Innovazione

Web tax Ue, ecco quali imprese saranno colpite (e quali esentate)

di

Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici

Numeri e nomi nella bozza di documento in preparazione a Bruxelles che non piacerà per niente a Irlanda e Lussemburgo. L’approfondimento di Patrizia Licata per Start Magazine

La Commissione europea imporrà una web tax unica in tutta l’Unione con un prelievo compreso tra l’1 e il 5% del fatturato dei colossi del digitale e che sarà effettuato non nel Paese dove le aziende tecnologiche hanno la loro sede europea, ma nei Paesi Ue dove si trovano i loro utenti. Lo rivela l’agenzia di stampa Reuters sulla base di documenti provvisori dell’esecutivo Ue: “La proposta intende aumentare il prelievo fiscale da aziende come Amazon, Google e Facebook che gli stati dell’Unione europea accusano di pagare tasse in misura inadeguata al giro d’affari re-indirizzando gli utili generati in Europa verso paesi con un regime fiscale molto favorevole come Lussemburgo e Irlanda”, riporta l’agenzia di stampa.

GOOGLE E AMAZON NEL MIRINO; NETFLIX SI SALVA

Secondo Reuters, la web tax europea verrebbe calcolata sulla base del fatturato aggregato lordo in un range dell’1-5% valido in tutta l’Ue. Sarebbero interessate le imprese con fatturato globale superiore a 750 milioni di euro l’anno e fatturato Ue di almeno 10 milioni di euro l’anno. Sono numeri ancora da confermare, ma il documento visto da Reuters fornisce un dettaglio su quali imprese hitech sarebbero colpite dalla web tax e quali esentate: tra le imprese tassate Bruxelles fa riferimento alle aziende che vendono pubblicità online mirate sull’utente o spazi pubblicitari su Internet, citando Google, Facebook, Twitter e Instagram. La bozza fa anche i nomi di Amazon, come marketplace digitale, e di Airbnb e Uber come esponenti della cosiddetta gig economy, aziende cioè che basano il business sull’apporto di privati (gli autisti con la loro auto nel caso di Uber, proprietari di immobili nel caso di Airbnb). Sarebbero invece esenti dalla web tax le società dei media online, come il servizio di streaming Netflix, quelle dei giochi online, del cloud computing e dei servizi It.

CONTA DOVE SONO GLI UTENTI, NON GLI UFFICI

La web tax sarebbe deducibile come costo dalle tasse corporate nazionali. Verrebbe prelevata nei paesi Ue in cui gli utenti si trovano e non nei Paesi Ue in cui le aziende digitali hanno la loro sede europea, con un chiaro svantaggio per Irlanda, Lussemburgo o Olanda, i paesi solitamente scelti dalle multinazionali tecnologiche per i loro quartieri generali. In particolare, nel caso della pubblicità il prelievo fiscale avverrebbe nel Paese in cui le ads vengono mostrate e dove si trovano gli utenti che hanno fornito i dati che poi l’azienda vende ai fini della pubblicità mirata; nel caso dello shopping, il prelievo avverrebbe nel paese in cui si trova l’utente che paga per accedere alla piattaforma di commercio elettronico o in cui conclude la transazione.

VERSO UN PACCHETTO UE SUL DIGITALE E FISCO

Come già indicato dal commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, e come riportato anche da Startmag, il piano di Bruxelles riflette quanto chiesto dai governi di Francia, Italia, Germania e Spagna, non più disposti a tollerare il divario nella tassazione tra web companies e aziende tradizionali; il piano per la web tax ha invece l’opposizione dei paesi Ue più piccoli che temono di perdere attrattività nei confronti delle multinazionali. La proposta della Commissione sulla web tax europea, ha annunciato da Moscovici, verrà presentata il 21 marzo; si tratta comunque di una misura temporanea perché l’esecutivo Ue vuole arrivare a una soluzione più ampia sulla tassazione delle imprese digitali, riporta Reuters. La soluzione di lungo termine implica l’adozione di un intero pacchetto di nuove regole sulle aziende del mondo digitale, con un iter che potrebbe essere lungo, visto che tutti i paesi Ue dovranno approvare.

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