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Leonardo, Eni e non solo. Ecco il piano italiano sui supercomputer

Federazione Di Supercomputer Di Genova

Supercomputer. «Abbiamo intenzione di creare una federazione, a livello nazionale, tra le macchine di super calcolo, in modo da poterle utilizzare insieme in caso di emergenze», ha detto Carlo Cavazzoni del gruppo Leonardo

Una federazione di cervelloni elettronici o, per usare il termine con cui li si indica ultimamente, supercomputer. È il progetto cui sta lavorando Leonardo, raccontato da Carlo Cavazzoni, responsabile del Leonardo Lab dedicato all’HPC (High Performance Computing): «Abbiamo intenzione – ha detto – di creare una federazione, a livello nazionale, tra le macchine di super calcolo, in modo da poterle utilizzare insieme in caso di emergenze».

UNA FEDERAZIONE DI SUPERCOMPUTER PER GESTIRE LE CRISI

Se già un supercomputer da solo è incredibilmente potente, la federazione di supercomputer potrebbe sprigionare una potenza di calcolo inimmaginabile. In pratica, è come se ogni singolo cervellone elettronico diventasse una sinapsi di un cervello ancora più intelligente. Per questo, saranno messi in connessione tra loro per gestire eventi particolarmente gravi «come possono essere le pandemie – ha spiegato ancora Cavazzoni di Leonardo, si legge sul Sole 24 Ore -, nell’ottica di cercare una potenziale cura, o altro, come attacchi hacker alle infrastrutture digitali strategiche».

«In questo modo – ha aggiunto il responsabile responsabile High performance computing -, ci sarà la possibilità di disporre di tutta la potenza di calcolo esistente sul territorio nazionale. Grazie alle tecnologie software, legate al cloud computing, in linea di principio sarà possibile federare le macchine, ad esempio, di Cineca, di Eni e di Leonardo e far loro eseguire delle applicazioni che andranno a rispondere a crisi sistemiche».

DA GENOVA A BOLOGNA, PASSANDO PER PAVIA

La federazione di supercomputer ricomprenderà il Marconi a Bologna, del Cineca, il venturo Leonardo, cofinanziato dal governo italiano e dall’Ue, frutto del progetto Europ Hpc, i Hpc4 e Hpc5 di Eni, a Pavia e il Franklin di Genova. Ma, sempre a Genova, c’è soprattutto il Davinci-1. Con una batteria di oltre 100 unità di supercalcolo, per una potenza complessiva superiore a 5PFlops – 5 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo –, forte di una rete ad alte prestazioni e un sistema di archiviazione realizzato da DDN, dotato delle più recenti tecnologie hardware e software, per una capacità di memorizzazione dell’ordine dei 20Pbyte (20 milioni di Gigabyte) il nuovo supercomputer di Leonardo, installato nella Torre Fiumara di Genova, benché ancora da accendere, si è già aggiudicato una menzione d’onore tra i 100 supercomputer del pianeta.

Sarà fiore all’occhiello di quell’Italia 4.0 che ora è urgente più che mai costruire per risollevarsi dalla pandemia. Per la precisione, davinci-1 è stato inserito tra i primi 100 supercomputer al mondo, secondo la classifica TOP 500 e sul podio del settore A&D (Aerospazio & Difesa). Con tutta questa mostruosa potenza di calcolo, cosa si possa fare con una federazione di supercomputer, al momento, è perfino difficile da immaginare.

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