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Tutti i piani in cantiere di Trump con Google e Facebook anti Covid-19

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Gli Stati Uniti si stanno confrontando con Google, Facebook e altre aziende tecnologiche per l’impiego dei dati degli utenti per tracciare la diffusione di Covid-19. Lo ha rivelato il Washington Post

Gli Usa schierano la Silicon Valley per contenere il coronavirus. Il governo federale si sta confrontando con Google, Facebook e altre società tecnologiche nonché con esperti sanitari, in merito alla possibilità di usare i dati sulla geolocalizzazione raccolti dagli smartphone degli americani per contrastare il coronavirus. Lo ha scritto il Washington Post.

LOCALIZZARE GLI AMERICANI PER TRACCIARE IL COVID-19

In base alle fonti citate dal quotidiano, le autorità sanitarie starebbero vagliando la possibilità di usare i dati sulla localizzazione, in forma anonima e aggregata, per mappare la diffusione del contagio da Covid-19. In questo modo si potrebbe controllare anche se le persone stanno mantenendo le distanze di sicurezza.

LA CONFERMA DI GOOGLE E FACEBOOK

“Stiamo valutando i modi in cui le informazioni aggregate e anonime sulla posizione potrebbero aiutare nella lotta contro il Covid-19”, ha confermato alla Cnn il portavoce di Google Johnny Luu. “Un esempio potrebbe essere quello di aiutare le autorità sanitarie a determinare l’impatto del distanziamento sociale, in maniera simile al modo in cui mostriamo i tempi di attesa dei ristoranti popolari e i modelli di traffico in Google Maps”. Ha aggiunto Luu assicurando che non sarebbero condivisi i dati di singole persone.

Anche il gruppo di Menlo Park ha confermato alla Cnn che Facebook sta esplorando modi per utilizzare dati aggregati e anonimizzati per aiutare nello sforzo del coronavirus.

Facebook ha già fornito dati di localizzazione anonimizzati per vari scopi, tra cui, di recente, il monitoraggio dei movimenti dei cittadini durante gli incendi boschivi australiani per gestire meglio le risorse o durante gli incendi in California.

SENZA DIMENTICARE LA PRIVACY

Ma i colossi tecnologici non soprassiedono sulla privacy. Google ha dichiarato infatti: “Questo lavoro seguirà i nostri rigorosi protocolli sulla privacy e non implicherà la condivisione di dati sulla posizione, lo spostamento o i contatti di una persona. Forniremo maggiori dettagli quando disponibili”.

Come sottolineano gli esperti, se il governo degli Stati Uniti dovesse accedere a tali informazioni, un parametro chiave dovrebbe essere l’anonimato. Dal report del Wp, emerge che le attuali proposte non riguardano la creazione di un database governativo di informazioni sui movimenti degli utenti.

APPLE SE NE TIRA FUORI

Secondo le fonti del Wp, le discussioni includevano rappresentanti di giganti della tecnologia, i già citati Google e Facebook ma anche Apple; venture capital della Silicon Valley; leader di sanità pubblica dell’Università di Harvard e piccole start-up di telemedicina come Ro.

Tuttavia, in risposta alla richiesta di commento della Cnn, Apple ha affermato di non aver partecipato ai colloqui sulla geolocalizzazione. Martedì Apple ha dichiarato di aver lavorato solo su questioni relative alla telehealth e all’apprendimento a distanza, sottolineando che non raccoglie le posizioni degli utenti iPhone.

L’APPUNTO DI AXIOS

Oltre alle implicazioni etiche e di privacy, sul progetto dell’amministrazione Trump c’è chi ha già manifestato qualche perplessità dal punto di vista dell’attendibilità. Come sottolinea Axios, oggi un segnale Gps potente consente di raggiungere una precisione di 5 metri. Da una parte è abbastanza per individuare un individuo che sta per uscire di casa per visitare un’altra località.
Dall’altra, non è abbastanza per “tracciare se le persone si tengono a distanza di sicurezza per arginare lo scoppio”, come precisato anche dal Washington Post. Il Gps non è in grado di determinare se le persone stanno in pubblico a meno di un metro di distanza dagli altri.

IL SUCCESSO IN CINA E COREA DEL SUD

Affidarsi alle app di localizzazione ha già dato i suoi frutti alla lotta contro il coronavirus. Sia la Cina sia la Corea del Sud hanno effettivamente rallentato la diffusione di Covid-19 utilizzando i dati sulla posizione dello smartphone per tracciare il movimento dei loro cittadini.

Come scritto da Start, “il geotracking si è rivelato fondamentale in Corea del Sud, dove è stata utilizzata l’app Corona 100M, che avvisa gli utenti che la scaricano dei posti, entro i 100 metri dalla localizzazione dell’utente, visitate da persone che sono state contagiate da Covid-19. L’app fornisce anche la data in cui è stato diagnosticato il contagio”.

COSA SUCCEDE IN ISRAELE

Questa settimana, anche Israele ha approvato una legge di emergenza per utilizzare i dati del telefono cellulare per rintracciare le persone infette da Covid-19, incluso per identificare e mettere in quarantena altre persone con cui sono venute a contatto e che potrebbero aver infettato.

E IN EUROPA?

In Italia, appena il 60% della popolazione della Lombardia, la regione più colpita, resta a casa. Lo hanno dichiarato il vice presidente della Lombardia Fabrizio Sala e l’assessore al Welfare Giulio Gallera martedì dopo la verifica (anonima) attraverso le celle telefoniche. La Regione Lombardia ha dichiarato di acquisire i dati anonimi e aggregati di Vodafone e Tim sul numero di telefonini che si agganciano alle antenne.

Misure analoghe sono state adottate in Austria e in Germania, dove Deutsche Telekom ha condiviso parte dei suoi dati con le autorità governative.

AT&T, VERIZON, T-MOBILE E SPRINT NON INTERPELLATE

Le aziende tecnologiche non sono le sole a raccogliere i dati sulla posizione dei clienti. Tornando agli Stati Uniti, i colossi tlc che gestiscono le comunicazioni tramite smartphone di milioni di americani hanno anche accesso a informazioni dettagliate sulla posizione. Ma non è chiaro se l’amministrazione Trump abbia chiesto loro di fornire quei dati.

Alla domanda della Cnn se ha partecipato alle discussioni del governo degli Stati Uniti sull’utilizzo dei dati sulla posizione, il portavoce di AT&T Michael Balmoris ha risposto “No”. Al momento i portavoce di Verizon, T-Mobile e Sprint non hanno risposto a una richiesta di commento.

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