Innovazione

Grindr, come Usa e Cina si strattonano sull’app di incontri gay

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Il governo degli Stati Uniti sta costringendo i proprietari cinesi a vendere Grindr. Funzionari della sicurezza nazionale Usa temono che i dati delle app di incontri gay possano essere usati per ricattare profili

Gestire i dati di un profilo equivale ad avere in mano la vita della persona stessa? Pare di sì, secondo i funzionari per la sicurezza statunitense.

Secondo quanto riportato da Reuters, la società cinese Kunlun Tech sta cercando di disfarsi di Grindr, la dating app per la comunità Lgbtq, acquisita nel 2016. Motivo? Pechino potrebbe sfruttare i dati personali dell’app per spionaggio a detta dei funzionari degli Stati Uniti.

I TIMORI DI WASHINGTON

Il Comitato per gli investimenti esteri statunitense (Cfius) ha informato la Kunlun che la sua proprietà di Grindr costituisce un rischio per la sicurezza nazionale. Gli alti funzionari della sicurezza nazionale temono che i dati personali raccolti possano essere sfruttati dal governo cinese per ricattare personalità con autorizzazioni di sicurezza, secondo le fonti sentite da Reuters.

IL MONITO DEL CFIUS

Il Cfius è il gruppo presieduto dal segretario al Tesoro composto da membri del dipartimento di Stato, Difesa, Giustizia, Commercio, Energia e Sicurezza nazionale, è il “Cerbero” – come l’ha definito il Sole 24 Ore — incaricato di sorvegliare l’ingresso dei capitali esteri nelle società hi-tech e nelle infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Fu proprio il Cfius a bloccare l’acquisizione di Qualcomm da parte di Broadcom.

DATI “SENSIBILI”

Secondo il Financial Times, un ex alto funzionario dell’intelligence ha avvertito che il governo statunitense è sempre più preoccupato circa il pericolo che Pechino possa usare i dati per costringere funzionari o membri delle autorità governative Usa ad agire sotto ricatto. Grindr consente agli utenti di condividere foto e dati personali inclusi posizione, età, preferenze sessuali e stato di HIV.

L’APP DATING BORN IN USA

Fondata in California negli Stati Uniti nel 2009, Grindr è diventata una popolare rete di incontri per la community Lgbtq, con oltre 27 milioni di utenti in tutto il mondo a partire dal 2017. I dati di quegli utenti potrebbero essere visti come un bersaglio succulento per attori malintenzionati.

L’ACQUISIZIONE CINESE

Nel 2016 l’app è stata acquisita dalla cinese Kunlan con una quota del 61,5%  e lo scorso gennaio ne ha preso il pieno controllo per un valore stimato di 152 milioni di dollari. Tuttavia, secondo Reuters, nessuna di queste transazioni è stata autorizzata dalla sopracitata commissione per gli investimenti esteri.

CAMPO DI BATTAGLIA DIGITALE

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno assunto una posizione sempre più severa nei confronti della Cina, in quanto i funzionari hanno sempre di più sollevato preoccupazioni in merito allo spionaggio cinese e in particolare all’hacking informatico che potrebbe compromettere le infrastrutture critiche statunitensi.

Inoltre, quest’ultima mossa segue il blocco sistematico degli Stati Uniti nei confronti di un’altra azienda cinese, il colosso tecnologico Huawei, secondo produttore al mondo di smartphone e – soprattutto – all’avanguardia nel settore delle telecomunicazioni. L’intelligence americana tema che un coinvolgimento di Huawei nello sviluppo di un’infrastruttura come quella per la rete 5G negli Stati Uniti e in Europa possa creare falle nella sicurezza che il governo cinese potrebbe sfruttare.

RASSICURAZIONI A VUOTO

Dopo il passaggio di proprietà alla società cinese, Grindr ha rilasciato una dichiarazione pubblica con cui metteva le mani avanti su una possibile sfiducia degli utenti nei confronti dei nuovi proprietari dell’app. “Nulla cambierà nel modo in cui proteggiamo le tue informazioni personali”, aveva dichiarato la società. Ma queste parole non avrebbero rassicurato a sufficienza l’intelligence americana.

PROBLEMI DI PRIVACY

Basta ricordare infatti che proprio l’anno scorso, dopo lo il datagate Facebook-Cambridge Analytica, anche Grindr è finita a finire nell’occhio del ciclone. Un’indagine del sito BuzzFeed ha rivelato che l’app di incontri ha fornito dati sensibili alle società sviluppatrici di software Apptimize e Localytics. Quando parliamo di dati personali su Grindr, ci riferiamo anche (e soprattutto) allo status Hiv: gli utenti di Grindr hanno infatti la possibilità di condividere il proprio status Hiv ovvero l’esito dell’ultimo test e quando è stato effettuato. Il punto è che le informazioni pubbliche sullo stato di salute combinate con altri dati come la posizione e l’indirizzo e-mail conducano direttamente all’identificazione delle persone. Persone che potrebbero ricoprire ruoli di alto profilo e responsabilità nell’amministrazione come temuto dal Cfius.

L’IPO SECONDO I PIANI

Che ne sarà ora di Grindr e della sua Ipo? Verso la fine dello scorso anno, la società madre Kunlun aveva dichiarato che la quotazione rientrava nei piani futuri nel breve periodo. Secondo la documentazione depositata alla borsa di Shenzhen ad agosto, Grindr è stata redditizio negli ultimi tre anni. Ma l’intervento del Cfius potrebbe scombinare i piani di un’offerta pubblica in Borsa. L’operazione lascerebbe comunque alla società cinese una partecipazione nell’app, che potrebbe richiedere più tempo per venderla rispetto a una vendita definitiva.

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