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Ai Generativa

Vi spiego perché l’Europa arrancherà sull’Intelligenza artificiale. Parla il prof. Colajanni

Conversazione di Marco Mayer con Michele Colajanni, professore di Ingegneria informatica all’Università di Bologna ed esperto di cybersecurity.

“Se nella fase di training usassimo tutta la letteratura pre-copernicana, l’intelligenza artificiale sarebbe “convinta” della centralità della Terra. Da qui l’importanza di fornire i “dati giusti””.

E’ uno dei concetti espressi da Michele Colajanni, professore di Ingegneria informatica all’Università di Bologna ed esperto di cybersecurity, in una conversazione in cui si parla anche di Usa, Cina e Ue (“l’Europa non riesce a muoversi politicamente da Europa, ma come un insieme di Paesi in competizione tra loro. Questo atteggiamento amareggia e non lascia adito a speranze di recupero”). Comunque, sull’Europa, Colajanni ha un sogno…

Ecco la conversazione integrale.

L’intelligenza artificiale produce conoscenza o si limita a divulgare e riassumere informazioni già esistenti e già accessibili?

Riassumere, elaborare e divulgare informazioni esistenti è sempre stato considerato un ambito della produzione di conoscenza. Non capisco perché, se prodotta dall’intelligenza artificiale, dovremmo cambiare opinione. O, meglio, lo capisco, ma è evidente che si sta tendendo ad adottare due pesi e due misure perché conosciamo il produttore non umano. Cosa succederà quando non lo sapremo o quando non sapremo distinguere la differenza?

Il criterio su cui si fonda il processo di correlazione da cui nascono i testi AI è quantitativo. Se, per ipotesi, nelle miniere di dati da cui l’intelligenza artificiale attinge risultasse che il Sole gira attorno alla Terra, l’intelligenza artificiale avrebbe modo di scoprire la falsità dell’informazione?

Purtroppo, nel mondo quantitativo in cui ci troviamo, non vince la verità ma prevale la quantità dei dati forniti in addestramento. Se nella fase di training usassimo tutta la letteratura pre-copernicana, l’intelligenza artificiale sarebbe “convinta” della centralità della Terra. Da qui l’importanza di fornire i “dati giusti”.

Purtroppo, nel mondo delle verità non assolute, anche le valutazioni di correttezza ed etica sono relative: quali miniere di dati selezionerebbero cristiani, musulmani e laici? E quali i Paesi democratici e quelli autocratici?

Quando si dice che l’intelligenza artificiale si caratterizza per un continuo processo di apprendimento (e autocorrezione) dai dati, esistono filtri selettivi che validano i dati utilizzati?

Il processo di apprendimento continuo è molto oneroso, pertanto non si utilizza spesso. Si stima che ogni aggiornamento di ChatGPT sia nell’ordine dei 100 milioni di dollari. Rendere tale processo efficace e meno costoso, anche a scapito di un po’ di precisione e accuratezza, è un tema di ricerca ancora aperto.

Qualora uno studente universitario si avvalesse dell’intelligenza artificiale per affrontare un tema, come si può evitare che lo usi come una “pappa scodellata”?

Allo stato attuale, gli elaborati sono riconoscibili in quanto mediamente “piatti” e senza picchi originali. Tuttavia, se uno studente si avvalesse dell’intelligenza artificiale per farsi costruire una base a cui aggiungere qualche spunto originale, sarebbe molto difficile riconoscere l’autore nell’AI. Non dico impossibile, ma sarebbe fonte di discussione non facilmente dimostrabile in un “tribunale accademico”.

I docenti stanno provandone tante, dalle minacce al fornire loro stessi la versione generata fino alla totale libertà di utilizzo e conseguente valutazione con consapevolezza. È una situazione nuova, ma già vista in altri contesti; storicamente, la tecnologia vince e la sua adozione prima o poi diventa socialmente accettabile.

Il regolamento adottato dalla UE (AI Act) ha una qualche utilità pratica?

Diplomaticamente, potrei rispondere che preferirei vivere in un continente dove la politica evitasse di farsi prendere dalla priorità di emanare una legge così importante prima della fine della legislatura invece che dall’obiettivo di farla bene. Meno diplomaticamente, diciamo che tutte le persone competenti e intellettualmente oneste sanno che una legge di più di 400 pagine è inapplicabile.

La verità è che l’intelligenza artificiale è in continua evoluzione ed è impossibile normare qualcosa che non si conosce del tutto, come è successo con l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa mentre l’AI Act era già sulla direttiva di arrivo.

Come si muoveranno le istituzioni europee dopo il recente voto?

Sono abbastanza confidente che la nuova legislatura possa riprendere la normativa in mano e apportare significativi cambiamenti. Vi sono due rischi concreti: tutte le aziende che potranno dislocheranno le proprie sedi o le apriranno al di fuori dell’Europa; nessun importante finanziatore mondiale si assumerà il rischio di puntare su aziende europee dalle ali tarpate.

A quanto ammonta il ritardo tecnologico dell’Europa rispetto agli Stati Uniti e rispetto alla Cina?

Incommensurabile. Anche perché, nonostante la manifesta evidenza del ritardo, l’Europa non riesce a muoversi politicamente da Europa, ma come un insieme di Paesi in competizione tra loro. Questo atteggiamento amareggia e non lascia adito a speranze di recupero. Mentre noi parliamo e competiamo internamente, i Paesi del Golfo investono e creano. Spero di sbagliarmi, ma direi che siano più avanti di noi.

Nonostante le dichiarazioni sulla cosiddetta “sovranità tecnologica”, le aziende europee collaborano con le Big Tech americane e talora con le imprese cinesi. Come imposteresti questo rapporto?

Se non riesci a costruire il tuo treno, trovo inevitabile l’alternativa di saltare al volo su di un treno in corsa. Tenendo conto della valenza strategica che ha acquisito l’intelligenza artificiale e della polarizzazione democrazie contro autocrazie, mi sfugge perché Paesi democratici possano anche solo lontanamente ipotizzare di considerare il treno diretto verso la direzione sbagliata.

La ricerca sull’intelligenza artificiale è prevalentemente nelle grandi aziende. Che spazio potrebbero avere le università?

A tutte le università spetta il compito di formare e selezionare gli studenti migliori; alcuni bravi ricercatori possono fornire qualche aiuto alle grandi aziende. Con gli illimitati budget a disposizione, queste possono assumere qualunque laureato e docente. Non c’è alcuna vera competizione tra università e grandi aziende. La competizione si limita al noto gruppo ristretto. Per quanto si riesca a sapere, il fornitore di processori NVIDIA rappresenta l’ago della bilancia e, per ora, pende verso di noi.

Gaia-X per ora è stata un’operazione improduttiva; come vedi e a quali condizioni immagini un modello alternativo che si ispiri ad esempio ad Airbus?

Servirebbe una spinta politica fortissima; l’auspicabile colpo di reni che solo pochissimi politici o economisti prestati alla politica potrebbero fornire. Ti sembra che i risultati delle recenti elezioni possano far emergere questa spinta indispensabile per risalire la china? Forse solo lo spavento dei risultati statunitensi potrebbe riuscire nell’impresa di risvegliare lo spirito fondativo della collaborazione europea, ma…

Un parola sull’Italia. Se tu fossi un decisore, cosa proporresti in materia di intelligenza artificiale?

Non sono un politico, pertanto posso dire che partirei dal coraggio delle tre verità:

  • Prendere coscienza sulla reale situazione economica e tecnologica italiana.
  • Avere piena consapevolezza che la Commissione europea si è limitata a emanare direttive inapplicabili che sfavoriscono innanzitutto le aziende europee.
  • Ammettere che i paesi europei non stanno collaborando, ma sono in competizione.

Aggiungiamo l’ulteriore verità delle indubbie difficoltà dei leader delle due locomotive politiche ed economiche dell’Europa.

E quindi?

Quindi si potrebbe pensare che l’Italia oggi ha la possibilità di una mossa storica: eviterei di sprecare energie nel dichiararsi un leader tecnologico cui nessuno in Europa e al di fuori crede veramente. Al contrario, mi proporrei come leader dell’antico spirito fondativo e federativo europeo nel settore dell’intelligenza artificiale che è e sarà indubbiamente il più strategico. Mossa talmente inattesa e sorprendente da poter avere qualche margine di successo.

Ho premesso di non essere un politico, quindi libero di sognare in libertà… L’Italia dispone di due leader di indubbio spessore morale e diplomatico apprezzati in Europa e nel mondo. Il mio sogno sarebbe che il presidente del Consiglio – unica leader vincente del momento – lanciasse il ticket Draghi-Belloni a guidare il grande salto di qualità in campo tecnologico-industriale di cui la Ue ha assoluta necessità. Sì, questo sarebbe il mio impossibile dream team da portare in Europa….

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