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Ecco come Yandex (il Google russo) cerca una via di fuga dalle sanzioni occidentali

Yandex

Siamo sicuri che le sanzioni non stiano avendo effetto? A giudicare dai problemi di Yandex, la più grande azienda informatica russa, non si direbbe… Tutti i dettagli sul suo piano per sopravvivere e quante le probabilità che ce la faccia

 

In Yandex, la più grande azienda informatica russa che gestisce il motore di ricerca più usato del Paese, ovvero l’equivalente del nostro Google, è in corso una ristrutturazione per separare gli affari russi da quelli all’estero.

La manovra, non senza ostacoli, mira a mettersi in salvo dalle sanzioni tecnologiche imposte dai Paesi occidentali alla Russia per aver provocato la guerra in Ucraina. A dirigere l’operazione dovrebbe essere Alexei Kudrin, ex ministro delle Finanze e fedelissimo del presidente Vladimir Putin.

GLI AFFARI DI YANDEX

Yandex, oltre a gestire il motore di ricerca più usato del Paese, offre una serie di servizi e prodotti per Internet come e-mail, news, servizi di hosting, mappe online, trasporti e pubblicità.

Da quando la concorrenza straniera se n’è andata, Yandex ha avuto campo libero in Russia e questo l’ha ovviamente favorita. Ma sebbene il suo fatturato sia aumentato del 46% nel terzo trimestre, le sue attività più promettenti rischiano di non essere altrettanto resistenti all’impatto delle sanzioni.

“Quando la borsa Nasdaq di New York ha sospeso la negoziazione delle sue azioni a febbraio, – scrive il Financial Times – la capitalizzazione di mercato di Yandex era scesa a 6,8 miliardi di dollari, rispetto agli oltre 30 miliardi di dollari di un anno fa”.

I SERVIZI DI YANDEX COLPITI DALLE SANZIONI

Il gruppo ha infatti scommesso sullo sviluppo di diversi mercati del futuro: cloud computing, automobili autonome, istruzione online e data labelling. Ma in questi settori, osserva L’Express, il successo di Yandex dipende in larga misura dalla sua capacità di collaborare con gli occidentali e di ottenere alcune tecnologie chiave, in particolare server e processori.

CERCASI VIA DI FUGA

Per uscire dal cul de sac, il FT afferma che Yandex vuole quindi dividersi in due. Da una parte gli affari russi, che rimarrebbero al loro posto e finirebbero ancora di più sotto il controllo del Cremlino (già ad agosto, VK, un’azienda controllata dallo Stato, ha accettato di acquistare il feed di notizie e la homepage di Yandex diventando di fatto uno strumento di propaganda), dall’altra i settori orientati al futuro e all’internazionalizzazione verrebbero collocati in un’altra entità.

“I cambiamenti – scrive il quotidiano – porterebbero la holding olandese di Yandex a uscire dal mercato russo vendendo l’intera attività, a eccezione delle divisioni internazionali di quattro unità chiave [cloud computing, automobili autonome, istruzione online e data labelling, ndr]”.

UN FEDELE CAPITANO ALLA GUIDA DELL’OPERAZIONE

Ma affinché il progetto di ristrutturazione si concretizzi c’è bisogno dell’approvazione di Putin. Secondo alcune fonti, citate dal FT, Yandex ha informalmente arruolato l’ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin per convincere il presidente russo.

Kudrin ha dichiarato ieri che si dimetterà da capo della Camera dei Conti “per concentrarsi su iniziative private”, non meglio specificate. Il fedele alleato di Putin è il funzionario governativo di più alto profilo a lasciare un incarico dall’inizio della guerra.

Tuttavia, secondo il FT, Kudrin, “come molti degli alti funzionari economici russi, si oppone privatamente alla guerra, ma non si è espresso contro di essa né ha criticato Putin”. Inoltre, stando al quotidiano, lo stesso Arkady Volozh, fondatore di Yandex che vive in Israele, “è anch’egli inorridito dalla guerra e, secondo gli amici, non è più tornato in Russia da quando è iniziata”.

La società non ha comunque rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’invasione.

UNA MISSIONE CHE POTREBBE FALLIRE

Sebbene diversi fedeli oligarchi russi, tra cui Vladimir Potanin, e la banca digitale Tinkoff abbiano espresso interesse per una partecipazione in Yandex, sulla strada della ristrutturazione ci sono vari ostacoli.

Per quanto, infatti, cerchi di prendere le distanze dal Cremlino per salvaguardare le proprie ambizioni, la società non solo ha visto sfumare investitori occidentali e partner importanti ma ha anche già perso più del 10% dei suoi 19.000 dipendenti, che con lo scoppio della guerra hanno lasciato la Russia, e come sottolinea il Center for European Policy Analysis (CEPA), il 90% della proprietà intellettuale di Yandex si trova in Russia.

La libertà sognata dunque potrebbe non avere prezzo perché, come afferma L’Express, nonostante la holding di Yandex si trovi nei Paesi Bassi, “questo gruppo è di fatto la principale storia di successo tecnologico in Russia” ed “è sempre stata costretta a giocare secondo le regole del Cremlino”.

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