Innovazione

Fincantieri e Leonardo-Finmeccanica, che cosa ha deciso il governo su Naval

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Via libera del governo gialloverde alla joint venture tra Fincantieri e Naval Group per le navi militari. Dal consiglio dei ministri arrivano soltanto “raccomandazioni”. La strategia di Bono e la ricostruzione del quotidiano La Verità su Leonardo (ex Finmeccanica). Tutti i dettagli

L’Airbus dei mari spiega le vele. Dopo che i leader europei della cantieristica navale, l’italiana Fincantieri e la francese Naval Group, hanno siglato l’intesa per la creazione di una joint-venture paritetica lo scorso 14 giugno, è arrivata giorni fa luce verde dal governo Conte sull’operazione.

Al gigante navale europeo occorreva infatti il via libera del governo italiano. Su queste operazioni in Italia è necessaria la ratifica dell’esecutivo che potrebbe esercitare il golden power. Ovvero la facoltà di dettare specifiche condizioni all’acquisito di partecipazioni, di porre il veto all’adozione di determinate delibere societarie e di opporsi all’acquisto di partecipazioni con lo scopo di salvaguardare gli assetti proprietari delle società operanti in settori reputati strategici e di interesse nazionale in base al Dl 15 marzo 2012, n. 21.

NO GOLDEN POWER SU FINCANTIERI-NAVAL GROUP

Come si legge nella delibera del Consiglio dei Ministri dello scorso 31 luglio, è stata accolta “la proposta del Ministero dell’economia e delle finanze, di non esercizio dei poteri speciali e di consenso al decorso dei termini temporali, con raccomandazioni, a norma dell’articolo 1, comma 4, del decreto-legge 15 marzo 2012, n.21, in relazione alla notifica delle società Fincantieri s.p.A e Naval Group S.A in merito alla costituzione di una joint venture tesa a rafforzare le attività delle medesimi società nei settori navali”.

COMPROMESSO TRA FINCANTIERI E GOVERNO GIALLOVERDE

Fincantieri l’ha dunque spuntata con il governo gialloverde. “Mi dimetto se non me la fanno fare ‘clean'”, aveva dichiarato nei giorni scorsi l’amministratore delegato Giuseppe Bono, riferendosi al possibile veto del governo sulla joint venture con Naval Group in caso di rischio di cessione della tecnologia italiana ai francesi. “Qui non ci sono tecnologie, il punto è fare. Sono vent’anni che lavoriamo con i francesi. Nella difesa poi ormai ci sono solo società europee”, aveva sottolineato Bono intervistato dal Corriere.

LE RACCOMANDAZIONI DI PALAZZO CHIGI

Se da una parte non è stato dunque esercitato il golden power, dall’altra tuttavia l’autorizzazione non è 100% clean, come richiesto Bono. La presidenza del Consiglio ha scelto piuttosto la strada della raccomandazione. “Un tecnicismo che può essere tradotto così: nessuna imposizione di scelte societarie, ma solo un input politico complessivo che mira a far percorrere alcuni sentieri di tutela del know how italiano” ha sottolineato Claudio Antonelli de La Verità.

Dopo l’avvio della joint-venture, Fincantieri dovrà ottenere l’autorizzazione preventiva del ministero della Difesa nel condividere il proprio know-how e le tecnologie con il socio francese.

Sempre specificato nella delibera, il governo ha ritenuto necessario ribadire “la necessità della tutela delle attività strategiche per la difesa e sicurezza nazionale inerenti principalmente brevetti e know how ad uso militare che saranno sviluppati nell’ambito della joint venture” e conoscere le concrete future modalità di sviluppo dell’operazione.

CAVEAT PER LCIN

Quanto alla controllata che gestirà il Laboratorio comune di Ingegneria Navale,  il Dpcm stabilisce che le informazioni generate «siano pienamente condivise» e che, laddove si decida di fissare il caveat «for national eyes only» (solo per occhi nazionali), tale limitazione sia prevista unicamente per soggetti che hanno «nazionalità terza rispetto a quella italiana e francese».

L’ACCORDO SIGLATO DA BONO E GUILLOUM

Entrando nel merito dell’intesa siglata dagli ad Giuseppe Bono e Hervè Guilloum, si tratta di un accordo di cooperazione commerciale, per attività congiunte di ricerca e sviluppo e ottimizzazione degli acquisti.

Con sede a Genova, la nuova società svilupperà progetti di ricerca e sviluppo, ottimizzerà i budget di acquisto e programmi pilota per le nuove navi per la marina francese e italiana e per l’esportazione. Unendo le forze, i due partner puntano a vincere uno o due ordini aggiuntivi di navi all’anno entro cinque anni. Entro il 2022, la joint venture spera di acquisire 1,7 miliardi di euro in nuovi ordini.

FALSA PARTENZA PER LA NUOVA JV?

Finora infatti, i due gruppi sono stati apertamente rivali. Come per le commesse di Romania e Brasile: per la prima Naval Group ha battuto Fincantieri e per la seconda il consorzio tedesco-brasiliano Thyssen Krupp-Embraer ha avuto la meglio.  “La convergenza del nostro portafoglio commerciale richiederà anni per essere realizzata” ha dichiarato alla stampa francese il ceo di Naval Group assicurando che “i danni sono più politici che reali”.

L’INCOGNITA LEONARDO

Ma la complessità dell’operazione risiede anche nel coinvolgimento di altri due attori. Poiché gran parte del valore aggiunto di una nave militare risiede nell’elettronica avanzata, nei sistemi di armi e nell’ingegneria del sistema di combattimento integrato. Al momento questi sono forniti dal colosso Thales per Naval Group e dal contractor italiano Leonardo per Fincantieri: due società attualmente in competizione frontale.

I TIMORI DI PROFUMO

Già l’anno scorso Defense News aveva ricordato le preoccupazioni di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, riguardo le navi costruite o commercializzate congiuntamente da Fincantieri e dai francesi che potrebbero preferire ai suoi sistemi quelli prodotti dalla concorrente francese Thales, che è oltretutto azionista di Naval Group (partecipazione del 35%). Sebbene il gruppo guidato da Patrice Caine sia socio di Leonardo (ex Finmeccanica) in Thales Alenia Space resta principale concorrente in quasi tutti gli altri settori.

Proprio per riequilibrare la presenza di Thales, l’anno scorso Leonardo aveva suggerito di schierare la joint venture Orizzonte Sistemi Navali, il veicolo partecipato al 50% dal gruppo triestino e al 50% dalla società di Piazza Monte Grappa, salvaguardando così le competenze dell’ex Finmeccanica.

IL MALCONTENTO DI THALES

Anche Thales avrebbe mal digerito il matrimonio di Naval Group con l’italiana Fincantieri dal momento che il colosso italiano della cantieristica navale ha già un piede in Francia. Fincantieri sta aspettando infatti il via libera dall’antitrust europeo per l’acquisizione dei francesi Chantiers de l’Atlantique.

LEONARDO E THALES FUORI DALL’ACCORDO

Ma Leonardo e Thales resteranno fuori dalla joint venture che sarà il prime contractor delle gare future. “Spetterà al cliente decidere come procedere”, hanno sottolineato Bono e Guillou al momento della firma. “Noi privilegeremo il miglior binomio tra la nave e il sistema di combattimento (Cms). Puntiamo a offrire il miglior pacchetto al miglior prezzo”.

LA CLAUSOLA SU LEONARDO PREVISTA DAL GOVERNO

Tornando alla delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri, sul ruolo di Leonardo nell’operazione il governo si è limitato a raccomandare: “Che sia inviato un rapporto biennale sullo stato di avanzamento del progetto, con particolare riguardo alle attività sviluppate dalla joint venture e alla ripartizione dei carichi di lavoro qualitativa e quantitativa tra le due Società ed i rispettivi fornitori principali, Thales S.A. e Leonardo S.p.a”. Ha commentato La Verità: “Non c’è stata alcuna imposizione a favore di Leonardo”. Secondo le indiscrezioni di Start, il gruppo presieduto da Gianni De Gennaro non avrebbe sottoposto alla presidenza del Consiglio alcuna richiesta. Magari le “cartucce” saranno usate se dovesse riemergere il progetto di Bono per una Super Finmeccanica frutto della fusione tra Fincantieri e Leonardo.

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