Innovazione

Le Biotecnologie valgono 9,4 miliardi. Ma serve una strategia di sviluppo

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Il settore delle biotecnologie vanta prospettive di crescita a doppia cifra nei prossimi anni, ma servono investimenti e una regia centrale che guidi lo sviluppo

Quasi 500 imprese attive, oltre 9 mila addetti e 9,4 miliardi di fatturato: sono questi gli ottimi numeri registrati dal settore biotecnologie in Italia. Un comparto in pieno sviluppo e ad elevata intensità di innovazione: ad evidenziarlo è il Rapporto 2016 “Le imprese di biotecnologie in Italia – Facts&Figures”,realizzato da Assobiotec, Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, in collaborazione con ENEA. Il fatturato, che oggi supera i 9,4 miliardi di euro, è destinato ad aumentare: le previsioni indicano un +12,8% al 2017 e un +18,1%  al 2019.

I dati mostrano come “l’industria biotecnologica in Italia rappresenti un comparto di indiscussa eccellenza, sia scientifica che tecnologica. Un settore caratterizzato da un forte fermento e dinamismo, testimoniato dalla presenza di quasi 500 aziende”, ha commentato Riccardo Palmisano, Presidente di Assobiotec.

Imprese piccole e impegnate nella ricerca

La fotografia scattata da Assobiotec ed ENEA mostra come nella grande maggioranza dei casi il biotech italiano sia costituito da imprese micro o di piccola dimensione: sono queste a trainare l’intero settore. Nel corso del 2014, oltre la metà (56%) delle imprese si è autofinanziata, più di un quarto (26%) ha avuto accesso a contributi in conto capitale, pubblici o privati (grants), il 16% ha fatto ricorso al capitale di debito, mentre soltanto il 4% ha potuto accedere a finanziamenti di Venture Capital.

Quasi il 90% delle imprese dedicate alla R&S biotech sono e restano realtà piccole o micro, una caratteristica che ostacola lo sviluppo delle grandi potenzialità della biotecnologia in Italia”, ha continuato Riccardo Palmisano. È necessaria “l’istituzione di una cabina di regia centrale e comune dell’intero sistema che, sull’esempio di quanto già avviene nel Regno Unito, possa coordinare ed armonizzare gli interventi su ricerca ed innovazione, individuando le priorità, ma anche indirizzando le risorse disponibili”. Ma non solo: si deve anche pensare al “rafforzamento delle competenze di trasferimento tecnologico, attraverso, ad esempio, la costituzione di un centro nazionale di Technology Transfer per le scienze della vita. Terzo punto quello legato al miglioramento delle agevolazioni fiscali ad oggi presenti. Senza dimenticare la necessità di far nascere un venture capital pubblico-privato”.

Ad oggi, gli addetti superano le 9.200 unità, gli investimenti in R&S (Ricerca e Sviluppo) gli 1,8 miliardi con un’incidenza del 25% sul fatturato delle imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano e punte che possono raggiungere anche il 40% del giro d’affari. Insomma, il settore è fortemente impegnato nella ricerca (rispetto all’industria manifatturiera, infatti, la quota di addetti in R&S è 5 volte maggiore).

La Lombardia è la prima regione in Italia per numero di imprese (141), investimenti in R&S (29,43% del totale) e fatturato biotech (51,11% del totale).

Biotecnologie Lombardia

“Per poter cogliere pianamente le opportunità che si prospettano, è però necessario fare sistema nella ricerca e sostenere le imprese nella gestione delle forti incertezze che caratterizzano soprattutto i settori più innovativi”, ha invece dichiarato Marco Casagni, Vice Responsabile della Direzione Committenza dell’ENEA.

Biotecnologie e salute

Ben la metà e oltre delle imprese italiane (53%) è impegnata in biotecnologie della salute: il segmento è un motore trainante del comparto se si considera il fatturato totale (7,1 miliardi di euro) e il valore degli investimenti in R&S (pari a 1,4 miliardi di euro).
Quelli delle Malattie Rare e delle Terapie Avanzate sono tra i settori di eccellenza. L’Italia della ricerca vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di Malattie Rare. E non solo: il primo prodotto di Terapia Avanzata approvato nel mondo occidentale è un farmaco a base di cellule staminali, sviluppato da un’impresa biotech italiana.

In pieno sviluppo anche tutte quelle tecnologie che trovano applicazione in campo diagnostico attraverso lo sviluppo di metodiche che permettono sia di correlare la diagnosi a schemi terapeutici specificamente mirati sulle caratteristiche del paziente, sia di monitorarne costantemente l’efficacia.

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Le biotecnologie industriali

Il segmento, con 119 imprese, rappresenta per numerosità il 2° settore di applicazione delle biotecnologie in Italia (24% del totale). Si tratta di una realtà, affermata anche a livello mondiale, (portando il valore delle bioeconomia in Italia a 244 miliardi di euro, con 1,5 milioni di occupati) che sfrutta enzimi, prodotti da batteri, funghi e alghe, in ambiti applicativi quali la riqualificazione di molti processi industriali, la produzione di energia e di bioprodotti, la diagnostica e bonifica ambientale, il restauro e la conservazione del patrimonio artistico.

Biotecnologie e agricoltura

Rappresentano solo il 9% del totale, invece le imprese di biotecnologie applicate ad agricoltura e zootecnia. La grande maggioranza delle aziende (73%) è costituita da realtà dedicate alla R&S biotech, di dimensione micro.

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