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Google Microsoft

Le novità sull’eterna guerra tra Google e Microsoft

Una rivalità mai sopita quella tra Google e Microsoft. La prima è stata portata in tribunale dal governo Usa con l'accusa di aver violato le norme antitrust - anche dietro pagamenti illegali ad aziende come Apple e Samsung per mantenere il monopolio nella ricerca online - e la seconda ha avuto l’occasione di rivangare vecchie questioni ma anche nuove sulla competizione nella corsa all’IA. Tutti i dettagli

 

Con Google non c’è competizione. Ad affermarlo è Satya Nadella, Ceo di Microsoft, che ieri ha testimoniato in un’aula di tribunale a Washington DC nel processo antitrust statunitense contro il gigante di Mountain View guidato da Sundar Pichai.

Google è accusata di abuso di posizione dominante, che sarebbe stata garantita da accordi con Apple, ma anche con altri produttori di telefoni, a cui sarebbero stati pagati illegalmente miliardi di dollari per preservare il monopolio.

L’ACCUSA DI MONOPOLIO A GOOGLE

Ad avviare la causa contro Google era stato il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sotto la presidenza del repubblicano Donald Trump, ma anche il suo successore, il democratico Joe Biden, la sta portando avanti con determinazione.

L’accusa mossa nei confronti di Google è di aver consolidato illegalmente il suo monopolio nella ricerca online pagando per essere il motore di ricerca predefinito su browser come Safari di Apple e Firefox di Mozilla, oltre che sulla schermata iniziale degli smartphone. Questo fa di Google il nemico numero uno della concorrenza perché grazie alla pubblicità aumenta notevolmente i suoi profitti.

“Per quanto riguarda il contratto più importante – afferma il Washington Post -, la società finanziaria Sanford Bernstein stima che Google pagherà ad Apple dai 18 ai 19 miliardi di dollari quest’anno per lo stato di default degli iPhone e di altri prodotti Apple”.

LA DIFESA DI GOOGLE

Dal canto suo, Google, che avrà la possibilità di esporre la propria difesa e di chiamare i propri testimoni a partire dalla fine di ottobre, ha finora dichiarato che “le posizioni predefinite non sono eccessivamente potenti e che gli utenti possono passare a un nuovo motore di ricerca se lo desiderano”.

Inoltre, ha sempre sostenuto di essere “il motore di ricerca predefinito su molti prodotti, nonché il motore di ricerca preferito dalla maggior parte degli utenti, perché è semplicemente un prodotto superiore”.

LA TESTIMONIANZA DI SATELLA (MICROSOFT)…

Testimoniando nel più importante caso di antitrust degli ultimi 20 anni negli Stati Uniti – l’ultima volta era toccato a Microsoft rispondere dell’accusa di aver mantenuto illegalmente un monopolio imponendo ai produttori di pc l’utilizzo del suo browser Internet Explorer e di altre applicazioni come requisito per l’esecuzione del suo sistema operativo Windows – Nadella ha semplicemente affermato che “il potere online di Google è così onnipresente che persino la sua azienda ha difficoltà a competere”. Nonostante abbia un valore di 2,4 trilioni di dollari.

Bing di Microsoft sta cercando dal 2009 di conquistare quote di mercato contro Google, ma Nadella ha dichiarato che non potrà mai competere con il colosso dei motori di ricerca, soprattutto a causa degli accordi con Apple. “Potete chiamarlo popolare, ma per me è dominante”, ha detto durante il processo. E “oligopolistico”, in particolare, l’accordo con il produttore di iPhone.

Ma anche nel caso di smartphone diversi: “Senza Google Play, un telefono Android è un mattone – ha aggiunto -. Questo è il genere di cose che è impossibile superare”.

…E LA PREOCCUPAZIONE DI RIMANERE INDIETRO NELLA CORSA ALL’IA

Dopo oltre due decenni di scontri per ottenere il primato nella ricerca online, nel mobile computing, nella navigazione web e nel cloud computing, i due giganti ora combattono per una nuova sfida.

Nel corso della testimonianza infatti il Ceo di Microsoft ha anche detto che i giganti tecnologici sono in competizione per ottenere grandi quantità di contenuti necessari per addestrare l’intelligenza artificiale (IA) e si è lamentato del fatto che Google stia stringendo accordi costosi ed esclusivi con gli editori.

“Nonostante il mio entusiasmo per la nuova prospettiva dell’IA, mi preoccupa molto il fatto che questo circolo vizioso in cui sono intrappolato possa diventare ancora più vizioso”, ha dichiarato Nadella.

Finora Microsoft ha investito 13 miliardi di dollari in OpenAI, il creatore del chatbot ChatGPT, che ora può utilizzare Bing come ricerca predefinita. Google ha invece lanciato il proprio chatbot Bard.

LE IMPLICAZIONI DEL PROCESSO

Il processo contro Google, secondo il New York Times, viene seguito con attenzione come un referendum sulla capacità del governo di rallentare le più grandi aziende della Silicon Valley. Una vittoria di Google, infatti, sarebbe un duro colpi per le autorità di regolamentazione che sostengono che i giganti tecnologici hanno un’influenza eccessiva su clienti, partner e start-up concorrenti.

Ma una sua sconfitta, per il Washington Post, farebbe invece di Microsoft uno dei principali potenziali beneficiari dato che Google domina il 90% delle ricerche online.

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