Innovazione

Vi dico quali fregature possono riservare Alexa, Siri e Google Home

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Meglio evitare di imboccare un’ingannevole discesa: la comodità di avere chi cerca per noi il numero necessario può riservare sorprese che si possono scongiurare. Ecco quali. L’articolo di Umberto Rapetto

 

La nostra pigrizia sarà il volano delle truffe più formidabili e gli assistenti vocali saranno l’imbuto che ci farà finire nello stretto collo di bottiglia che fa da anticamera ad esperienze… indimenticabili.

Chi si è abituato a chiedere ad “Alexa” di suonare la propria canzone preferita (e uno spot ha contribuito a sottolineare la facilità di quell’approccio) è bene che non vada oltre. La stessa cosa vale per chi domanda a “Siri” di fornire informazioni aggiornate sulle previsioni meteorologiche, rinunciando a guardare fuori dalla finestra per capire “che tempo che fa”. Inutile, o quanto meno superfluo, fare analoghe raccomandazioni a chi utilizza gli assistenti vocali di Google o di altri produttori per spegnere il condizionatore d’aria o fare altre cose che uno stupido telecomando potrebbe effettuare con un clic.

La semplicità del dialogo e la voglia di far poco o nulla porta a delegare a certi attrezzi infernali l’esecuzione di banali operazioni come l’avviare una chiamata telefonica. L’indolenza che spinge a chiedere “chiamami Tizio” è il primo ingrediente di una ricetta di vita che può riservare sgradevoli sorprese per chi crede di avere uno schiavo virtuale e invece si ritrova alle prese con l’immateriale complice di qualche briccone.

I mascalzoni – sicuramente meno poltroni dell’utente medio – sono costantemente all’opera per scovare le soluzioni più efficaci per approfittare delle opportunità malandrine messe a disposizione dalle tecnologie di maggior diffusione.

Better Business Bureau, una organizzazione no-profit che tutela i consumatori negli Stati Uniti, ha recentemente scoperto la pericolosità di certe abitudini ogni giorno più comuni. Il banale delegare il proprio assistente vocale alla ricerca di un numero telefonico potrebbe rivelarsi un passo falso. La ricerca viene eseguita ovviamente online e quindi l’utenza cui viene indirizzata la chiamata viene rintracciata attraverso i motori di ricerca.

I criminali sanno perfettamente che il factotum virtuale non saprà distinguere un numero non affidabile da quello effettivamente da comporre. La creazione, ad esempio, di falsi call center o punti telefonici di assistenza può essere accompagnata da un supporto promozionale che permette il posizionamento della pagina web fuorviante in vetta ai risultati forniti dal motore di ricerca, in barba al sito ufficiale di questo produttore o di quel fornitore di servizi.

L’operatore farlocco cui l’assistente vocale si rivolgerà sarà pronto a manifestare la più cordiale disponibilità ad assicurare l’assistenza richiesta del chiamante, ma l’apparenza potrebbe ingannare.

Chi è all’altro capo del telefono (come si diceva quando le comunicazioni viaggiavano attraverso i cavi delle linee fisiche “di una volta”) potrà cominciare a chiedere informazioni non attinenti (e magari riservate), a proporre opportunità commerciali infondate, a pretendere il numero della carta di credito o altri dati sensibili il cui utilizzo truffaldino potrebbe innescare conseguenze dolorose (almeno per il portafogli).

Meglio evitare di imboccare un’ingannevole discesa: la comodità di avere chi cerca per noi il numero necessario può riservare sorprese che si possono scongiurare.

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