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Dove sta andando il giornalismo secondo il boss di News Corp

News Corp, la società di Rupert Murdoch proprietaria, tra gli altri, del Wall Street Journal e del Times, ha appena concluso un accordo da 150 milioni di dollari con Meta diventando così - secondo il suo ad - essenzialmente un’“azienda di input” per l’IA. È la fine del giornalismo o l'inizio di una nuova epoca?

 

Se l’intelligenza artificiale ha bisogno di essere nutrita, che mangi almeno roba buona. Questo è il pensiero di Robert Thomson, l’amministratore delegato di News Corp – società di Rupert Murdoch proprietaria di alcuni dei quotidiani più letti, tra cui Wall Street Journal, Times, Sun e New York Post. Ecco perché il gruppo editoriale statunitense ha siglato un accordo da 150 milioni di dollari con Meta.

Per Thomson, che ha dichiarato di parlare spesso sia con Sam Altman di OpenAI sia con Mark Zuckerberg di Meta, News Corp infatti è essenzialmente un’“azienda di input” per l’IA.

Già nel 2024, News Corp aveva firmato un accordo con OpenAI – del valore stimato di 250 milioni di dollari – che consentiva alla software house di accedere sia ai contenuti attuali che a quelli archiviati per addestrare ChatGpt.

L’ACCORDO CON META

L’accordo, della durata di tre anni, consentirà a Meta di utilizzare i contenuti statunitensi e britannici del gruppo per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale e alimentare le risposte dei chatbot. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’intesa potrebbe prevedere un corrispettivo fino a 50 milioni di dollari l’anno, per un valore complessivo che può arrivare a 150 milioni nell’arco del contratto. L’operazione si inserisce in una strategia più ampia con cui Meta sta rafforzando le partnership sui dati, dopo accordi con testate come Cnn, Fox News e Reuters.

“CORTEGGIA E FAI CAUSA”

Thomson ha definito l’approccio del gruppo nei confronti delle aziende di intelligenza artificiale come una strategia “woo and sue”, letteralmente “corteggia e fai causa”.

“Vi corteggeremo. Vorremmo che foste nostri partner. Ma se state rubando i nostri contenuti, vi faremo causa”, ha dichiarato. E in un altro passaggio ha aggiunto: “Vorremmo che foste nostri partner. Ma se state rubando i nostri contenuti, vi faremo causa… vi veniamo a prendere. Possiamo vedervi mentre lo fate. Prima o poi arriveremo anche da voi. Ci sarà uno sconto per chi si consegna spontaneamente e una penalità per chi resiste”.

Secondo l’amministratore delegato, la società si trova inoltre in una fase avanzata di ulteriori negoziazioni e nuovi accordi potrebbero essere annunciati a breve.

IL VALORE DEI CONTENUTI

Nel corso di una conferenza organizzata da Morgan Stanley, Thomson ha ribadito la centralità dei contenuti editoriali come materia prima per l’intelligenza artificiale: “I dati, le informazioni e le notizie che vengono inseriti devono essere affidabili, ed è difficile battere il Times di Londra o l’Australian o Dow Jones come input”.

E ancora: “Credo che assisterete a un cambiamento drastico nella valutazione del valore dei nostri asset nel tempo, semplicemente perché sempre più soggetti si rivolgeranno a noi nel settore finanziario, nell’energia, nell’agricoltura, nei servizi in generale, nel mondo degli affari in senso lato – servizi collegati – perché hanno sviluppato un’idea per un prodotto e desiderano una base di dati affidabile”.

NUOVI PROGETTI ALL’ORIZZONTE

Durante lo stesso intervento, Thomson ha fatto riferimento anche ai nuovi progetti editoriali del gruppo, invitando a seguire il lancio del California Post, nuova testata di Los Angeles, e sottolineando che i download dell’app “sono il doppio di quanto ci aspettassimo”, con i primi dati ufficiali attesi nella prossima trimestrale.

Parallelamente, Meta ha confermato di aver firmato diversi accordi di licenza pluriennali negli ultimi mesi e di aver avviato una riorganizzazione interna dei team dedicati all’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di sviluppare il prossimo modello e integrare fonti informative diversificate per offrire contenuti tempestivi e pertinenti.

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