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Google: concorrenza sleale anche in Russia. Condannato Big G

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La Russia multa Google per concorrenza sleale. Il gruppo di Mountain View avrebbe favorito i propri servizi a discapito di quelli della concorrenza, soprattutto attraverso il sistema operativo android

Google ha seri problemi in fatto di concorrenza, anche in Russia. L’Antitrust russo ha condannato Big G. ad una multa di 6,8 milioni di dollari, per violazione delle norme antimonopolio (la cifra stabilita corrisponde al 15% dei proventi generati dall’azienda in Russia nel corso del 2014. ). Ci auguriamo che la compagnia paghi la multa in tempi brevi”, ha detto il vice capo della Fas (Federation antimonopoly service) Alexei Dotsenko.

Il caso Google scoppiato in Russia

Tutto è iniziato lo scorso anno, quando le autorità russe hanno aperto un dossier su un’ipotesi di abuso di posizione di Google sul mercato. Insomma, l’accusa è sempre la stessa: anche per la Russia, il gruppo di Mountain View avrebbe favorito i propri servizi a discapito di quelli della concorrenza (quelli della società russa Yandex, per esempio), in particolare attraverso il sistema operativo Android, installato su milioni di dispositivi. Le indagini sono state avviate su pressione di Yandex e hanno evidenziato che i rivali di Google, spesso, non sono riusciti ad includere le proprie offerte, come mappe o ricerca, nel sistema operativo Android.

Big G. ha comunicato di aver appreso la decisione dell’Antitrust russo, per valutare in che modo agire: “Abbiamo ricevuto la notifica della multa dalla Fas e la analizzeremo attentamente prima di decidere i nostri prossimi passi”, ha dichiarato l’azienda”. Con molta probabilità, Google porterà la sentenza in sede d’appello. Nonostante la multa non rappresenti una cifra importante, pagarla significherebbe ammettere di aver violato le regole. E costituirebbe un precedente.

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Google e la concorrenza sleale… in Europa

ome ricorda Bloomberg, la guerra tra Unione Europea e Google è iniziata 5 anni fa. Le prime indagini hanno riguardato i contratti sottoscritti con i siti che mettono fuori servizio le pubblicità diverse da quelle di Mountain View. Da sempre l’Ue ha pensato che il gigante tecnologico ostacolasse la libera concorrenza.

Nell’Aprile 2015, poi, l’Ue ha avviato un’indagine che si è conclusa con la formalizzazione delle accuse che riguardano “le restrizioni imposte” ai produttori di smartphone e tablet Android. Secondo la Commissione Ue, Google imporrebbe ai produttori di smartphone contratti di esclusiva sulle app da preinstallare sui loro modelli, così da ostacolare la concorrenza e la libertà di scelta degli Oem e dei carrier. 

Quello che preoccupa l’Europa, secondo quanto dichiarato dal commissario antitrust europeo, Margrethe Vestager, è l’utilizzo fatto da Google di tali contratti di esclusiva. In pratica, per poter integrare applicazioni basilari per l’esperienza utente, come Google Search, Maps, Gmail e Google Play, i produttori di smartphone non potranno includere nel pacchetto preinstallato anche app alternative e concorrenti. Non solo. Il colosso di Mountain View non lascerebbe, nemmeno, la libertà di scelta della singola app, imponendo l’installazione del un pacchetto completo.

Queste accuse vanno ad intaccare direttamente uno dei settori che hanno permesso ad Alphabet di espandere i ricavi fino ai 74,5 miliardi di dollari del 2015.

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