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Fincantieri, come sarà e quanto vale l’unità anfibia per il Qatar

Fincantieri Qatar

Impostata da Fincantieri la futura unità da sbarco per la Marina del Qatar. L’approfondimento di Giovanni Martinelli

Il 17 maggio rappresenterà una data destinata a rimanere in qualche modo nella storia di Fincantieri. Presso lo stabilimento di Palermo, primo elemento di grande rilevanza visto che da molto tempo questo non si cimentava con la costruzione di navi militari, si è infatti svolta la cerimonia di impostazione della nuova unità anfibia destinata alla Marina del Qatar; che al tempo stesso rappresenta dunque il passaggio finale dell’importante programma di potenziamento della Forza Armata dell’Emirato e una delle più grandi/complesse unità militari degli ultimi anni destinate all’export da parte del gruppo Triestino.

Prima di affrontare nel dettaglio le caratteristiche di questa nuova piattaforma navale, un rapido passo indietro; più precisamente all’agosto del 2017, quando cioè arrivò l’annuncio dell’assegnazione di un contratto a Fincantieri per la realizzazione a favore della Marina di Doha di ben 7 unità: 4 corvette della classe Al Zubarah (di fatto delle fregate leggere; tutte già varate e in fase di consegna), 2 pattugliatori classe Musherib (in realtà motomissilistiche; anch’esse in fase di consegna) e infine, la “nave ammiraglia” di questo pacchetto e cioè l’unità anfibia del tipo LPD (Landing Platform Dock) in questione.

Per quanto non siano mai state fornite cifre ufficiali, si stima che il valore del contratto fosse di almeno 4 miliardi di euro; che diventano 5 aggiungendo la dotazione di missili per tutte le navi. Un programma dunque importante, non solo per i suoi risvolti operativi (perché grazie a queste nuove piattaforme la Marina del Qatar risulterà notevolmente rinnovata/potenziata) e industriali; ma, anche, per la creazione di più solidi rapporti tra quest’ultimo Paese e l’Italia. Il contratto prevede infatti significative fasi di addestramento del personale qatarino in Italia, utilizzando anche strutture della nostra Marina Militare.

È da evidenziare che questo potenziamento della componente navale non è certo l’unico in atto da parte di Doha; è infatti l’intero strumento militare del Qatar a essere oggetto di un vigoroso processo di acquisto di nuovi sistemi d’arma anche per l’Esercito e l’Aeronautica. Con questa stessa politica di acquisto declinata peraltro in una maniera anche “originale”; nella misura in cui essa diventa parte integrante delle relazioni internazionali di Doha, con questi sistemi d’arma sono procurati da un ampio numero di Paesi, con l’obiettivo secondario di stabilire rapporti più ampi possibili.

Per tornare poi al tema specifico dell’unità in questione, quello che emerge con chiarezza è un aspetto ben preciso: questa futura LPD destinata alla Qatari Emiri Navy sarà una nave fuori dal comune per le sue caratteristiche peculiari.

A premessa dell’analisi, c’è da dire che le informazioni ufficiali sono scarse; tanto da dover essere integrate da quelle provenienti da varie fonti. A ogni modo la nave in questione è derivata dalla simile Kalaat Beni Abbes, costruita sempre da Fincantieri per la Marina Algerina nel 2014; a sua volta derivata dal progetto della nave San Giusto realizzata per la Marina Militare negli anni 90.

Da un punto di vista delle dimensioni, si parla di una piattaforma lunga circa 143 metri, larga 21,5 e con un dislocamento a pieno intorno alle 8.800 tonnellate. Con una configurazione generale che sarà comunque “classica”; un ampio ponte di volo (dal quale potranno operare gli elicotteri NH-90 forniti da Leonardo), i 3 mezzi da sbarco del tipo LCM (Landing Craft Mechanized) posti sul lato di sinistra e che possono sfruttare un apposito bacino allagabile per la movimentazione di mezzi nonché personale e, infine, una sovrastruttura posta sul lato di destra che ospita diversi locali/aree vitali più i sensori della nave.

L’unità in questione potrà contare su un equipaggio di 150 uomini; ai quali si aggiungeranno altri 400 militari della forza da sbarco. Anche sul fronte dell’impianto propulsivo mancano notizie chiare, anche se si può facilmente immaginarne uno basato su motori diesel; con un quadro di prestazioni per il quale si ipotizzano velocità nell’ordine dei 20 nodi e un’autonomia di 7.000 miglia circa all’andatura di crociera di 15 nodi.

La parte più interessante di questa nave sarà però rappresentata dal set di sensori nonché dalle armi imbarcate; e, di conseguenza, dal ventaglio di missioni assolvibili che spazieranno dunque dalle operazioni anfibie (comprese quelle in casi di interventi umanitari/di soccorso) a quella ben più significativa di difesa aerea.

Su questa LPD troveranno infatti posto ben 2 radar (entrambi di Leonardo); il Kronos e il Kronos Power Shield. Quest’ultimo destinato alla scoperta aerea a lungo raggio mentre il primo è dedicato alla sorveglianza, tracciamento bersagli e guida missili. Una combinazione “importante”, che peraltro si fonde perfettamente con i tipi di missili imbarcati, e cioè i 16 Aster 30 antiaerei installati in lanciatori verticali (o VLS,Vertical Launching System) installati nella zona di prua; una combinazione che (di fatto) proietta le capacità complessive di questa nave anche nel campo della difesa contro i missili balistici (ABM Anti-Ballistic Missile). Davvero “notevole”!

Quello che sta dunque volgendo al termine (con la LPD in oggetto di prevista consegna nel 2025), ha rappresentato una sfida significativa per Fincantieri; una sfida che però a questo punto si può dire vinta. A conferma del fatto che il gruppo di Trieste, i cui vertici aziendali sono stati peraltro appena rinnovati, è un “player” internazionale di primo piano nel settore della cantieristica militare.

Considerazione molto meno scontata di quanto si pensi, perché è evidente che la spinta all’aumento delle spese militari nei prossimi anni (in Europa, ma non solo) non potrà non aver ricadute sul quadro delle commesse per le Marine Militari di tutto il mondo. Con concrete possibilità dunque per Fincantieri stessa di ottenere nuovi successi nell’export e di aumentare così il proprio peso in questo specifico settore.

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