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Battaglia epica. Epic Games (Fortnite) denuncia Apple a Bruxelles

Fortnite Epic Games

Epic Games, uno dei maggiori produttori di giochi al mondo e sviluppatore di Fortnite, ha presentato una denuncia contro Apple alla Commissione Europea per comportamento anticoncorrenziale. Ecco perché. Tutti i dettagli

Per i pochi che ancora non lo conoscessero, Fortnite è ben più di un semplice videogame di successo. È un vero fenomeno culturale ‘pop’. Come pochi altri giochi prima di lui, probabilmente solo Pokémon, GTA e Super Mario. L’etichetta, da sola, vale miliardi. Curioso, per un free-to-play. Sono sempre di più i ragazzi che si immortalano sui social mentre giocano a Fortnite nella speranza di diventare youtuber e influencer famosi, come è già accaduto a centinaia di stelle nascenti (e cadenti, il Web dimentica in fretta) prima di loro. Tra questi anche un numero crescente di sportivi (soprattutto calciatori) che provano a ravvivare altrimenti il proprio nome. Ma Fortnite presto potrebbe essere studiato nei libri di diritto come la battaglia giuridica del decennio, capace di contrapporre colossi del calibro di Epic Games (proprietari del brand), Google e Apple. Andiamo con ordine.

LA BATTAGLIA SU FORTNITE

Per capire cosa stia succedendo tra la software house di Potomac, fondata nel 1991 da Tim Sweeney, e la corazzata di Tim Cook bisogna tornare indietro di quasi un anno. Anzi, no. Bisogna comprendere preliminarmente come possa un titolo free to play essere alla base della recente fortuna di Epic (che prima si sosteneva quasi esclusivamente con le royalties del suo motore grafico, l’Unreal Engine e con le entrate in qualità di intermediario del proprio store online di videogames). Secondo Superdata, Fortnite è il gioco che ha generato più entrate nel 2019: 1,8 miliardi di dollari. Ma il download non è gratuito?

COME FATTURA FORTNITE?

Il download sì. Tutto il resto, essenziale per giocare come si deve ed essere competitivi, no. Di mezzo ci sono insomma le famigerate micro-transazioni, quelle che a conti fatti riescono a strappare agli utenti più del prezzo medio di mercato di un gioco. C’è pero un problema: gli store di videogame (Epic lo sa bene perché appunto ne gestisce uno) come quelli di Google e Apple trattengono una percentuale (il 30%) su ogni transazione. E ad Epic Games non sta bene. Anche perché la software house statunitense (il 40% è in realtà nelle mani dei cinesi) si vanta di trattenere il 12% del transato, meno della metà di quanto non facciano gli altri.

LE LITI CON GOOGLE E APPLE HANNO RADICI LONTANE

È il motivo per il quale Sweeney scelse anni fa di non pubblicare Fortnite su Play Store, decisione che ha portato a numerose scaramucce con Google, come la volta (era il 2018) che il colosso statunitense rivelò (come fa sempre in casi analoghi) l’esistenza di una falla nella sicurezza del videogame di Epic nonostante il Ceo stesso si fosse mosso personalmente — pare — chiedendo qualche giorno in più per dar modo ai suoi programmatori di sanarla senza danni all’immagine.

Google, inutile dirlo, fece orecchie da mercante. Anzi, da Mountain View l’occasione fu sfruttata per ricordare implicitamente come, mentre per i software presenti sugli scaffali digitali del proprio negozio le patch vengono scaricate automaticamente, chi decide di restare fuori deve richiedere ai propri utenti di provvedere manualmente. Per questo Epic Games bollò la mossa di Google come “irresponsabile” dato che metteva a rischio tutti quei videogiocatori che ancora giocavano con la versione vecchia di Fortnite.

LA BATTAGLIA SUGLI INCASSI DI FORTNITE

Arriviamo alla scorsa estate. E al Rubicone attraversato da Epic (che, ricordiamolo, ha dietro il colosso cinese Tencent) con la decisione di fare concorrenza diretta agli altri store: uno sconto del 20% per chi acquista passando dall’Epic Store e non dai negozi dei rivali. “Siamo lieti di annunciare che da oggi è disponibile una nuova opzione di pagamento su iOS e Google Play: l’opzione di pagamento diretto Epic. Se scegli di utilizzare l’opzione di pagamento diretto Epic, potrai risparmiare fino al 20%, perché Epic ti girerà lo sconto sui costi di elaborazione dei pagamenti”.

IL BANNUM

La reazione di Apple e Google ovviamente non si è fatta attendere: nemmeno 24 ore dopo Fortnite era già fuori da App Store e Play Store. I due colossi non possono certo accettare il rischio di pubblicizzare un software gratuito, a commissione zero, che permette l’acquisto delle transazioni in app tramite piattaforma proprietaria, che per di più fa loro concorrenza sleale.

LA BATTAGLIA CON APPLE

E siamo ormai all’altro ieri. Il 10 settembre scorso Epic Games comunicava: “Apple sta bloccando gli aggiornamenti e le nuove installazioni di Fortnite su App Store e non ci consente più di sviluppare Fortnite per i dispositivi Apple. Per questo, il nuovo aggiornamento di Fortnite Capitolo 2 – Stagione 4 non verrà rilasciato su iOS o macOS. Anche Google sta bloccando Fortnite su Google Play. Ma se vuoi ancora giocare a Fortnite per Android, puoi accedere all’ultima versione dall’app Epic Games per Android su Fortnite.com/Android o dal Samsung Galaxy Store.”

E chiamava i fan alla protesta social: “Epic ha intrapreso azioni legali per porre fine alle restrizioni anticoncorrenziali di Apple e Google sul mercato dei dispositivi mobili. Unisciti alla lotta contro @AppStore e @Google sui social media con #FreeFortnite”.

COSA HA DETTO IL CEO DI EPIC GAMES APPELLANDOSI ALL’UE

Da qui la decisione di giocare anche la carta della Commissione europea, sporgendo denuncia al Direttorato Generale della Concorrenza. “La posta in gioco è il futuro delle piattaforme mobili” ha dichiarato Sweeney, formalizzando ciò che in realtà ripete da anni. “I consumatori devono avere il diritto di installare app da fonti di loro scelta. I clienti di Apple stanno pagando prezzi gonfiati per le app e per gli acquisti in-app a causa della mancanza di concorrenza su iPhone”. Non una scelta casuale, quella di Epic Games, dato che il Vecchio continente è sicuramente un foro ostile ai colossi del Web statunitensi e ha un antitrust molto attivo. L’Ue peraltro sta già vagliando la posizione di Apple in merito all’impossibilità per gli utenti di installare store alternativi all’App Store e sistemi di pagamento che non siano Apple Pay.

“Il 30% di tasse che fanno pagare è un valore assolutamente arbitrario — ha concluso il numero 1 della software house — secondo la loro idea di mercato potrebbero portare queste tasse anche al 90% o al 100% senza problemi. Epic Games non si batte per modificare questa percentuale: non ci interessa pagare meno tasse. Stiamo lottando per ripristinare i giusti valori di concorrenza all’interno dell’App Store”.

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