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L’altalena dei tamponi nelle regioni d’Italia. Report Gimbe

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Come si muovono le regioni sui tamponi? Numeri, confronti e analisi del report della fondazione Gimbe

 

Si fanno sempre meno tamponi. A denunciarlo è un report della Fondazione Gimbe, secondo cui ben 9 regioni, nonostante la riapertura e le promesse di un attento monitoraggio, hanno arretrato ulteriormente nel testing.

Andiamo per gradi.

TAMPONI: NUMERI IN PICCHIATA

Il trend dei tamponi, secondo i dati raccolti da Gimbe, è altalenante. Dal 28 maggio al 10 giugno il numero dei tamponi totali è in picchiata: -12,6%. Ampliando la finestra di monitoraggio, è possibile notare come il trend dei tamponi diagnostici è crollato del 20,7% in prossimità delle riaperture del 4 maggio, per poi risalire e precipitare nuovamente del 18,1% in vista delle riaperture del 3 giugno.

INDIETRO TUTTA IN 9 REGIONI

In realtà, nell’ultima settimana (dopo il 3 giugno) il numero dei tamponi effettuati è tornato a salire del 4,6%, ma se da una parte il numero fa ben sperare, dall’altra emerge che gli incrementi non sono omogenei sul territorio nazionale.

Secondo i dati della Fondazione Gimbe, 12 fra Regioni e Province Autonome fanno registrare un incremento assoluto dei tamponi diagnostici, mentre nelle rimanenti 9 regioni il numero dei tamponi effettuati si è ridotto ulteriormente.

CARTABELLOTTA: IL TESTING NON E’ PRIORITA’

“L’attività di testing finalizzata all’identificazione dei nuovi casi, alla tracciatura dei contatti e a loro isolamento continua a non essere una priorità per molte Regioni: purtroppo, nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T non è adeguata”, critica il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

LE TERAPIE INTENSIVE SI SVUOTANO

Alla riduzione dei tamponi corrisponde, fortunatamente, una marcia indietro del virus, almeno a guardare i numeri delle terapie intensive. Anche nell’ultima settimana (4-10 giugno) si assiste ad riduzione del carico su ospedali (-24,8% ricoverati con sintomi) e terapie intensive (-29,5%). Rallentano i contagi (+0,8%) e, in misura minore, i decessi (+1,5%).

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