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Intelligenza artificiale, ecco come Alphabet (Google) scoverà nuovi farmaci

Alphabet

L’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo nella scoperta di nuovi farmaci? Alphabet ci prova con Isomorphic Labs. Tutti i dettagli

 

Alphabet, la società capogruppo di Google, ha annunciato che utilizzerà l’intelligenza artificiale per sviluppare strumenti in grado di identificare nuovi farmaci e per farlo ha lanciato una nuova azienda, la Isomorphic Labs.

IL LEGAME CON DEEPMIND

Isomorphic Labs utilizzerà le piattaforme informatiche di DeepMind, altra filiale di Alphabet acquisita da Google nel 2014, che ha svolto un lavoro innovativo proprio utilizzando l’intelligenza artificiale per prevedere la struttura delle proteine – il programma AlphaFold2.

Il CEO di DeepMind, Demis Hassabis, sarà anche CEO di Isomorphic Labs, ma le due aziende, ha fatto sapere un portavoce, rimarranno separate e collaboreranno occasionalmente.

COSA FARÀ ISOMORPHIC LABS DI ALPHABET?

Partendo dal lavoro avviato da DeepMind, la nuova azienda costruirà strumenti che possano aiutare a identificare nuovi farmaci, ma anche modelli in grado di prevedere come i farmaci interagiranno con il corpo.

Isomorphic Labs potrebbe sfruttare i successi di DeepMind sulla struttura delle proteine per capire come più proteine riescano a interagire tra loro.

La società, secondo quanto dichiarato da un portavoce a The Verge, potrebbe non sviluppare i propri farmaci, e vendere invece i suoi modelli, concentrandosi sullo sviluppo di partnership con aziende farmaceutiche.

POSSIBILI LIMITI E DIFFICOLTÀ

Nonostante le premesse positive, la strada è tutta in salita. Sviluppare e testare farmaci, infatti, è una sfida ancora più ambiziosa rispetto a capire la struttura delle proteine.

“Oltre il 90% dei farmaci che arriva a un test clinico finisce per non funzionare”, ha detto il chimico Derek Lowe su Science. E la maggior parte dei problemi non sono dovuti a qualcosa di sbagliato a livello molecolare.

L’intelligenza artificiale può sicuramente essere di supporto all’uomo ma come ha sottolineato Helen Walden, professoressa di biologia strutturale presso l’Università di Glasgow in un’intervista a The Verge, non può essere una soluzione rapida alle innumerevoli sfide dello sviluppo dei farmaci.

Diverse grandi aziende, nota Techcrunch, sono state formate e finanziate con centinaia di milioni di dollari per perseguire obiettivi molto simili negli ultimi cinque anni, ma non c’è stata nessuna rivoluzione visibile o un famoso farmaco miracoloso scoperto dall’intelligenza artificiale per una malattia precedentemente incurabile.

IN CHE MODO ALLORA L’IA PUÒ AIUTARE LA SCIENZA?

Da anni, scrive The Verge, gli esperti sostengono che l’intelligenza artificiale possa rendere più veloce ed economico trovare nuovi farmaci.

A dimostrazione di questo, secondo l’ultimo studio della National Center for Biotechnology Information statunitense, citato dall’Ansa, il prezzo per creare un nuovo farmaco è, in media, di 1,3 miliardi di dollari. Come spiega il report, allo stato attuale i ricercatori sintetizzano fisicamente ogni singolo componente per poi testarlo in laboratorio in condizioni simili a quelle umane.

L’IA tuttavia potrebbe, per esempio, aiutare nella scansione di database di potenziali molecole per trovarne alcune che meglio si adattano a un particolare bersaglio biologico o mettere a punto dei composti.

“La biologia è probabilmente troppo complessa e disordinata per essere incapsulata in un semplice insieme di equazioni matematiche ordinate”, ha detto Hassabis. “Ma proprio come la matematica si è rivelata essere il giusto linguaggio descrittivo per la fisica, la biologia potrebbe rivelarsi il tipo di linguaggio perfetto per l’applicazione dell’IA”.

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