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Vladimir Potanin, perché il re russo del nichel non è sanzionato da Usa e Ue?

Potanin

Ha un patrimonio di 33,6 miliardi di dollari, è il secondo uomo più ricco della Russia ed è considerato uno dei fedelissimi di Putin. Vladimir Potanin avrebbe tutti i requisiti per essere sanzionato, tuttavia è il re del nichel e questo lo rende intoccabile per Usa e Ue

 

Ex vicepremier di Boris Eltsin e attuale fedelissimo di Vladimir Putin, secondo uomo più ricco della Russia grazie al nichel che lo ha reso il re indiscusso di questa indispensabile materia prima. Con un simile curriculum Vladimir Potanin è uno dei nomi degli oligarchi sanzionati da Canada e Australia, ma non figura sulle liste di Stati Uniti e Unione europea. Come mai?

CHI È VLADIMIR POTANIN

Nato a Mosca nel 1961 da una famiglia di alto rango appartenente al Partito comunista sovietico, Potanin, dopo aver frequentato l’Istituto per le Relazioni Internazionali di Mosca, fiore all’occhiello per ricoprire incarichi nel KGB e al Cremlino, ha iniziato a lavorare sulle orme del padre presso il ministero del Commercio dell’Urss fino al 1990.

L’ASCESA

Proprio il 1990 è stato l’anno in cui ha cominciato a costruire la sua fortuna. Approfittando dello scioglimento dell’Urss, Potanin ha fondato la sua società Interros, un’associazione di import/export che commercia metalli ed è proprietaria di azioni nel settore minerario, immobiliare, energetico e finanziario.

Per avviare Interros, aveva ricevuto da organizzazioni statali 10 mila dollari in prestito.

Nel 1992, a 31 anni, crea la International Company for Finance & Investments e la Onexim Bank, che all’epoca era la più grande banca privata russa. A quel tempo, scrive il Financial Times, le sue attività passarono da 322 milioni di dollari nel 1992 a 2,1 miliardi nel 1994.

IL RUOLO DI POTANIN NELLA PRIVATIZZAZIONE DELLA RUSSIA

Come afferma Bloomberg, Potanin è spesso indicato come la mente dietro il cosiddetto programma loans for shares, ovvero prestiti per azioni, della Russia. Lo schema prevedeva che banche e imprenditori concedessero prestiti al governo russo, affamato di liquidità, in cambio di privilegi sulle azioni delle società di risorse naturali del Paese.

Il governo russo raramente riusciva a ripagare i prestiti e nel frattempo privatizzava gran parte dei suoi beni pubblici, svendendo e consegnando tutto quello che aveva nelle mani degli oligarchi.

Già nel 1999, il New York Times scriveva che il loans for shares è “considerato quasi universalmente come un atto di colossale criminalità” e ha “definito l’economia russa agli occhi del mondo”.

I PREMI

Nella spartizione della Russia, a Potanin toccò, insieme a un altro miliardario, Mikhail Prokhorov, la Norilsk Nickel, il più grande produttore mondiale di nichel e palladio raffinato, di cui acquisirono la maggioranza per poco più di 170 milioni di dollari.

Non solo. Con la rielezione di Eltsin nel 1996, che senza il generoso aiuto degli oligarchi molto probabilmente non avrebbe vinto, Potanin ricevette come ulteriore premio la nomina a vicepremier con delega all’energia e all’economia, ma si dimise dopo meno di un anno.

LA NORILSK NICKEL

Nel 2007 finì anche il sodalizio con Prokhorov a causa del suo arresto in Francia nell’ambito di un’inchiesta sulla prostituzione. L’anno seguente, Potanin acquistò la quota del 50% di Prokhorov nella holding KM Invest per 3,8 miliardi di dollari.

Oggi, secondo quanto afferma Forbes, “la Interros di Potanin possiede circa il 35% di Norilsk Nickel. Il secondo azionista, con il 26%, è il gruppo En+ dell’oligarca Oleg Deripaska, che controlla Rusal, primo produttore mondiale di alluminio” e “anche Roman Abramovich possiede una quota di minoranza”.

La Norilsk Nickel, con sede a Dudinka, in Russia, nel 2021 ha registrato un fatturato di 17,9 miliardi di dollari e per FT, “costituisce la maggior parte della sua fortuna da 33,6 miliardi di dollari”.

I “PICCOLI GUAI” DELLA NORILSK NICKEL

Sotto la sua gestione, spiega il quotidiano finanziario, l’azienda è diventata una delle più redditizie al mondo, “ma nonostante i timidi sforzi per ripulire il proprio operato, è una delle peggiori emittenti di anidride solforosa al mondo” e nel 2020 ha colorato di rosso due fiumi siberiani a causa di una fuoriuscita di petrolio.

Il tutto si è risolto con “due pubbliche strigliate da parte di Putin” e una multa da 2,1 miliardi di dollari – “un record per la Russia ma una somma che l’azienda non ha avuto problemi a pagare”.

PERCHÉ CONTINUA A FARLA FRANCA

Potanin avrebbe tutte le carte in regola per essere sanzionato dall’Occidente, che però ha deciso di chiudere un occhio, anzi, tutti e due. Finora non è stato toccato dalle sanzioni, nonostante giochi a hockey con Putin e continui ad acquistare quote delle principali banche russe vendute da gruppi occidentali che hanno lasciato il Paese dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

“A differenza di 30 anni fa, secondo gli analisti, Potanin sta riportando le attività sotto la tutela del Cremlino e ha potuto farlo grazie all’importanza che riveste nei mercati metallurgici globali”, scrive il FT.

L’oligarca, infatti, grazie alla Norilsk Nickel, secondo Goldman Sachs citato da FT, “produce il 15% del nichel di alta qualità utilizzato nelle batterie e il 40% del palladio”.

“Colpire l’azienda con sanzioni potrebbe far crollare i mercati di entrambi i metalli, intaccando le forniture necessarie per automobili e microchip”, ha spiegato Sergei Aleksashenko, ex alto funzionario della banca centrale russa.

QUANTO È IMPORTANTE PER USA E UE

Questo lo rende intoccabile e costringere i Paesi occidentali a fare un’eccezione. Secondo i ricercatori della società Wood Mackenzie, citati da Forbes, “l’Unione europea ha acquistato da Norilsk Nickel il 27% del nichel importato nel 2021” .

“L’Europa farebbe molta fatica a rimpiazzare il metallo che verrebbe meno” in caso di sanzioni contro Norilsk Nickel, ha spiegato Nikhil Shah, esperto della società di business intelligence britannica Cru Group.

Gli Stati Uniti, invece, “sono meno esposti, perché importano in gran parte dal Canada” ma “eventuali iniziative di Washington, però, farebbero salire il prezzo del metallo ovunque”.

GLI ACQUISTI DI POTANIN

Il suo gruppo Interros, si legge sul FT, ha riacquistato Rosbank, il principale istituto di credito, da Société Générale, a cui Potanin l’aveva venduta nel 2008.

A cui si aggiungono la United Card Services, la filiale russa del gruppo statunitense Global Payments, e il 35% di Tinkoff Bank del miliardario russo Oleg Tinkov, che lo ha accusato di aver pagato solo il 3% del suo valore reale.

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