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Editoria, chi farà la guerra a Google in Francia e Italia (in prima fila La Stampa e Repubblica)

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Google editori
Il 24 ottobre entra in vigore in Francia la direttiva europea sul copyright (inclusa la Link tax). Secondo un gruppo di giornalisti e direttori di testate Google sta violando la legge. Ecco nomi e dettagli

Editori e giornalisti di nuovo alla carica contro Google. Domani la direttiva europea sul copyright entra in vigore in Francia e Google è finito nel mirino della stampa nazionale ed europea. Centinaia di giornalisti, personalità dei media e della cultura hanno firmato una lettera-appello con cui chiedono alle autorità di “contrattaccare” il colosso tecnologico di Mountain View, colpevole di eludere il diritto accessorio previsto nella legge sul copyright.
Il presidente Emmanuel Macron e il legislatore francese hanno promesso battaglia contro il gigante tecnologico. Google infatti non intende pagare gli editori per pubblicare estratti di testi su Google News. Se gli editori non consentiranno la pubblicazione gratuita, il motore di ricerca semplicemente non mostrerà più estratti di articoli e altre foto e video ridotti (o “miniature”).

FRANCIA PRIMO PAESE A RECEPIRE LA DIRETTIVA UE SUL COPYRIGHT

La Francia è il primo paese europeo dunque a recepire la direttiva dell’Unione europea sul diritto d’autore. A marzo il Parlamento europeo ha adottato la direttiva, concedendo agli Stati membri due anni per approvare la legislazione che ne rispetti i requisiti. Tuttavia, questo tanto atteso testo rischia di essere svuotato di qualsiasi portata anche prima della sua attuazione. E questo potrebbe estendersi a tutta l’Europa.

IL TESTO APPROVATO DAL PARLAMENTO EUROPEO A MARZO

Dopo le varie battute d’arresto, le clausole più controverse contenute nella direttiva sui diritti d’autore – l’articolo 11 o “link tax” e l’articolo 13 o “uploader filter” – sono uscite modificate. L’articolo 11, ribattezzato art. 15, consentirà agli editori di chiedere un compenso agli aggregatori di notizie come Google News per la visualizzazione di frammenti di notizie (snippet), mentre l’articolo 13, a oggi art. 17, impone a siti come YouTube nuovi doveri per impedire agli utenti di caricare contenuti protetti da copyright.

IL NODO LINK TAX

A suscitare l’ira della stampa francese è la scappatoia di Google alla Link tax. Da domani infatti la legge francese imporrà a Google di pagare una licenza per visualizzare frammenti di articoli di stampa su Google News.

IL RICATTO DI GOOGLE AGLI EDITORI FRANCESI (ED EUROPEI TUTTI)

Ma a Mountain View non vogliono farsi trovare impreparati. Per conformarsi alla normativa, il mese scorso Google ha presentato le nuove regole che applicherà in Francia agli editori europei, a partire dal 24 ottobre. In particolare, il gigante digitale non mostrerà più estratti di articoli e altre foto e video ridotti (o “miniature”), nei risultati del suo motore di ricerca e nel suo servizio Google News, a meno che gli editori non acconsentano di farlo gratuitamente. Se gli editori rinunciano al loro compenso, Google continuerà a mostrare i loro contenuti. In caso contrario, Big G si arroga il diritto di pubblicare il contenuto in formato ridotto (ovvero il titolo di una news e nulla di più).

LE DICHIARAZIONI DI MACRON

L’annuncio di Google ha suscitato rabbia da parte di Macron, che ieri ha riferito alla stampa che avrebbe chiesto alle autorità garanti della concorrenza europee di esaminare la mossa e di “intraprendere qualsiasi azione possibile il prima possibile”. “Alcune aziende come Google ora vogliono aggirare le regole. Non permetteremo loro di farlo”, ha tuonato Macron.

LA GIUSTIFICAZIONE DEL COLOSSO DI MOUNTAIN VIEW

“Gli editori sono sempre stati in grado di decidere se i loro contenuti sono disponibili a essere trovati in Google Search o Google News”, ha risposto laconico il colosso tech guidato da Sundar Pichai in un post sul blog. “Internet ha creato più scelta e diversità nelle notizie che mai. Con così tante opzioni, può essere difficile per gli utenti trovare notizie a cui sono interessati. E per tutti i tipi di editori… è importante assicurarsi che i lettori possano trovare i loro contenuti”.

IL REGOLATORE FRANCESE IN AZIONE

Alla fine di settembre l’authority francese deputata alla concorrenza ha annunciato che avrebbe indagato l’operato di Google, con un’inchiesta “esplorativa”. Non si sa dunque se ciò rappresenta il preludio a un’azione legale contro il gigante tecnologico statunitense. Quel che è certo è che nel frattempo a rimetterci saranno i media francesi (e in seguito europei).

IL PRECEDENTE TEDESCO

Senza dimenticare infine che la link tax si è già rivelato un disastro sia in Germania sia in Spagna, non riuscendo ad arricchire gli editori di giornali. La Germania è stata la prima a ottenere una legge sui diritti d’autore connessi nel 2013, a seguito di intense pressioni da parte di attori politicamente connessi come il gigante editoriale Axel Springer. La legge ha dato agli editori il diritto di addebitare agli aggregatori di notizie online come Google la riproduzione di frammenti del loro articolo nei risultati di ricerca.

Tuttavia, quando hanno provato a far rispettare questo nuovo diritto contro Google, il gigante dei motori di ricerca ha semplicemente smesso di usare gli snippet in questioni. I rinvii alle proprietà di Springer come Bild sono crollati dell’80% portando all’immediato dietrofront degli editori che hanno addirittura garantito al colosso di Mountain View un’esenzione temporanea dal pagamento pur di tornare su Google.

E QUELLO SPAGNOLO

La Spagna ci ha provato l’anno dopo. I legislatori hanno elaborato una versione ancora più severa della legge che costringeva gli editori a richiedere tariffe di copyright accessorie dagli aggregatori di notizie, che volessero o meno (e gli editori più piccoli, grati per del traffico generato da Google, in realtà non volevano). Di fronte a questa legge, Google ha chiuso Google News in Spagna.

I FIRMATARI

In attesa dell’azione di regolatori e legislatori, i media francesi non sono rimasti a guardare. Ieri più di 900 giornalisti, editori e personalità della stampa europea hanno divulgato una lettera di accusa contro il “ricatto” di Google. Tra i firmatari francesi risaltano i direttori di Les Echos, Le Figaro, L’Hebdo e AFP.

CHI HA ADERITO IN ITALIA

“Sottoscriviamo parola per parola l’appello dei colleghi francesi”, ha dichiarato all’Ansa Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana. “Abbiamo chiesto al sottosegretario per l’editoria Andrea Martella che si proceda anche in Italia all’applicazione della direttiva Ue sul copyright” ha fatto eco Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi dopo la mobilitazione e l’appello dei giornalisti francesi. Secondo i rappresentanti del sindacato della stampa italiana il governo Conte bis sembra “più cautamente disponibile” a recepire la direttiva europea, rispetto ai precedenti titolari dell’esecutivo (Lega e M5S) che hanno votato contro la normativa.

Tra i firmatari italiani della lettera-appello troviamo Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, Carlo Verdelli, direttore di Repubblica e altri direttori dei quotidiani del gruppo Gedi (che controlla fra gli altri La Stampa, Repubblica e Secolo XIX).

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA APERTA CONTRO GOOGLE

Giovedì, 24 ottobre 2019, poteva essere un grande giorno nella storia dell’Informazione dell’Europa e di Internet. Con l’entrata in vigore in Francia della direttiva europea sui diritti connessi, la stampa poteva, per la prima volta nel nostro continente, ricevere una remunerazione sui contenuti che produce e che sono diffusi su Google, Facebook e altre piattaforme.

Giornalisti dell’Ue, abbiamo lottato a lungo per questo Testo perché l’Informazione di qualità è costosa da produrre, perché la situazione attuale, che vede Google percepire la maggior parte delle entrate pubblicitarie generate dalle informazioni, è insostenibile e sta facendo sprofondare di anno in anno la stampa in una crisi sempre più profonda.

La primavera scorsa il Parlamento europeo ha votato la direttiva, l’estate scorsa il parlamento francese, quasi all’unanimità, l’ha inclusa nel diritto francese. Altri parlamenti nella UE seguiranno la Francia. Eppure questo Testo tanto atteso rischia di essere svuotato dei suoi contenuti prima della sua attuazione.

Google sta rifiutando qualsiasi trattativa offrendo ai Media un’opzione cinica e ingannevole ovvero o i Media firmano un consenso a Google rinunciando ad una remunerazione, in modo che il modello attuale basato sulla gratuità continui oppure se i Media rifiutano, sperando di essere remunerati, saranno soggetti a terribili ritorsioni: la visibilità del loro contenuto sarà ridotta al minimo. Quando gli utenti internet cercheranno informazioni non appariranno né foto né testi, apparirà un semplice titolo, niente di più. Sarà una morte lenta che ha iniziato già a svuotare le redazioni in Europa come già accaduto negli Stati Uniti.

Un suicidio per la stampa. Perché prima di arrivare su un sito multimediale, la porta di ingresso di Internet è Google. Altri motori di ricerca pesano poco. Gli editori lo sanno: non hanno i mezzi finanziari per sostenere la vertiginosa caduta del traffico sui loro siti che questo ricatto porterà.

Google sta violando la legge. Sfrutta le sottigliezze deviando il suo spirito, il colosso americano ha usato le stesse tecniche con le tasse che avrebbe dovuto pagare permettendosi un’evasione fiscale su scala globale.

È un nuovo gesto di disprezzo alla sovranità nazionale ed europea. Google vuole dimostrare l’impotenza pubblica di regolamentare le piattaforme, piegare i Media e costringendoli ad accettare un modello economico basato sul principio dei contenuti non retribuiti. Sventola magnanimamente la bandiera dei finanziamenti che ha gentilmente concesso per progetti innovativi nel campo dei media: un diversivo, un’elemosina per un gruppo che pesa 140 miliardi di dollari di fatturato.

Poiché le campagne di disinformazione invadono Internet e i social network, poiché il giornalismo indipendente viene attaccato in diversi paesi dell’Ue, rinunciare sarebbe catastrofico.

Chiediamo un contrattacco da parte di chi decide. Chi decide deve rafforzare i testi in modo che Google non possa più distorcerli. Chi decide deve usare tutto l’arsenale a propria disposizione per combattere l’abuso di una posizione dominante del colosso americano.

Da parte nostra, giornalisti, video-giornalisti, fotografi, artisti, facciamo appello all’opinione pubblica e guidiamo questa lotta perché la posta in gioco è la sopravvivenza di media indipendenti e pluralistici, e in definitiva la vitalità della nostra Democrazia.

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