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Export militare, Leonardo e Fincantieri continuano la scalata. Report Sipri

Leonardo Sipri

Leonardo svetta nella top 100 dei produttori di armi stilata dall’istituto indipendente svedese Sipri guadagnando la 12esima posizione. Cresce anche quota Fincantieri (dal 48esimo al 46esimo posto). Tutti i dettagli

Leonardo svetta nella classifica mondiale delle vendite militari redatta dall’istituto indipendente svedese Sipri.

Secondo i dati raccolti da Sipri da fonti aperte, il colosso della difesa e aerospazio italiano ha realizzato vendite per circa 13,9 miliardi nel 2021 con un incremento del 18% sull’anno precedente, portandosi al 12esimo posto della classifica mondiale delle top 100 (14esima posizione nel 2020). Anche Fincantieri scala posizioni (dal 48esimo posto nel 2020 al 46esimo) con un incremento delle vendite del 5,9% a 2,98 miliardi di dollari (36% dei ricavi complessivi).

Nella classifica dei primi 100 costruttori mondiali del 2021 è guidata dalla statunitense Lockheed Martin, seguita dalle americane Raytheon, Boeing, Northrop Grumman, General Dynamics. Ma l’istituto registra anche l’ascesa delle società cinesi, cresciute del 6,3 per cento in un anno.

Le vendite di armi nel mondo lo scorso anno, nonostante le difficoltà nella catena di approvvigionamento, sono cresciute dell’1,9% a 592 miliardi di dollari. Anche se l’incremento è inferiore a quello che si registrava prima della pandemia.

Inoltre, Sipri osserva che l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio scorso ha aggiunto nuove sfide a quella della supply chain per le aziende del settore, anche perché la Russia è un importante fornitore di materie prime utilizzate nella produzione di armi. Ciò potrebbe ostacolare gli sforzi in corso negli Stati Uniti e in Europa per rafforzare le loro forze armate e per ricostituire le loro scorte dopo aver inviato miliardi di dollari di munizioni e altre attrezzature in Ucraina, secondo gli analisti dell’istituto svedese.

Tutti i dettagli.

BALZO DELLE VENDITE MILITARI NEL 2021

Il fatturato delle 100 principali aziende per la difesa su scala globale è aumentato nel 2021 dell’1,9% su base annua, a 592 miliardi di dollari. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). L’aumento ha segnato il settimo anno consecutivo di crescita globale della vendita di armi.

Tuttavia, nonostante il tasso di crescita 2020-21 sia maggiore di quello 2019-2020 (1,%), questo rimane inferiore alla media dei quattro anni precedenti alla pandemia da Covid-19 (3,7%).

Ad impattare il comparto ci hanno pensato le criticità nelle catene di approvvigionamento e le carenze nell’offerta, che hanno rallentato la produzione insieme alla mancanza di manodopera, all’elevata inflazione e ai contratti posticipati o annullati. Ora, a causa della guerra mossa dalla Russia contro l’Ucraina, la domanda di armamenti è in aumento, ma i problemi delle catene di fornitura continuano a gravare sul settore della difesa, sottolinea il Sipri.

I COLOSSI USA DOMINANO LA TOP 100

Le imprese statunitensi confermano il loro primato nel comparto, con una quota del 51%. Per le società cinesi e per quelle tedesche, il dato è rispettivamente del 18 e dell’1,6%. Dal 2018, le prime cinque società nella Top 100 hanno tutte sede negli Stati Uniti. Anche nel 2021 colossi statunitensi dominano infatti la Top 100, ma le vendite sono in calo, segnala il Sipri. Nel 2021, le vendite di armi delle 40 società statunitensi nella lista sono ammontate a 299 miliardi di dollari.

COME SE LA CAVANO LE AZIENDE EUROPEE

Nel 2021, 27 delle aziende incluse nella Top 100 hanno sede in Europa. Il totale delle vendite di armi è aumentato del 4.2% rispetto al 2020, raggiungendo i 123 miliardi di dollari. “Per il 2021 la maggior parte delle aziende europee specializzate nel settore aerospaziale militare ha riportato perdite attribuite alle interruzioni della supply chain”, ha affermato Lorenzo Scarazzato, ricercatore del programma Military Expenditure and Arms Production di Sipri. Dassault Aviation Group è in controtendenza rispetto al settore aerospaziale militare (dal 34esimo posto balza al 19esimo). Nel 2021, le vendite di armi dell’azienda hanno raggiunto i 6.3 miliardi di dollari, registrando un aumento del 59%, grazie alle consegne di 25 aerei da combattimento Rafale.

Sale anche il consorzio Mbda (partecipato da Leonardo). Nel 2021 il gruppo missilistico europeo guadagna il 27esimo posto nella classifica (dal 32esimo del 2020), con vendite di armi per 4,96 miliardi di dollari (99% del totale dei ricavi) in crescita del 15% sull’anno precedente. Crolla invece Airbus, in calo al 15esimo posto (rispetto al 12esimo del 2020) con vendite per 10,85 miliardi (-15%).

LEONARDO E FINCANTIERI CONTINUANO A SCALARE POSIZIONI

Come detto all’inizio, l’italiana Leonardo è 12esima e ha guadagnato due posti con un fatturato militare di circa 13,9 miliardi di dollari. Le vendite di armi di Leonardo, secondo i calcoli dell’istituto rappresentano l’83% dei ricavi totali. “Il business dell’azienda statale però è focalizzato sugli elicotteri e sull’intercettore Eurofighter, che non paiono tra le priorità del domani” osserva Repubblica.

Anche il gruppo della cantieristica navale italiano continua la scalata nella classifica. Se nel 2020 Fincantieri aveva compiuto un balzo dalla 55esima alla 48esima posizione, nel 2021 raggiunge la 46esima posizione con un incremento delle vendite del 5,9% a 2,98 miliardi di dollari (36% dei ricavi complessivi).

LO SPRINT DELLE AZIENDE CINESI

Spostandoci nel continente asiatico, le aziende cinesi guidano la rapida crescita delle vendite di armi: le otto società di armi cinesi nella lista hanno registrato vendite totali di armi per 109 miliardi di dollari, un aumento del 6,3%. Secondo il Sipri le vendite combinate di armi delle 21 società in Asia e Oceania incluse nella Top 100 hanno raggiunto i 136 miliardi di dollari nel 2021, 5.8% in più rispetto al 2020. “C’è stata un’ondata di consolidamento nell’industria cinese delle armi dalla metà degli anni 2010”, ha affermato Xiao Liang, ricercatore del programma Military Expenditure and Arms Production dell’istituto con sede a Stoccolma. “Nel 2021 questo ha visto la compagnia cinese CSSC diventare il più grande costruttore navale militare del mondo, con vendite di armi per 11.1 miliardi di dollari, dopo la fusione tra due società preesistenti”.

LA SFIDA DELLA SUPPLY CHAIN (E DELLA GUERRA RUSSIA-UCRAINA)

Infine, la domanda di armi sta registrando una forte crescita quest’anno e “Avremmo potuto assistere a un aumento ancora più marcato nella vendita di armi nel 2021, se non fosse stato per i persistenti problemi della supply chain,” ha evidenziato Lucie Béraud-Sudreau, Direttrice del programma Military Expenditure and Arms Production del Sipri.

“L’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 si è aggiunta alle sfide della supply chain per l’industria delle armi, dato che la Russia è un importante fornitore di materie prime necessarie per la produzione. Ciò potrebbe ostacolare sforzi in corso negli Stati Uniti e in Europa volti a rafforzare le forze armate e a ricostituire le scorte dopo aver inviato miliardi di dollari di munizioni e altro equipaggiamento in Ucraina. “L’aumento della produzione richiede tempo”, ha sottolineato Diego Lopes da Silva, ricercatore senior del Sipri. “Se le interruzioni delle supply chain continuano, potrebbero essere necessari diversi anni prima che alcuni dei principali produttori di armi soddisfino la nuova domanda creata dalla guerra in Ucraina”.

 

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