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Perché Facebook resta sulla graticola in Usa rispetto a Snapchat, Reddit e Twitch

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Com’è andato l’incontro tra Facebook e i gruppi per i diritti civili dopo il boicottaggio di Facebook da parte degli inserzionisti in protesta contro la mancata azione del social network sui contenuti di odio e la disinformazione sulla piattaforma. Ecco cosa scrivono i giornali americani

 

Si prospetta un’estate di fuoco per Mark Zuckerberg.  È stato “un fallimento” l’incontro di martedì scorso tra Facebook e i leader delle associazioni per i diritti civili responsabili del boicottaggio pubblicitario “Stop Hate for Profit” messo in atto contro il social network e la sua sussidiaria Instagram.

Sulla scia dell’incontro arrivano anche i risultati di un audit esterno sui diritti civili, commissionato due anni fa da Facebook stesso, che potrebbero solo rafforzare la determinazione delle associazioni contro le politiche per i discorsi d’odio della piattaforma.

La probabile conseguenza del deludente incontro è che il boicottaggio della piattaforma pubblicitaria di Facebook — che ha raggiunto quasi 1000 inserzionisti in meno di un mese — si estenda più a lungo di quanto previsto.

IL COLLOQUIO CON LE ASSOCIAZIONI PER I DIRITTI CIVILI

Il ceo e fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e il direttore operativo Sheryl Sandberg non hanno convinto i gruppi per i diritti civili che si sono detti delusi dall’incontro convocato per discutere di come porre fine all’hate speech sulla piattaforma.

“Il meeting è stato un fallimento” ha commentato Rashad Robinson, direttore esecutivo di Color Of Change, durante una conferenza stampa tenuta via Zoom.

“Si sono presentati aspettandosi di ricevere una A (il massimo voto) solo per la partecipazione” ha detto Robinson, riferendosi a Zuckerberg e a Sandberg.

“Avevamo dieci punti in discussione e non abbiamo ottenuto nessun impegno da parte di Facebook” ha dichiarato il ceo della Anti-Defamation League, Jonathan Greenblatt. “Tutto quello che Mark deve fare, che Facebook deve fare è dire una volta per tutte che il suprematismo bianco, il razzismo, l’antisemitismo, l’odio contro i musulmani, la xenofobia devono essere fermati, ora”.

LE COLPE DI FACEBOOK

Secondo le associazioni per i diritti civili finora il colosso dei social media ha dato la priorità alla libertà di parola rispetto ad altri valori, aprendo così le porte agli abusi da parte dei politici.

Per la coalizione in difesa dei diritti civili a rappresentare un grosso problema è proprio la dimensione di Facebook. “Facebook ha 2,6 miliardi di utenti in tutto il mondo. Sono più dei seguaci del cristianesimo”, ha dichiarato Robinson.

Secondo Jessica J. González, ceo di Free Press, le assicurazioni di Facebook sul fatto che sta facendo progressi sono difficili da valutare proprio a causa delle dimensioni dell’azienda.

CHI HA BOICOTTATO GLI ANNUNCI PUBBLICITARI SU FACEBOOK

La coalizione chiamata ‘Stop Hate for Profit’, ha chiesto alle aziende di interrompere la pubblicità su Facebook per il mese di luglio, accusando il gigante social di non essere riuscito a combattere i contenuti e la disinformazione razzisti, violenti o odiosi.

La campagna che ha visto l’adesione di oltre 1.000 società — tra cui Uniliver, Ford, Verizon ma anche Pepsi, Adidas e Starbucks — chiede di rimuovere i contenuti che incitano all’odio e al razzismo.

LA POSIZIONE DEL GRUPPO DI MENLO PARK

“Condividiamo l’obiettivo di queste organizzazioni; non beneficiamo dall’odio e non lo vogliamo sulle nostre piattaforme”, aveva dichiarato un portavoce di Facebook prima dell’incontro di martedì. Poco dopo, la società ha fatto sapere che l’incontro “è stata un’opportunità per noi per ascoltare dagli organizzatori della campagna e riaffermare il nostro impegno nella lotta contro l’odio sulla nostra piattaforma”.

PROMETTONO ANCORA BATTAGLIA I GRUPPI PER I DIRITTI CIVILI

Ma non la pensano così le associazioni per i diritti civili. “Invece di rispondere effettivamente alle richieste di dozzine dei maggiori inserzionisti della piattaforma che hanno aderito al boicottaggio degli annunci #StopHateForProfit durante il mese di luglio, Facebook vuole che accettiamo la stessa vecchia retorica, riconfezionata come una nuova risposta” afferma in una nota la coalizione di gruppi per i diritti civili.

“Non è finita. Continueremo ad espandere il boicottaggio fino a quando Facebook non prenderà sul serio le nostre richieste”, ha dichiarato Jessica Gonzalez, leader dell’organizzazione Free Press, che fa parte della coalizione.

COSA FARANNO GLI INSERZIONISTI

Per ora, gli inserzionisti stanno aspettando di seguire le direttive degli organizzatori del boicottaggio. La maggior parte delle aziende partecipanti ha sospeso gli impegni pubblicitari su Facebook, Instagram e altre piattaforme almeno fino a luglio. Ma che succederà alla fine del mese?

IL RITORNO SULLA PIATTAFORMA ADV DI FACEBOOK SECONDO AXIOS

Come ha evidenziato Axios, “la maggior parte degli osservatori ha ipotizzato che questo boicottaggio sui social media finirà come hanno fatto gli altri, con gli inserzionisti che hanno ripreso le spese. Ma sarà molto più difficile per loro tornare su Facebook mentre i leader del boicottaggio li esortano a tenersi fuori dalla piattaforma”.

LE RICADUTE SUL COLOSSO TECNOLOGICO

Sempre secondo Axios inoltre, è improbabile che Facebook riporti perdite di entrate derivanti dal boicottaggio quando annuncerà i guadagni del secondo trimestre tra tre settimane. Tuttavia, la protesta ha pesato pesantemente sulla reputazione e sul morale dell’azienda.

COSA EMERGE DALL’INDAGINE SUI DIRITTI CIVILI SUL SOCIAL NETWORK

Nel frattempo, il giorno dopo l’incontro Facebook ha reso noto i contenuti del rapporto sulla situazione dei diritti civili su Facebook commissionato dal gruppo di Menlo Park. L’audit ha potenzialmente più peso di altre critiche basate sui diritti civili perché il social network ha concesso ai revisori un ampio accesso ai suoi sistemi e dirigenti, e comprendeva il feedback di oltre 100 gruppi per i diritti civili. Tuttavia, non fornisce alcuna garanzia che Facebook apporti importanti cambiamenti alle sue politiche o pratiche.

L’indagine  ha rilevato “gravi passi indietro” nei programmi del social network su temi come discorsi d’odio, disinformazione e pregiudizi. A guidare la rilevazione Laura Murphy, ex dirigente di American Civil Liberties Union, incaricata nel 2018. Nelle 100 pagine di rapporto si legge di “un’altalena di progresso e arretramenti” su ogni tema, dai pregiudizi negli algoritmi alla moderazione dei contenuti alle pubblicità.

COSA FANNO GLI ALTRI SOCIAL

Secondo il Washington Post, i rivali di Facebook nella Silicon Valley — tra cui Snapchat, Reddit e Twitch — stanno agendo in maniera più severa quando monitorano il presidente degli Usa Trump e i suoi sostenitori più estremi.

LE RACCOMANDAZIONI A MARK ZUCKERBERG

Le raccomandazioni del rapporto, che non sono vincolanti, suggeriscono a Facebook di costruire una “infrastruttura di diritti civili” in ogni aspetto della compagnia, nonché una “più forte interpretazione” delle politiche di soppressione sul voto e azioni più concrete sugli algoritmi.

A PROPOSITO DEI POST DEL PRESIDENTE TRUMP

Dall’audit emerge inoltre come le recenti decisioni di Facebook di autorizzare post controversi del presidente Donald Trump hanno stabilito un “terribile precedente” che potrebbe consentire alla piattaforma di essere “armata per alterare il voto”.

Nel rapporto si critica infatti la scelta di Facebook di lasciare intatti diversi post del presidente Trump, tra cui tre a maggio, che a detta dei revisori “hanno chiaramente violato” le politiche della società che vietano i discorsi di odio e l’incitamento alla violenza.

ANCHE FACEBOOK CHIUDE ALCUNI ACCOUNT

Ma a mettere sotto pressione il social network non sono soltanto i gruppi per i diritti civili. Ieri Facebook ha rimosso 50 pagine personali e professionali collegate al gruppo di odio di estrema destra Proud Boys e al consigliere di lunga data del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Roger Stone. Quest’ultimo è stato condannato a 40 mesi di carcere all’inizio dell’anno per aver interferito in un’indagine congressuale.

La chiusura degli account rischia però di far innervosire ulteriormente il presidente Trump e gli altri conservatori che accusano Facebook di reprimere le voci di destra.

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