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Effetto Boeing e non solo. Cosa succede alla divisione Aerostrutture di Leonardo

Leonardo Aerostrutture

Tutte le ultime novità sulla divisione Aerostrutture di Leonardo. Il punto di Chiara Rossi

 

Aerostrutture “assorbe molta cassa” di Leonardo.

Ad ammetterlo è l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, a margine di un incontro organizzato dal gruppo della difesa a Bruxelles il 10 novembre.

Come emerso dalla relazione sui primi 9 mesi dell’anno, continua a soffrire la divisione Aerostrutture dell’ex Finmeccanica (ordini in calo del 33,4%). “Si conferma che il 2021 sarà l’anno più impattato per le Aerostrutture, con una ripresa graduale che porterà al breakeven alla fine del 2025” comunica il gruppo di piazza Monte Grappa.

Inoltre, “le aerostrutture, prodotte a Grottaglie, Pomigliano, Foggia e Nola, si mangiano larga parte dei risultati positivi annunciati da Leonardo nell’elettronica, nei velivoli e negli elicotteri” sottolinea il Sole 24 Ore.

Ma le difficoltà della divisione Aerostrutture non pesano solo sui conti di Leonardo.

Nell’incontro svoltosi il 12 novembre a Roma il gruppo ha confermato ai sindacati metalmeccanici il ricorso alla cassa integrazione per i quattro stabilimenti della divisione Aerostrutture, ha appreso Agi.

La cassa integrazione è dovuta ad una diminuzione dell’attività produttiva come riflesso della pandemia.

Tutti i dettagli sulla situazione della divisione Aerostrutture di Leonardo in attesa dell’incontro tra sindacati e l’ad Profumo il prossimo 16 novembre.

L’OUTLOOK PER LA DIVISIONE AEROSTRUTTURE SECONDO LEONARDO

Profumo ha quantificato l’impatto della crisi Aerostrutture “sulla cassa di Leonardo quest’anno in 350-400milioni”. Ma, assicura, “abbiamo intrapreso tutte le azioni per migliorare l’efficienza e la flessibilità industriale, mitigare le perdite nel breve termine e per garantire il futuro a lungo termine di Aerostrutture”.

“Il 2021 sarà l’ultimo anno di sofferenza e lo scenario attuale porta al pareggio alla fine del 2025” secondo i vertici del gruppo.

COME ANDRÀ LA PRODUZIONE

Il direttore generale di Leonardo Valerio Cioffi ha rilevato che il tasso di produzione per Airbus è già aumentato mentre inizierà a salire nel 2022 per Atr. Cioffi ha anche accennato alla potenziale partecipazione di Leonardo a un programma Comac (Commercial Aircraft Corportation of China) per velivoli a fusoliera larga, ma ha affermato che questo non sarebbe stato incluso nel piano quinquennale del gruppo.

“L’idea di condividere le tecnologie per la fibra di carbonio con i cinesi non piace a Boeing”, ha sottolineato il Sole 24 Ore. Quest’ultimo infatti è il cliente principale della divisione, per la quale Leonardo produce parti di fusoliera in fibra di carbonio del B787 a Grottaglie e componenti del B767 a Pomigliano.

Per il Boeing 787 la ripresa sarà più lenta, ma non ci sarebbero stop alla produzione, secondo il dg.

LA QUESTIONE DELLA MONOCOMMESSA BOEING A GROTTAGLIE

Ricordiamo che dei quattro stabilimenti della divisione Aerostrutture di Leonardo, quello di Grottaglie, in provincia di Taranto, è maggiormente colpito perché, essendo monocommessa, sconta la notevole frenata avutasi, sia per effetto del Covid sia per problemi che il committente Boeing ha avuto con un fornitore della catena produttiva, nella costruzione delle due sezioni di fusoliera del 787.

“Nello stabilimento di Grottaglie — ha dichiarato ad Agi Davide Sperti della Uilm — abbiamo al momento un 50% della forza lavoro che è dichiarata dall’azienda in esubero temporaneo perché non c’è lavoro. Parliamo di forza diretta perché sugli indiretti ancora non sappiamo in quanto è in corso una valutazione da parte di Leonardo”.

NON SI PUÒ USCIRE DAL PROGRAMMA B787

Tuttavia, è esclusa l’uscita dal programma Boeing 787.

“Poiché siamo l’unico fornitore per il 787 non possiamo uscire dal programma. Abbiamo colloqui molto positivi con Boeing. Per il lungo periodo sappiamo che questa non è difesa. Ma oggi non è possibile dire che usciremo dal business”, ha precisato Profumo nella call con gli analisti.

DIVERSIFICAZIONE CON L’EUROMALE

Piuttosto, a Grottaglie l’azienda di Piazza Monte Grappa intende procedere con la diversificazione, nel comparto militare, con la produzione dell’ala dell’Euromale.

“Questa è la giusta occasione per ripensare gli equilibri produttivi fra civile e militare stabilendo senza indugio alcuno che le attività relative all’ EuroMale siano sviluppate interamente all’interno della Divisione Aerostrutture e questa è ormai una scelta politica obbligata su cui non si può tergiversare che deve essere affiancata dal rafforzamento delle attività di ricerca, sviluppo e produzione” si legge nella nota della Uilm.

CONFERMATA LA CIG

Nel frattempo, sono circa un migliaio i lavoratori che, complessivamente, verrebbero collocati il prossimo anno in cig, 500 dei quali, però, riguardano il solo sito di Grottaglie, che dei quattro stabilimenti è il più colpito. Inoltre, mentre per tre siti la cassa sarebbe azzerata nel 2023, a Grottaglie invece proseguirebbe anche fra due anni.

LA CONTRARIETÀ DEI SINDACATI

“Il gruppo ha quindi confermato il ricorso alla cassa integrazione, ma noi — prosegue Sperti — abbiamo ribadito la nostra contrarietà. Abbiamo detto che non siamo disposti a discutere di ammortizzatori sociali in assenza di programmi che indichino una prospettiva futura”.

IN VISTA DELL’INCONTRO CON PROFUMO

Infine, “il 16 novembre è convocato l’Osservatorio strategico di Leonardo al quale sarà presente l’amministratore delegato Alessandro Profumo. Speriamo che in questa sede possano esserci delle novità” ha concluso il rappresentante Uilm.

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