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I trumpiani sfrecciano su Uber, i democratici preferiscono Lyft

di

uber ncc

La concorrenza tra Uber e Lyft solca pure i partiti americani. Tutti i dettagli

 

Per cavalcare sui grandi viali di Washington DC per spostarsi da un appuntamento elettorale all’altro, i sostenitori di Donald Trump preferiscono decisamente le auto di Uber, mentre i democratici cliccano per Lyft. Sintesi forse enfatica, ma reale, come raccontano i dati della Federal Election Commission (Fec), che pubblica periodicamente i report delle spese elettorali, e messi in fila domenica 7 luglio da Quartz.

L’ELEFANTE GOP SI ACCOMODA CON UBER

Il Republican National Committee (Rnc) ha effettuato 59 pagamenti a Uber da gennaio ad oggi, per un totale di $ 70,821,96. Nello stesso periodo, i repubblicani hanno impegnato appena $ 654,36 con Lyft per 15 viaggi. Stesse preferenze espresse dal Donald J. Trump for President, Inc. Il comitato per la rielezione dell’attuale inquilino della Casa Bianca ha effettuato 432 pagamenti a Uber per un totale di $ 6.539,03 nel primo semestre 2019. Ben 1.855 cliccate sull’app Uber da quando Trump ha annunciato la sua candidatura nel 2015, per un totale di $ 50,317,15. Negli ultimi tre anni, i sostenitori di Mr Trump hanno impiegato Lyft solo tre volte.

L’ASINELLO VIAGGIA LYFT

Non è una regola, ma molti democratici sembrano preferire i trasporti con Lyft. Il senatore del Vermont, Bernie Sanders, ad esempio, ha effettuato sei pagamenti a Lyft questo trimestre, e ha completamente snobbato Uber. Il senatore Cory Booker, democratico del New Jersey, come riporta Quartz, non scontenta nessuno. Salomonicamente ha effettuato pagamenti per corse con Lyft per un totale di $ 534,08, e ha utilizzato Uber per una spesa di $ 475,26. Si distingue Pete Buttigieg: il sindaco dem di South Bend (Indiana) da gennaio ad oggi ha sempre utilizzato solamente Uber.

SHARING ECONOMY A CAPITOL HILL

Che ci sia una scelta politica precisa da parte di repubblicani e democratici nel preferire uno o l’altro dei due concorrenti di trasporto privato è ovviamente argomento da chiacchiera serale al bar tra funzionari politici dopo una giornata di lavoro a Capitol Hill. Chissà che si dicono. Magari si ricorda che Lyft si è opposta chiaramente più volte alle politiche Trump, in particolare sull’immigrazione.

LYFT GUIDA LEFT

“Ci siamo svegliati”, esclamò in una intervista al Time nel 2017 il presidente di Lyft, John Zimmer. Contestualmente ha promesso 1 milione di dollari all’American Civil Liberties Union (Aclu), organizzazione no profit che contrasta – generosamente sostenuta dalle star di Hollywood – le politiche immigratorie di Trump. Al milione si somma un piccolo contributo che i passeggeri di Lyft, pagando la corsa, destinano ad Aclu. Come riporta Mashable.com si calcola che con questo sistema siano già stati raccolti qualcosa come due milioni di dollari a favore degli immigrati. Lyft ha inoltre garantito a fasce protette corse gratuite ai seggi dalle zone meno servite per le elezioni di medio termine del 2018. Abbastanza per far adontare l’elefantino del Grand old party.

UBER, MODELLO PER BUSH

Uber dal canto suo è stato a lungo spot più o meno volontario del Gop. Durante le presidenziali 2016 i repubblicani Jeb Bush e Marco Rubio hanno indicato il modello Uber per promuovere la loro idea di libero mercato. Il cofondatore dell’azienda, Travis Kalanick, è anche entrato come consigliere nello staff del presidente Trump a fine 2016, salvo dimettersi dopo pochi mesi.

MA NON TUTTO È COME SEMBRA

Non tutto è però così lineare. Ricorda Fortune: Uber nel 2017 ha protestato – insieme a Lyft – per il travel ban verso sette paesi musulmani di Mr President, annunciando un fondo da 3 milioni di dollari per la difesa legale dei sui conducenti e dei loro famigliari colpiti dal provvedimento. Un ordine esecutivo che l’ex Ceo di Uber, Kalanick, ha nettamente definito “ingiusto”.

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