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I nuvoloni neri di Investcloud: si chiude in Italia e si assolda l’Intelligenza artificiale

La fintech americana Investcloud chiude la filiale italiana aperta dopo l'acquisizione di Finantix nel 2021 per fare posto all'Ai. In America questo genere di licenziamenti è all'ordine del giorno, soprattutto tra le Big Tech, mentre questo è il primo caso nel nostro Paese. Per questo i sindacati chiedono al legislatore interventi normativi ad hoc a tutela dei lavoratori. Numeri, dati e scenari

Il tema dei licenziamenti per fare posto all’AI arriva anche in Italia e si presenta nella sua veste peggiore: non un ridimensionamento dell’organico ma la chiusura definitiva di una intera azienda. Accade a Marghera, a Venezia, dove la succursale del gruppo americano Investcloud, fintech specializzata nell’elaborazione di software e piattaforme per gestioni patrimoniali, chiuderà i battenti proprio perché intende investire nell’Intelligenza artificiale.

NEGLI USA È NORMALE LICENZIARE PER FARE POSTO ALL’AI

Benché sui media generalisti nei giorni scorsi si sia rincorsa la notizia, di fatto fasulla, di una prima sentenza che avrebbe ammesso la liceità del licenziamento per fare posto all’AI, il caso veneziano è al momento un unicum nel panorama italiano. Non però negli Usa, dove le Big Tech licenziano a tutto spiano (e infatti i numeri pesano sulle statistiche occupazionali) a fronte di bilanci mai così rigogliosi per massimizzare i margini. C’è anche chi, come il Ceo di Salesforce Marc Benioff, durante un’intervista al podcast The Logan Bartlett Show commentando la notizia del licenziamento di 4.000 dipendenti e dell’arrivo dell’Intelligenza artificiale nella sua azienda ha candidamente ammesso che da ora in poi serviranno meno persone.

COSA FA INVESTCLOUD

Con la chiusura della succursale italiana di Investcloud (aperta dopo l’acquisizione dell’ex Finantix nel 2021), attiva nel business Digital Wealth, saranno lasciati a casa tutti i suoi 37 dipendenti, come ha comunicato l’azienda a Federmeccanica, sindacati e Confindustria Veneto Est annunciando la chiusura per fare posto all’avvio di un modello operativo basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale che, come tratto collaterale “non prevede il mantenimento di strutture locali autonome”.

SE ENTRA L’AI NON SERVE IL DIPENDENTE UMANO

La rincorsa all’intelligenza artificiale senza troppi giri di parole permette al management di superare “Il modello storico ‘su misura’, organizzato in team dislocati su più giurisdizioni e impegnati in adattamenti locali”. Il lavoro sartoriale anziché essere inteso come un valore viene oramai visto dalla dirigenza d’Oltreoceano come un costo sacrificabile che “ha determinato duplicazioni operative, economie di scala ridotte, tempi di sviluppo più lunghi e una valorizzazione solo parziale dei benefici in termini di produttività e automazione derivanti dall’intelligenza artificiale”.

La società italiana, in particolare, essendo focalizzata sul Digital Wealth (segnato da “una significativa accelerazione dei cambiamenti tecnologici, con un crescente livello di integrazione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nei modelli di servizio per la gestione del patrimonio”) appare agli occhi dei manager statunitensi pleonastica e dunque sacrificabile all’altare dei tagli.

E infatti InvestCloud parla in merito dell’esigenza di un “riallineamento strutturale”, con la scelta di puntare su pochi centri di eccellenza globali e una strategia basata su una “accelerazione degli investimenti in soluzioni basate sull’intelligenza artificiale e un rafforzamento dell’attenzione all’innovazione replicabile e scalabile”.

POLITECNICO: CON AI 50 PER CENTO DEI POSTI A RISCHIO

Essendo il primo caso in Italia, non esistono leggi ad hoc per la tutela dei dipendenti, che da oggi appresa la notizia si riuniranno in assemblea. I sindacati chiedono per questo “nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore dell’Ict” come ha detto il segretario della Fim Cisl Matteo Masiero ai media. In realtà, a dispetto di quanto denunciano i rappresentanti dei lavoratori, l’Ict non è solo il comparto a rischiare riduzioni d’organico. Secondo l’allarme lanciato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano entro il 2033 l’IA avrà un impatto su 3,8 milioni di posti equivalenti.

“Attualmente, circa il 50% dei posti di lavoro equivalenti in Italia potrebbe teoricamente essere automatizzato, ma finora solo una piccola parte di questo potenziale è stata effettivamente realizzata. Entro il 2033, però, si stima che il 18% dei posti di lavoro equivalenti potrebbe essere effettivamente automatizzato, svolgendo il lavoro di circa 3,8 milioni di persone in Italia”, si legge nell’ultimo report. Stime che non sono più solo su carta ma che iniziano a prendere forma tridimensionale in casi concreti davanti ai quali il legislatore non deve restare inerte e inerme.

 

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