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Leonardo, Eni e non solo lavorano alla rete italiana di supercomputer

Supercomputer

Dotare l’Italia di una rete di supercomputer: è il progetto del consorzio guidato dall’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, con Cineca e Iit-Istituto italiano di tecnologia insieme ad Eni e Leonardo in prima fila

 

Una federazione italiana per mettere in rete i supercomputer Marconi, Leonardo, Hpc5, davinci-1 e Franklin.

È il progetto del consorzio guidato dall’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare, con Cineca e Iit-Istituto italiano di tecnologia ed Eni e Leonardo in prima fila.

Come spiega il Sole 24 Ore, “la cordata, che comprende centri di ricerca, tra cui appunto Infn che ne è capofila, e 15 grandi partner industriali (tra i quali figurano anche Autostrade, Fs, Engineering, ThalesAlenia, Fincantieri, Terna, Sogei, Humanitas, Upmc, Fiu, Ifab, Intesa Sanpaolo e Unipol Sai) ha depositato la proposta, rispondendo a un bando del ministero dell’Università e ricerca in ambito Pnrr. Bando che è relativo alla creazione di cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera in ambito “digitale” che afferiscono ai settori mobilità, agritech, medicina, biodiversità e supercalcolo”.

“In rete, oltre ai supercomputer nominati ci saranno le macchine dei centri nazionali di Infn, spiega Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, e quelle di altri data center in tutto il Paese: nel complesso una ventina” sottolinea il quotidiano confindustriale.

Tutti i dettagli.

IL PROGETTO DEL CENTRO NAZIONALE PER HPC, BIG DATA E QUANTUM COMPUTING

“Abbiamo presentato al Mur, nell’ambito del Pnrr, un ambizioso progetto per la costruzione di un Centro Nazionale per HPC ( High performance computing), Big Data e Quantum Computing. L’obiettivo è dotare il nostro Paese di una grande infrastruttura per supercalcolo, intelligenza artificiale e Big Data. Il progetto, di cui l’Infn è capofila, coinvolge 25 università italiane, 9 istituzioni di ricerca pubblica, 15 partner privati e mira a realizzare il grande Centro Nazionale presso il Tecnopolo di Bologna,  annunciava su Twitter il presidente dell’Infn Zoccoli a febbraio.

LE RISORSE

Le risorse previste dal Pnrr per il comparto sono tra i 300 e i 400 milioni di euro.

“Dei circa 400 milioni che, dal Pnrr, potranno arrivare al progetto «almeno un 10%, cioè 40 milioni – spiega Zoccoli al Sole 24 Ore – sarà dedicato ai progetti da sviluppare insieme ai soggetti dell’industria che partecipano al Centro. Altri 40 saranno invece assegnati con call verso l’esterno, indirizzate sia a enti di ricerca e università che ad altri soggetti industriali. Le Pmi potranno essere incluse grazie alla Fondazione Ifab, che è membro del Centro e farà da ponte per loro. Insomma, questa rete, che nasce per la ricerca, fornirà servizi anche alle aziende. E ogni impresa avrà le sue risorse, che potrà mettere a disposizione o meno, a seconda di quali siano le sue politiche in questo campo. È una sfida: se riusciremo a far funzionare tutto, collocheremo l’Italia in una posizione di leadership» nel campo dell’utilizzo di supercomputer e big data”.

LA SEDE PRESSO IL TECNOPOLO DI BOLOGNA

Quindi la sede scelta per ospitare il Centro nazionale per Hpc è il Tecnopolo di Bologna (in fase avanzata di realizzazione). Quest’ultimo ospiterà sia il Data center del Centro meteo europeo sia il nuovo supercomputer Leonardo, gestito da Cineca (Consorzio interuniversitario per la ricerca) e Infn.

LA RETE NAZIONALE DI SUPERCOMPUTER

Al centro del progetto dunque ci sarà la la realizzazione di una rete nazionale di supercomputer, “in grado di rappresentare l’infrastruttura su cui poggiare la totalità dei servizi digitali italiani, dai big data fino al quantum computing e al cloud, su cui ha una particolare specializzazione Leonardo” sottolinea il quotidiano confindustriale.

«Abbiamo intenzione di creare una federazione, a livello nazionale, tra le macchine di super calcolo, in modo da poterle utilizzare insieme in caso di emergenze» aveva raccontato sempre al Sole 24 Ore Carlo Cavazzoni, responsabile del Leonardo Lab dedicato all’HPC (High Performance Computing) lo scorso dicembre.

«In questo modo – ha aggiunto il responsabile responsabile High performance computing -, ci sarà la possibilità di disporre di tutta la potenza di calcolo esistente sul territorio nazionale. Grazie alle tecnologie software, legate al cloud computing, in linea di principio sarà possibile federare le macchine, ad esempio, di Cineca, di Eni e di Leonardo e far loro eseguire delle applicazioni che andranno a rispondere a crisi sistemiche».

Per questo, saranno messi in connessione tra loro per gestire eventi particolarmente gravi «come possono essere le pandemie – aveva spiegato ancora Cavazzoni di Leonardo, nell’ottica di cercare una potenziale cura, o altro, come attacchi hacker alle infrastrutture digitali strategiche».

QUALI SONO I SUPERCOMPUTER ITALIANI

Infine, la potenzia di calcolo iniziale sarà già straordinaria: “300 petaflop, dove un petflop corrisponde a un milione di miliardi di operazioni al secondo” evidenzia il Sole.

La federazione di supercomputer ricomprenderà il Marconi (25 petaflop) e Leonardo (250 petaflop) del Cineca; il Leonardo, cofinanziato dal governo italiano e dall’Ue, frutto del progetto Europ Hpc; gli Hpc4 e Hpc5 (50 petaflop) di Eni; il Franklin (2 petaflop) dell’Iit-Istituto italiano di tecnologia e il davinci-1 (5 petaflop, con architettura cloud per tutta la capacità in evoluzione) di Leonardo.

Il nuovo supercomputer di Leonardo, installato nella Torre Fiumara di Genova, con una batteria di oltre 100 unità di supercalcolo, per una potenza complessiva superiore a 5PFlops – 5 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo, forte di una rete ad alte prestazioni e un sistema di archiviazione realizzato da DDN, è dotato delle più recenti tecnologie hardware e software, per una capacità di memorizzazione dell’ordine dei 20Pbyte (20 milioni di Gigabyte).

L’azienda di Piazza Monte Grappa ha investito nel supercomputer 8 milioni di euro. Inoltre, da-vinci si è già aggiudicato una menzione d’onore tra i 100 supercomputer del pianeta.

L’OBIETTIVO

Infine, “Il Centro nazionale si focalizzerà — spiega il Sole 24 Ore — , da una parte, sul mantenimento e sul potenziamento delle infrastrutture Hpc, dall’altra sullo sviluppo di metodi e applicazioni numeriche avanzati e di strumenti software, per uno sfruttamento capillare delle potenzialità del digitale nella ricerca ma anche in ambito industriale e per l’evoluzione dei servizi ai cittadini, a partire da salute e mobilità. Le aree di applicazione, infatti, vanno dal clima alla salvaguardia del territorio e allo spazio, dall’ingegneria alla scienza dei materiali, dai laboratori alla medicina di precisione, dalla mobilità evoluta alle smart city”.

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