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Ecco come Ibm, Intel e Samsung chiedono a Biden di non trumpeggiare contro Huawei sui semiconduttori

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Usa semiconduttori

L’industria dei semiconduttori – tra cui Ibm e Intel – esorta l’amministrazione Biden a rivedere i controlli sulle esportazioni in Cina

 

Le politiche unilaterali in materia di export promosse da Trump (le famose blacklist) non sono piaciute all’industria dei semiconduttori.

La settimana scorsa Semi, l’associazione globale del settore semiconduttori, ha chiesto all’amministrazione Biden una revisione della politica di controllo delle esportazioni dell’amministrazione Trump.

Nella missiva inviata dalla Semi si esorta anche il neo Segretario al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo, a collaborare con gli alleati quando si limitano le vendite di tecnologia statunitense alla Cina in nome della sicurezza nazionale.

Pertanto l’associazione ha invitato a riesaminare una normativa approvata lo scorso agosto che ha ampliato l’autorità degli Stati Uniti sulle vendite di società straniere alla cinese Huawei. Secondo la Semi quest’ultima ha involontariamente influenzato la competitività degli articoli di origine statunitense.

L’amministrazione Trump ha fatto la guerra ai produttori di chip cinesi, in nome della tutela della sicurezza nazionale. Dopo Huawei e Zte, Washington ha preso di mira anche le aziende che producono semiconduttori, come Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (Tsmc) e Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic).

Tutti i dettagli.

LA LETTERA ALLA SEGRETARIA AL COMMERCIO GINA RAIMONDO

Semi ha affermato che le regole unilaterali della precedente amministrazione in materia di esportazioni hanno reso ogni potenziale vantaggio meno efficace nel tempo. Non solo, hanno danneggiato inutilmente l’industria americana e hanno lasciato gli esportatori statunitensi vulnerabili a ritorsioni.

Nella missiva il presidente della Semi, Ajit Manocha, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero coordinarsi con gli alleati le cui aziende competono nel mercato globale.

INVIATA DALL’ASSOCIAZIONE GLOBALE DEL SETTORE SEMICONDUTTORI

Semi è l’associazione globale dell’industria dei semiconduttori. Ne fanno parte oltre 2.400 membri in tutto il mondo, inclusi oltre 400 membri negli Stati Uniti. Semi rappresenta l’intera gamma di società statunitensi di semiconduttori, inclusi produttori di dispositivi e apparecchiature produttori, produttori di materiali e progettisti di software.

BROADCOM, INTEL E SAMSUNG TRA GLI ASSOCIATI

Tra le 2mila aziende associate, fanno parte di Semi anche i colossi come Broadcom, Intel, Ibm e Samsung Electronics.

LA CRITICA ALL’AMMINISTRAZIONE TRUMP

La lettera critica l’amministrazione Trump per l’implementazione di regole con scarso contributo pubblico e nessuna chiara politica generale.

In particolare, le regole che limitavano le vendite a oltre 100 società negli Stati Uniti legate all’esercito cinese sono entrate in vigore senza consultare l’industria.

Inoltre, queste misure lasciano gli esportatori statunitensi e i loro clienti vulnerabile a simili azioni unilaterali di ritorsione contro le misure statunitensi. A questo proposito, menziona il recente ordine del ministero del Commercio cinese per contrastare “l’applicazione extraterritoriale ingiustificata di misure straniere”.

LE RICHIESTE ALL’AMMINISTRAZIONE BIDEN

Nella lettera, l’associazione fa riferimento a un arretrato di licenze per le esportazioni che influisce negativamente sulla competitività globale. I ritardi agiscono come negazioni de facto della licenza secondo Semi. Pertanto creano incertezza che pesa inevitabilmente sulla progettazione della tecnologia statunitense.

Quindi Semi ha chiesto all’amministrazione Biden di agire per garantire che i ritardi nel processo non danneggino la competitività degli articoli di origine statunitense.

IL NODO DEL CONTROLLO DELLE ESPORTAZIONI

Come ha twittato Alessandro Aresu, consigliere scientifico di Limes, “la lettera di Semi lamenta gli effetti sull’industria dei semiconduttori delle decisioni “ambigue e unilaterali” dell’amministrazione Trump”.

La guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti potrebbe dunque cambiare binario con Biden se modificherà i controlli sulle esportazioni.

Soprattutto per un mercato cruciale come quello dei semiconduttori.

SEMICONDUTTORI, UN MERCATO DA 439 MILIARDI DI DOLLARI

Nel 2020 le vendite globali di chip si aggirano a 439 miliardi di dollari, secondo i dati della Semiconductor Industry Association (Sia), in aumento del 6,5%. Quest’ultima è un gruppo commerciale che rappresenta la maggior parte dei produttori di chip statunitensi insieme a molte aziende internazionali. Sia ha affermato che le vendite dei produttori di chip statunitensi si attestano a 208 miliardi di dollari, circa il 47% del totale.

Le vendite di chip negli Stati Uniti sono pari a 94,15 miliardi di dollari, in crescita del 19,8% rispetto all’anno precedente.

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