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Perché condivido la manovra di Leonardo su Drs. L’analisi di Camporini

Tempest

Drs è una solida realtà industriale con tecnologie di assoluta avanguardia. E’ ragionevole che Leonardo, vista l’impossibilità di sinergie tecnologiche, voglia estrarne il massimo potenziale finanziario, pur garantendosi il flusso di dividendi. La decisione mostra pure le difficoltà di una reale cooperazione transatlantica. L’analisi del generale Vincenzo Camporini

 

Nella primavera del 2003 ebbi un colloquio con il ceo di Thales, come era stata ridenominata tre anni prima Thomson CSF. Uno dei temi affrontati fu la cooperazione transatlantica, con particolare riferimento alle iniziative industriali congiunte nel settore della difesa. Nel 2001 Thales aveva creato una joint venture con Raytheon per sistemi militari di comunicazione e comando e controllo. Alla mia domanda su come andasse la cooperazione, la risposta fu che dal punto di vista finanziario i risultati erano ottimi, con significative plusvalenze, mentre molto deludenti erano quelli in tema di cooperazione tecnologica ed industriale: venne citato il caso di un sistema prodotto da Thales in Europa e riadattato per il mercato Usa; l’amministrazione americana negò l’autorizzazione alla riesportazione in Europa del sistema aggiornato, con motivazioni riferite alla sicurezza nazionale: cooperazione sì, ma a senso unico.

Questo episodio può aiutare a capire ciò che sta accadendo nella questione Leonardo/Drs.

La ditta statunitense Drs venne acquisita tramite un’OPA sul New York Stock Exchange nel 2008 a un costo (diretto più debito) di circa 3,6 miliardi di euro. Lo scopo era di acquisire un’importante testa di ponte negli Usa, in modo da essere presente sul mercato americano come impresa americana (usufruendo quindi dei vantaggi del ‘Buy American Act’) e aprire un canale di osmosi tecnologica da cui avrebbero potuto trarre giovamento tutte le componenti del Gruppo.

Entrambi gli obiettivi vennero mancati: Drs continuò ad essere un fornitore dell’amministrazione Usa, ma senza aprire spiragli ad una penetrazione da parte di altre società Finmeccanica, penetrazione che è accaduta talvolta, come nel caso elicotteristico, per altri canali ed in virtù dell’indiscutibile eccellenza del prodotto.

Per lo scambio di tecnologie, poi, si è ripetuto lo scenario Thales, in forma ancora più radicale, con il sostanziale divieto a personale non statunitense ad avere accesso alle attività operative di Drs, di cui Finmeccanica restava la proprietaria, ma tenuta fuori dalla porta, pur godendo, o subendo, a seconda delle circostanze, delle sue performance finanziarie, sovente nel passato al di sotto delle aspettative.

La storia della cooperazione transatlantica nel settore dell’industria della difesa non è certo una storia di successi: negli anni ’70 e ’80 la parola d’ordine era la “two way street”, ma la realtà dava fin troppa evidenza al fatto che i flussi erano ben lungi dall’essere simmetrici, con gli europei troppo spesso ridotti al livello di fornitori di secondo o terzo livello.

Emblematica l’odissea del sistema AGS (Alliance Ground Survellillance) Nato, inizialmente concepito nel 1992 per sviluppare congiuntamente una capacità di sorveglianza e intelligence con mezzi aerei, che doveva integrare sistemi con e senza pilota a bordo progettati e prodotti congiuntamente da industrie sulle due sponde dell’Atlantico.

Il programma si trascinò stancamente per anni, tormentato da insolubili questioni sulla trasferibilità delle tecnologie, con le più svariate proposte in termini architetturali, per sfociare poi nell’acquisizione da parte dell’Alleanza del sistema Global Hawk, prodotto da Grumman ed un ruolo meno che marginale da parte delle industrie europee.

In questo clima, che non sembra suscettibile di sostanziali evoluzioni, la decisione di Leonardo appare ben giustificata: Drs è una solida realtà industriale, proprietaria di tecnologie di assoluta avanguardia e costituisce un’ottima opportunità di investimento.

È pertanto ragionevole che il proprietario, constatata l’impossibilità di qualsiasi sinergia tecnologica, voglia estrarne il massimo potenziale finanziario, pur mantenendo una solida maggioranza che garantisce un adeguato flusso di dividendi; una decisione di assoluta convenienza, ma che dà ulteriore evidenza delle difficoltà di una reale cooperazione transatlantica e quindi della necessità di concentrarsi sulla cooperazione intraeuropea.

Su questa strada bisogna insistere, rimuovendo gli ostacoli creati da gretti nazionalismi che, se possono apparire allettanti nel brevissimo termine, costituiscono un imperdonabile errore strategico.

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