Innovazione

Epic Games (che sfida Apple e Google) si trastullerà con Mediatonic (Fall Guys)

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Epic Games Mediatonic

Perché Epic Games ha acquistato Mediatonic. Fatti, numeri e commenti

Le microtransazioni come solo modello di business. O quasi. Per lo meno per pagarsi lo sviluppo di progetti più seri. Pare strano (anzi, no, non lo è affatto) che a sostenerlo sia proprio la software house di Potomac fondata nel 1991 da Tim Sweeney che ha iniziato una lotta senza quartiere con Google e Apple per la percentuale che trattengono sugli acquisti degli utenti (qui abbiamo raccontato bene la vicenda, tuttora in attesa di risoluzione e pendente in più aule, da quelle giudiziarie a quelle dell’Ue). Ma è ormai chiaro che Epic Games punti tutto su questo genere di guadagni, tant’è che ha appena acquistato Mediatonic, ovvero la loro gallina dalle uova d’oro: Fall Guys. Ma andiamo con ordine.

 

IL NUOVO MODELLO DI BUSINESS DI EPIC GAMES

C’era una volta Epic Games, software house “pura”, nel senso che pensava unicamente a sviluppare. Dopo una serie di videogame mediocri, che oggi nessuno ricorda, sviluppò Unreal. Era il 1998 e Unreal era un clone abbastanza spudorato di Quake (1996), che era a sua volta una copia di Doom (1993). Ma Doom e Quake condividevano il medesimo team di sviluppo, almeno.

 

Sta di fatto che Unreal giocò un ruolo fondamentale nella storia di Epic Games. A livello visivo, infatti, il gioco si permetteva virtuosismi (effetti luce, riflessi, trasparenze, texture dettagliate) e una complessità poligonale che all’epoca nessuno riusciva a raggiungere. A Sweeney si accese allora la proverbiale lampadina: perché non concedere in licenza il motore grafico del gioco, l’Unreal Engine, appunto, che al team era costato tre anni di fatiche, più tutti i soldi necessari per sviluppare il videogame?

LA LICENZA PER RIDURRE IL RISCHIO DI IMPRESA

Sviluppare un videogioco è un salto nel buio: occorrono tanti investimenti, tante risorse (all’epoca gli studi iniziavano a strutturarsi, era finita da un pezzo l’era dei videogame fatti in garage da uno o due studenti); campare affittando un motore grafico è molto meglio. Si dà in licenza una tavolozza vuota, sta a chi la usa decidere che farci, non si assume sulle proprie spalle il rischio che il gioco al pubblico non piaccia e resti negli scaffali.

DALL’UNREAL ENGINE AI LIVE SERVICE

La mossa fu vincente. Oggi il videogiocatore medio non sa cosa sia Unreal, ma conosce l’Unreal Engine. La quinta versione del motore grafico è stata mostrata il 13 maggio 2020 su PlayStation 5 ed è qualcosa che toglie il fiato per potenza e accuratezza. Il gioco che vedete a partire dal minuto 1:20 non esiste e probabilmente nemmeno esisterà mai. Serve per far comprendere cosa può fare l’Unreal Engine nelle mani di chi deciderà di affittarlo per sviluppare il suo videogame. E non è nemmeno detto che le attuali console riescano a fare per davvero tutte quelle cose mirabolanti assieme, nel medesimo titolo.

 

Questa è una parte del business di Epic Games. I soldi, quelli veri, quelli facili, derivano da un altro tipo di attività, comunque strettamente imparentata con il concetto di dare su licenza un software e ricevere in cambio corrispettivi frammentati e dilazionati nel tempo. I titoli live service con microtransazioni. Epic Games che, attualmente è, per il 40% in mano al colosso cinese Tencent (e questo le dà la sicurezza necessaria a sfidare Google e Apple), può già contare su due campioni di incassi come Fortnite e Rocket League; ora avrà pure Fall Guys, portata in dote da Mediatonic.

COSA FARÀ EPIC GAMES CON MEDIATONIC

La strategia di Epic Games dunque è ormai chiara. Così come ciò che vuole fare di Mediatonic che col suo Fall Guys ha già collezionato numeri da record: 11 milioni di copie vendute dal 4 agosto 2020 al novembre dello stesso anno, solo su PC (il gioco è disponibile anche su console e presto su Nintendo Switch). E tra ottobre e novembre è riuscito a piazzare un milione di copie.

Il gioco che fa impazzire tutti quanti (e che, coi suoi incassi, potrebbe anche permettere al suo attuale publisher, Devolver Digital, non tra i più rinomati, di fare il salto qualitativo) è un party game MMO in stile battle royale (occorre connettersi e gareggiare contro gli altri) in cui oltre 60 giocatori si sfidano online, round dopo round, finché non rimane un unico vincitore. Fall Guys costa poco (20 euro), è spesso in offerta e contiene i famigerati “Acquisti durante il gioco facoltativi”, che poi sono quelli che presentano il reale guadagno, perché consente di spezzettare l’offerta in più micro contenuti venduti separatamente. È come se invece di una casa si decidesse di vendere i singoli mattoni, le tegole, le tubature… Nessuno sarebbe così matto da comprarla così: i videogiocatori però sì. Epic Games lo ha capito e con Mediatonic continuerà a battere il ferro finché è caldo.

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