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L’app Telegram sotto attacco degli hacker

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Telegram sotto il mirino degli hacker. L’applicazione chat è soggetta in Asia a un pesante attacco informatico. I server della compagnia sono stati intasati sino al loro blocco.

Tempi duri per la sicurezza informatica. Telegram ammette in un post sul suo blog di essere ancora vittima di un duro attacco informatico che ha generato un blocco dei propri server. Avversaria di WhatsApp, Telegram ha fatto del fattore privacy un punto di forza, elemento che rischia di essere oscurato dalle vicende che coinvolgono l’azienda.

Telegram rassicura rassicurare i suoi clienti. Il servizio è rimasto online per il 95% degli utenti, per i restanti si sta cercando di portare tutto ad una situazione di normalità. Non mancano tuttavia i sospetti e le accuse. Uno dei due fratelli fondatori, attualmente ceo di Telegram, il russo Pavel Durov, ha esplicitamente accusato su Twitter l’app rivale Line. Secondo Durov sarebbero loro i responsabili dell’attacco.

Un attacco prolungato quello a Telegram. In Asia l’app continua ad essere bersagliata dagli hacker, con un attacco informatico del tipo “DDOS”. La strategia perseguita dagli hacker è quella di intasare i server della compagnia tramite elevatissime richieste di connessione originate da diversi dispositivi, sino al loro blocco. Un duro attacco che si protrae dal fine settimana. Sul suo blog la società ha dichiarato: “Siamo stati colpiti da 200 Gbps di traffico spazzatura – spiega Telegram – pari quasi a 200 miliardi di richieste ogni secondo”. “Sappiamo che l’attacco è coordinato dall’Asia orientale”, aggiunge, “abbiamo registrato il triplo di nuovi accessi dalla Corea del Sud nelle ultime due settimane”

sicurezza online

Cosa è un Distributed Denial of Service (DDoS)?

Telegram per spiegare in cosa consiste un DDoS si affida alle metafore: “Immaginate un migliaio di persone che si riversa insieme su un autobus alle sei del pomeriggio di un giorno feriale“, “ma a differenza di chi sale su un autobus” i computer che accedono ai nostri server “non sanno nemmeno che lo stanno facendo“. Si tratta infatti di pc di una rete zombie, le ‘botnet’, “infettati” e comandati a distanza dagli hacker.

In Italia Telegram ha assistito nell’ultimo anno ad un’importante crescita: a giugno dell’anno scorso venivano scambiati sull’app 5 milioni di messaggi, da aprile hanno raggiunto quota 30 milioni di messaggi giornalieri, numeri importanti ma ancora distanti da quelli si WhatsApp.

 

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