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Le tv europee temono che l’AI prenda in mano il telecomando?

C'era un tempo la casalinga di Voghera che, secondo lo stereotipo, avrebbe votato ciò che le suggeriva la TV: oggi le emittenti europee ritengono che i consumatori vengano invece indirizzati nella fruizione quotidiana dei contenuti dagli assistenti virtuali e dai sistemi operativi dei loro televisori. E chiedono all'Europa di porre argini normativi

Nel Vecchio continente sta andando in onda una battaglia tra il vecchio modo di fare TV e quello nuovo (i cui attori sono tutti extra Ue). Una battaglia che ha spinto le emittenti presenti nei 27 Paesi membri a prendere carta e penna invocando l’aiuto del decisore politico contro smart TV e assistenti digitali per pareggiare nuovamente una situazione che, a detta loro, li svantaggerebbe.

GLI ASSISTENTI DIGITALI E LE SMART TV HANNO IN MANO IL TELECOMANDO?

Secondo quanto riportato da Reuters, l’appello sarebbe stato inoltrato alla vicepresidente esecutiva della Commissione, Teresa Ribera, per ottenere nei riguardi delle Big Tech estere la designazione formale come “gatekeeper” ai sensi del famigerato (per le realtà extra Ue che puntualmente restano impigliate nelle sue maglie) Digital Markets Act.

Di fatto gli attori europei – riuniti sotto i vessilli dell’Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe, dell’European Broadcasting Union e dell’Association of European Radios – sostengono che smart TV e assistenti digitali suggeriscano agli utenti cosa guardare in televisione, favorendo determinati contenuti (quelli in streaming) e sfavorendo quelli che passano nel vecchio modo di fare televisione.

LA CASALINGA DI VOGHERA 2.0 SI LASCIA PERSUADERE DA ALEXA?

Una persuasione silenziosa mirata a privilegiare i propri servizi, trattenere gli utenti all’interno del proprio ecosistema e rendere più difficile il passaggio da un’app all’altra, sia dal punto di vista tecnico sia contrattuale.

Nel mirino delle emittenti europee quindi non solo le smart TV che coi loro sistemi operativi e menu indirizzerebbero le scelte, ma anche gli assistenti virtuali come Alexa e Siri. Inoltre si ricorda che pure OpenAI è entrata nel settore lo scorso anno con una funzionalità beta chiamata Tasks per il suo algoritmo basato sull’intelligenza artificiale ChatGpt.

Insomma, per riesumare l’immagine usata da Alberto Arbasino della proverbiale “casalinga di Voghera” un tempo obnubilata da quiz e telenovele oggi l’utente medio sarebbe in balia degli algoritmi dei sistemi operativi e delle Intelligenze artificiali.

QUALCHE NUMERO SULL’EVOLUZIONE DELLE TV EUROPEE

Le vecchie emittenti TV europee, sapendo che il Dma comunitario opera solo quando la concentrazione di un servizio è alta — 45 milioni di utenti attivi mensili e 75 miliardi di euro di capitalizzazione —, portano a supporto della propria lamentela questi numeri:  Android TV sarebbe passato dal 16% al 23% di quota tra il 2019 e il 2024, Fire OS dal 5% al 12%, mentre Tizen OS di Samsung avrebbe raggiunto il 24%.

Per le emittenti del Vecchio continente l’assenza di una designazione come gatekeeper oltre a provocare un vuoto regolatorio alimenterebbe il rischio che, nel crescente mercato dell’Intelligenza artificiale, gli assistenti AI di matrice di solito extra Ue (i competitor interni sono del tutto assenti) si ritrovino ad assumere un ruolo dominante restando a briglia sciolta, ovvero senza essere soggetti agli obblighi del Dma.

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