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Come si difenderà Google dalla causa antitrust del governo Usa

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Google antitrust stati uniti

Tutti i dettagli sulla contesa fra dipartimento della Giustizia Usa e Google, la maggiore azione legale da oltre 20 anni portata avanti dal governo federale americano contro una big tech 

 

Tanto tuonò che piovve su Mountain View. Il Dipartimento di Giustizia (DoJ) Usa e undici Stati hanno hanno avviato una causa per violazione delle regole antitrust da parte di Google, accusata di proteggere il suo monopolio sia per quanto riguarda il servizio di ricerca che gli annunci pubblicitari.

Si tratta della più grande azione legale in oltre 20 anni portata avanti dal governo federale americano contro una big tech dalla sua battaglia con Microsoft negli anni ’90.

Come i suoi concorrenti Amazon, Facebook e Apple, negli ultimi tempi Google è finita nel mirino delle autorità americane per ipotetiche pratiche anti-concorrenziali.

Ma i servizi di Big G sono per lo più gratuiti per i consumatori, il che rende difficile dimostrare come il suo dominio sul mercato li danneggi, notano gli analisti.

“Le persone non usano Google perché devono, lo usano perché scelgono di farlo”, ha replicato la società di proprietà di Alphabet.

Tutti i dettagli.

LA CAUSA AVVIATA DAL GOVERNO FEDERALE USA

Martedì il Dipartimento di giustizia e undici stati degli Stati Uniti hanno avviato l’azione antitrust contro Google. L’obiettivo è impedire al colosso di “mantenere monopoli illegali nei mercati per i servizi di ricerca generale, la ricerca di annunci e la ricerca generale di annunci pubblicità negli Stati Uniti”, i legge nella documentazione depositata presso il tribunale distrettuale federale di Washington.

Il dipartimento di giustizia ha definito Google “un guardiano del monopolio per Internet” e ha affermato che la società aveva utilizzato una “rete di accordi di esclusione” per ostacolare i concorrenti nel settore della ricerca.

L’ABUSO DI GOOGLE SECONDO IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA

Il DoJ ha preso di mira i contratti tra Google e i produttori di smartphone, inclusa Apple, per pagare una quota dei suoi introiti pubblicitari di ricerca. In cambio la garanzia che il motore di ricerca di Google sia installato come predefinito sul dispositivo mobile.

La causa sostiene che questi accordi costituiscono un abuso monopolistico della quota di mercato principale di Google nella ricerca. Afferma che ciò costituisce una barriera illegale all’ingresso per i concorrenti di Google nel settore, come Bing di Microsoft, Yahoo di Verizon e DuckDuckGo.

A RISCHIO LA PARTNERSHIP TRA GOOGLE E APPLE

La mossa del DoJ fa vacillare l’accordo tra Google e Apple sul motore di ricerca incorporato nel browser Safari. Una gigantesca fonte di traffico per il gigante del search box. Un patto che potrebbe svanire di fronte alle obiezioni dell’Antitrust e dare un colpo ai fatturati di Google che, come mostrano le trimestrali pubblicate durante il coronavirus, soffrono per le fonti di ricavi non diversificate e de facto tutte basate sulla potenza – e assenza di concorrenti – del motore di ricerca.

Google paga ancora una somma esorbitante per rimanere il motore di ricerca predefinito sui dispositivi iOS. Dai  9 a 10 miliardi di dollari, secondo l’analista del settore Rod Hall.

La metà del traffico di Google verrebbe da Apple e il 15-20% dei ricavi di Apple sono frutto dell’accordo con Google.

LA REPLICA DEL COLOSSO DI MOUNTAIN VIEW

Google afferma che la causa del Dipartimento di Giustizia per presunti abusi competitivi è “profondamente imperfetta” e non aiuterebbe i consumatori. Piuttosto, si limiterà a sostenere motori di ricerca di qualità inferiore, come si legge in un post sul blog di Google.

I contratti di Google con gli operatori telefonici per la funzionalità di Ricerca Google non sono esclusivi, come accusa il Dipartimento di Giustizia, ma sono comuni nel settore, si legge sempre nella nota diffusa. Per gli utenti di dispositivi mobili è passare a un altro motore di ricerca, sottolinea la società.

Google sostiene che il suo sistema operativo mobile Android è flessibile e disponibile gratuitamente per produttori e operatori di telefoni. Inoltre molte app che non sono pre-impostate sui telefoni continuano a diventare molto popolari.

COM’È SUDDIVISO IL MERCATO DELLA RICERCA ONLINE

Nella causa il DoJ afferma che Google controlla l’88% del mercato generale della ricerca online, contro il 7% di Bing. Yahoo, che semplicemente riconfeziona i risultati di Bing nell’ambito di un accordo con Microsoft, ha meno del 4%. Mentre il motore alternativo incentrato sulla privacy DuckDuckGo ha meno del 2%.

“Le persone non usano Google perché devono, lo usano perché scelgono di farlo”, ha replicato il responsabile legale globale Kent Walker nel post sul blog.

Come sottolinea Axios, i pubblici ministeri dovranno dunque dimostrare che Google detiene non solo un monopolio, ma un monopolio dannoso in un mercato chiaramente definito.

TUTTE LE VOLTE CHE LA COMMISSIONE UE HA PIZZICATO BIG G

La batosta antitrust a casa propria arriva dopo che Google si è ritrovata già sotto la lente dei regolatori oltre-Oceano.

A marzo 2019 Google è stata colpita con una nuova sanzione dall’Unione europea da 1,49 miliardi di euro per violazione delle norme sulla concorrenza. Si tratta della terza volta che l’Antitrust europeo bacchetta il colosso di Mountain View.

Nel 2017, la Commissione europea aveva imposto infatti una multa da 2,42 miliardi di euro contro Google a causa del trattamento preferenziale riservato al suo prodotto Google Shopping nelle classifiche di siti di shopping sul suo motore di ricerca.

Prima della multa ricevuta per aver garantito al proprio servizio di acquisti Google Shopping un vantaggio illegale nei confronti dei concorrenti, c’è quella da 5,1 miliardi di dollari nel 2018. L’accusa di aver abusato della posizione dominante del suo sistema operativo Android. Il colosso di Mountain View ha fatto ricorso in appello contro tutte e tre le sanzioni.

Con l’azione odierna, sia Google sia il governo federale degli Stati Uniti affrontano la probabilità di una battaglia legale lunga anni.

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