reuters scrive che Apple potrebbe intraprendere delle collaborazioni sull’intelligenza artificiale anche con società situate in regioni diverse, ad esempio in Cina.

LA PRIVACY AL CENTRO

Una decina di giorni fa Apple ha presentato il suo sistema basato sull’intelligenza artificiale, composto da funzionalità per la generazione immagini, la correzione di testi e l’assistenza virtuale. Il sistema si chiama Apple Intelligence, prevede l’accesso a ChatGPT e dovrebbe permettere alla società di recuperare il divario tecnologico – quantomeno percepito – con Google e Microsoft, che già da tempo hanno elaborato delle strategie sull’intelligenza artificiale.

Rispetto alle altre Big Tech statunitensi, Apple promette un approccio all’intelligenza artificiale basato su una maggiore attenzione alla privacy degli utenti.

LE TENSIONI CON L’UNIONE EUROPEA

Pochi giorni fa Apple ha fatto sapere che posticiperà il lancio di alcune funzionalità di Apple Intelligence nell’Unione europea per via delle incertezze regolatorie legate al Digital Markets Act: si tratta della legge per la promozione della concorrenza sui mercati digitali che, tra le altre cose, impone alle Big Tech di non privilegiare i propri servizi sulle loro piattaforme rispetto a quelli delle altre aziende. Apple difende l’esclusività dei suoi prodotti, sostenendo che garantisca una protezione elevata ai dati personali degli utenti, ma talvolta viene accusata di limitare la concorrenza.

“Temiamo”, ha dichiarato Apple in merito al posticipo dei servizi di Apple Intelligence in Europa, “che i requisiti di interoperabilità del DMA possano costringerci a compromettere l’integrità dei nostri prodotti in modi che mettono a rischio la privacy degli utenti e la sicurezza dei dati”.

NICK CLEGG DI META LODA L’APPROCCIO EUROPEO, MA…

Mentre Apple si scontra con la regolazione europea, Meta – che proprio con Apple vorrebbe collaborare, e proprio sull’intelligenza artificiale – loda l’approccio normativo del Vecchio continente.

Intervistato dal Corriere della Sera, Nick Clegg – presidente degli Affari globali di Meta ed ex-vice primo ministro del Regno Unito, di orientamento liberaldemocratico – ha detto che è “importante” che i modelli di intelligenza artificiale vengano addestrati su dati europei, “altrimenti gli europei useranno AI americane e non culturalmente, linguisticamente e geograficamente specifiche per l’Europa”. “Da europeo”, ha aggiunto Clegg, “non voglio che i miei figli utilizzino Intelligenze artificiali addestrate su dati della California o dell’Iowa, ma su dati rilevanti per la mia cultura”.

Nonostante le lodi di Clegg, anche Meta – come Apple – ha difficoltà a realizzare in Europa i suoi piani tecnologici. Il 14 giugno la società ha comunicato la sospensione del lancio dei propri sistemi di intelligenza artificiale nel Vecchio continente per contrasti legati all’utilizzo dei contenuti condivisi su Facebook e Instagram come “materia prima” per l’addestramento dei modelli linguistici.

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