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L’ultimatum di Musk a Twitter

Elon Musk Twitter

Elon Musk ha affermato che l’accordo su Twitter non può avvenire fino a quando la controversia sugli account bot non sarà risolta. Fatti, numeri e commenti

 

Nuova puntata nella saga Elon Musk alla conquista di Twitter.

Il patron di Tesla e SpaceX Musk ha affermato in un tweet che procederà con l’acquisizione di Twitter da 44 miliardi di dollari solo se il gigante dei social media dimostrerà che meno del 5% dei suoi utenti sono bot.

Musk sta portando avanti una negoziazione pubblica per Twitter tweet-by-tweet per usare le parole del New York Times.

E al social network non resta che replicare. Twitter “è impegnata a completare” la transazione da 44 miliardi di dollari con Elon Musk “al prezzo e alle condizioni concordate” ha scritto la società in una nota. Twitter ricorda che il prezzo dell’acquisizione, che dovrà essere approvata dai soci, è di 54,2 dollari ad azione.

Venerdì Musk ha pubblicamente fatto marcia indietro sulla sua offerta pubblica di acquisto iniziale di 44 miliardi di dollari, quando ha twittato che l’accordo era “temporaneamente sospeso”, mentre cercava maggiori dettagli sugli account di spam della piattaforma.

Il suo ultimo tweet è arrivato poche ore dopo che il capo di Tesla ha riconosciuto a un evento che un prezzo più basso “non era fuori questione”, aggiungendo ai timori di Wall Street che sta riconsiderando la sua offerta per l’azienda.

Le azioni di Twitter sono scese dell’8% lunedì per chiudere a 37,39 dollari. Il prezzo è decisamente inferiore ai 54,20 dollari per azione che Musk ha accettato di pagare il mese scorso per acquistare la società di social media.

Alla luce di ciò gli analisti ritengono infatti che Musk stia utilizzando le accuse secondo cui la base di utenti di Twitter ha più bot di quanto la società afferma per ritirarsi dall’accordo o negoziare un prezzo al ribasso, soprattutto ora che il prezzo delle azioni di Twitter è crollato in mezzo a una più ampia flessione del mercato.

L’ULTIMA MOSSA DI MUSK

“La mia offerta era basata sul fatto che i depositi di Twitter alla Sec fossero accurati. Ieri il ceo di Twitter ha pubblicamente rifiutato di provare che” gli account ‘fake’ o ‘spam” fossero “inferiori al 5%”.

“Questa operazione non può andare avanti fino a quando non lo farà”. Lo scrive Elon Musk su Twitter. Secondo il fondatore di Tesla i profili falsi “potrebbero essere molto più alti” del 20%, che già rappresenta “quattro volte” quelli indicati da Twitter. Ha affermato di ritenere che almeno il 20% degli account sulla rete fossero falsi e che la percentuale potrebbe arrivare fino al 90%.

“Mi sembra che Twitter dovrebbe apprezzare una validazione esterna se le sue affermazioni sono vere”.

LA REPLICA DI TWITTER

Twitter “è impegnata a completare la transazione al prezzo e alle condizioni stabilite appena possibile”, ha replicato il social media nella nota con cui informa il mercato di aver depositato alla Sec, la Consob americana, il proxy statement, un documento informativo per gli azionisti che – sottolinea Twitter – “contiene importanti informazioni incluso il background e le ragioni della transazione di Twitter con Musk”.

IL BOTTA E RISPOSTA TRA MUSK E IL CEO DI TWITTER

Inoltre, ieri anche il ceo di Twitter Parag Agrawal ha scritto un lungo thread su Twitter difendendo la politica di spam dell’azienda e spiegando come affronta il problema. Agrawal ha scritto: “Non crediamo che questa stima specifica possa essere eseguita esternamente, data la necessità critica di utilizzare sia le informazioni pubbliche che quelle private (che non possiamo condividere).”

Ha aggiunto che “i margini di errore sulle nostre stime ci danno fiducia nelle nostre dichiarazioni pubbliche ogni trimestre”. Prima Musk ha risposto con un’emoji inequivocabile. Dopodiché, in un secondo tweet, ha scritto: “Allora come fanno gli inserzionisti a sapere cosa ottengono per i loro soldi? Questo è fondamentale per la salute finanziaria di Twitter”.

Secondo Axios, la narrativa dello spam sembra essere uno stratagemma per ritirarsi dall’accordo o cambiarne i termini. “Musk avrebbe potuto richiedere un controllo degli account dell’azienda e delle politiche antispam mentre svolgeva la sua due diligence sull’accordo, come un normale investitore. Suggerire che i documenti della società siano imprecisi implica che Musk pensi che i dirigenti stiano mentendo alla SEC, un’accusa seria. Se non fosse Musk, tutto questo sarebbe scioccante” conclude Axios.

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