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Ecco come la Cina spingerà per la supremazia spaziale

Cina Ipersonico

Che cosa cela il test del missile ipersonico della Cina a capacità nucleare. L’analisi di Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano Studi Strategici

 

La scorsa estate, la Cina ha condotto due test di missili ipersonici, il primo si è svolto il 27 luglio e il secondo il 13 agosto del 2021, quando l’Armata Popolare di Liberazione cinese (PLA) ha lanciato un razzo con un vettore in grado di volare a velocità ipersonica in orbita inferiore dello spazio, con capacità nucleare.

Il test ha colto di sorpresa la comunità di intelligence americana, non in quanto si trattasse di un vettore ipersonico ma perché ha svelato una inaspettata capacità di innovazione ed una strategia politico-militare della Cina che, se implementata, rappresenterebbe una violazione dei sette trattati e dei sette regolamenti che governano lo spazio extraterrestre e gravitazionale elaborati in ambito Onu.

In particolare verrebbe violato l’Outer Space Treaty che proibisce esplicitamente il trasporto e la sperimentazione nello Spazio di armi nucleari e di qualsiasi altra arma di distruzione di massa.

La segretezza che ha caratterizzato questi due test, visto che l’esercito cinese generalmente annuncia il lancio in orbita di veicoli o di razzi “Lunga Marcia”, sottintendono che non sono stati resi pubblici perché questa volta non si trattava del lancio di missili a lunga gittata della serie Long March, già in uso dal 1985, ma come si è successivamente scoperto del test di un sistema di bombardamento orbitale frazionato (FOBS),

Quest’arma, che sembra essere nella fase finale di sperimentazione, è stata sviluppata dalla China Academy of Aerospace Dynamics (CAAA), e prima di questi lanci, la China Academy of Launch Vehicle Technology, nella sua dichiarazione ufficiale sui social media il 19 luglio aveva postato un Long March Rocket 2C, aggiungendo che si trattava del 77° lancio del razzo. Il 24 agosto, sono stati resi pubblici i dettagli di un 79° lancio, lasciando il dubbio sulla tipologia del 78° lancio che successivamente è stato confermato come un test di tutt’altra tipologia, e cioè del lancio di un nuovo FOBS.

Nonostante il missile abbia mancato il bersaglio di una ventina di miglia (assolutamente insignificanti nel caso fosse dotato di un ordigno nucleare), ha comunque convalidato i progressi fatti dai cinesi sulle armi ipersoniche e sollevato ulteriori dubbi sul perché gli Stati Uniti e l’Occidente continuino a sottovalutare la capacità di modernizzazione dell’esercito cinese.

Il FOBS è un concetto sovietico degli anni ’60. Si tratta essenzialmente del progetto di lanciare una testata nucleare in un’orbita terrestre bassa come un satellite, ma il programma russo, anche per le limitazioni delle tecnologie disponibili in quegli anni, prevedeva che la testata effettuasse soltanto un’orbita parziale prima di rientrare nell’atmosfera.

L’obiettivo sovietico era quello di aggirare le difese missilistiche degli Stati Uniti, che avevano e tutt’ora hanno il loro sistema di difesa, radar e antimissilistico, puntati verso Nord per rilevare gli ICBM che arrivano da traiettorie che sorvolano il Polo Nord — il percorso più breve tra Russia/Cina e Nord America — mentre una testata FOBS potrebbe avvicinarsi anche da Sud, rendendo inefficace la difesa americana. Ma l’arma sovietica era considerata meno accurata di un ICBM convenzionale, e un FOBS in arrivo da una traiettoria che sorvoli il Polo Sud per colpire l’America avrebbe impiegato più di un’ora rispetto ai 30 minuti di una traiettoria standard del Polo Nord, un tempo sufficiente per permetterne l’intercettazione. Per questi motivi i sovietici abbandonarono quel tipo di programma FOBS negli anni ’80.

Ma la ricerca di nuove armi ipersoniche è continuata ed ha costantemente impegnato gli Stati Uniti, la Cina e la Russia per lo sviluppo di armi che sfruttino oltre all’elevatissima velocità di almeno cinque volte superiore a quella del suono, anche veicoli a planata che vengono lanciati nello spazio su un razzo, orbitano intorno alla terra grazie alla loro velocità di abbrivio per poi rientrare da una posizione vicina all’obiettivo e colpire dopo pochissimi minuti bersagli in qualsiasi parte del mondo.

Un missile nucleare di questo tipo, armato su un veicolo planare, potrebbe facilmente sorvolare il Polo Sud e violare le difese installate per distruggere i missili balistici, costituendo una nuova minaccia per gli Stati Uniti che sono sempre stati militarmente concentrati a fronteggiare minacce che provengono dall’emisfero Nord.

Come descritto da Giancarlo Elia Valori nel suo Geopolitica dello Spazio (Rizzoli Libri 2006) – un vero e proprio manuale delle fonti di diritto e delle dottrine politico-militari sulla gestione dello Spazio – il fulcro del pensiero strategico spaziale cinese è delineato dalla “Seconda Accademia”, che stabilisce e continuamente aggiorna la dottrina dello Spazio, che ha come principio fondante quello di “contribuire dallo Spazio alla crescita economica e alla sicurezza nazionale” (notare bene la simultaneità delle due finalità nella dottrina cinese dello Spazio).

Le carenze iniziali della Cina sul piano della militarizzazione dello Spazio sono state velocemente colmate quando ha iniziato a partecipare ai programmi di cooperazione spaziale internazionali, a metà degli anni ’70. Da allora ha sottoscritto molteplici accordi di collaborazione, protocolli bilaterali e joint venture praticamente con tutti i Paesi del mondo, ed in questi anni ha sfruttato ogni vantaggio possibile per incorporare tecnologie estere nei suoi programmi di difesa spaziali. Il governo di Pechino ha segretamente acquisito la tecnologia PATRIOT dopo la prima guerra del Golfo, ha acquistato i sistemi missilistici russi S-3300PMU (ovvero SA-10B) e gli altri sistemi di armamento evoluti russi SAM.

Gli strateghi cinesi perseguono il concetto di “Space dominance” e pertanto sono estremamente determinati nello sviluppo di armi spaziali che operino nello spazio extra-atmosferico e interstellare.

Grazie agli enormi investimenti ed alla capacità di innovare il proprio arsenale militare, sfruttando le collaborazioni con i centri di Ricerca occidentali, e attraverso le molteplici operazioni di spionaggio industriale, la Cina ha acquisito tecnologie e know-how che stanno consentendo all’Armata Popolare di Liberazione di trasformare il vecchio progetto sovietico FOBS in quello che oggi viene definito Glider- Fractional Orbit Bombing System (G-FOBS).

Gli scienziati della China Academy of Aerospace Dynamics, per primi, sono riusciti ad integrare due tecnologie, una vecchia e una nuova: invece di una singola testata nucleare, il razzo cinese trasporta un aliante ipersonico – hypersonic glide vehicle (Hgv) che può essere armato di ordigni nucleari.

Anche gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno sviluppando questi veicoli boost-glide, in cui un razzo pesante o ICBM spinge un aliante nell’atmosfera superiore, che poi scende sul bersaglio a Mach 20 e più (la Russia sostiene che il suo sistema Avangard può raggiungere Mach 27 (cioè 27 volte la velocità del suono pari a circa 972 Km al secondo). A differenza delle testate ICBM, che seguono una traiettoria veloce ma fissa e quindi prevedibile dai sistemi antimissile, le ali di un aliante ipersonico gli permettono di manovrare nell’atmosfera, cambiare repentinamente quota e direzione, evitare il rilevamento fino a quando non è così vicino tanto che diventa impossibile ai sistemi di difesa di individuarne l’obiettivo, e quindi non intercettabile con gli attuali sistemi antimissile.

Un vantaggio strategico che ha sorpreso un distratto Occidente e che accresce le tensioni tra Washington e Pechino, già fortissime per la questione Taiwan, dove l’esercito cinese ha minacciosamente aumentato le proprie attività negli ultimi mesi, e più in generale per l’allarme a livello globale determinato dalla coercizione e dall’aggressione percepita in aree come il Mar Cinese Meridionale.

Dopo il lancio di fine luglio, i vertici del Pentagono hanno messo in guardia la Casa Bianca sui progressi della tecnologia militare e sulle capacità nucleari della Cina. Qualche mese prima, un’immagine satellitare aveva confermato che la Cina sta costruendo più di 200 silos di missili intercontinentali (anche se bisogna considerare che la Cina utilizza magistralmente la deception distribuendo esche e falsi obiettivi sul territorio), complicando ulteriormente i rapporti tra Occidente ed il governo di Pechino, che non è vincolato da alcuna politica di controllo delle armi e non ha alcuna intenzione di impegnarsi in alcuna trattativa che limiti i suoi “investimenti a scopo difensivo”.

Il test del Glider- Fractional Orbit Bombing System ed il probabile dispiegamento di tale sistema d’arma da parte della Cina, confermano la assertività cinese, che con armi nucleari spaziali rappresenta una nuova sfida per l’Occidente, e la Casa Bianca ha interpretato questi test cinesi come una “rapida espansione delle capacità nucleari della “RPC”, aggiungendo che gli Usa si sono trovati di fronte a uno scenario “particolarmente preoccupante”.

Lo Spazio, che da sempre ha catturato l’immaginazione dell’uomo, invece che in un “global common” (bene comune globale) di cooperazione e condivisione delle risorse per esplorare le sue enormi potenzialità di sviluppo per l’umanità intera, si sta trasformando in un’altra piattaforma per l’uso di armi sempre più distruttive e ambiente con un clima di guerra fredda, dove l’escalation militare intrapresa con sempre più forza dalla Cina, attraverso l’impiego di risorse finanziarie e mezzi tecnologici stanno determinando un nuovo big-bang nella geopolitica: la nuclearizzazione dello Spazio.

Un nuovo formidabile deterrente strategico contro la politica nucleare globale, fino ad oggi governata da accordi di controllo reciproco tra Stati Uniti, Occidente e Russia.

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