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E-commerce

E-commerce, quell’alleato che non ti aspetti contro inflazione e carovita

Il commercio elettronico rappresenta ancora solo il 12% del totale delle vendite al dettaglio e solo il 13% delle PMI italiane vende online eppure grazie all'offerta dell'e-commerce, è stato calcolato che in Italia i prezzi on-line si sono dimostrati più stabili anche in periodi caratterizzati da alta inflazione

Accelerare lo sviluppo delle piccole e medie imprese, che sono poi la quasi totalità del substrato economico italiano (rappresentano il 99,9% di tutte le imprese e contribuiscono al 64% del PIL del Paese, oltre a essere le più attive nel proporre soluzioni e azioni per le sfide globali come il cambiamento climatico) e, al contempo, tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, mai così a rischio dal termine della pandemia a oggi, per via delle numerose vampate inflazionistiche collegate alla carenza di materie prime e ai numerosi scenari di guerra che si sono aperti – o riaperti – nell’ultimo periodo.

Sono questi, sintetizzando al massimo, i principali effetti positivi dell’e-commerce, spesso additato come la causa di tutti i mali (ricorderete senz’altro la proposta estemporanea di qualche anno fa di assoggettare i negozi online a un orario di apertura per equipararli a quelli fisici…) secondo diversi studi che, come vedremo, certificano il sostegno che questo “nuovo” comparto dà all’economia più tradizionale e, dunque, all’intero sistema Paese.

L’ECOMMERCE ITALIANO IN NUMERI

I numeri italiani della catena del valore dell’e-commerce (che include non solo le vendite online, ma anche i settori ad esse collegati: la logistica, i pagamenti, la pubblicità online)sono di tutto rispetto: 48 miliardi di euro di transato e 71 miliardi di euro di fatturato. Per avere il senso di simili quantità di denaro è sufficiente ricordare che in genere le manovre economiche annuali, le cosiddette Leggi di bilancio (ex finanzierie) si muovono nell’ordine di 20 miliardi.

E non è finita qui, perché l’e-commerce italiano dà lavoro a 380mila occupati. Anche qui il numero in sé dice ben poco. Allora ecco un altro paragone: la città di Firenze ha 382mila abitanti. Dunque è come se tutti i fiorentini fossero occupati nell’e-commerce, fenomeno sempre più rilevante in Italia e, soprattutto, opportunità strategica e irripetibile (il treno dell’innovazione, si sa, passa una volta sola) di sviluppo per le imprese, come dimostra lo Studio “E-commerce: percezioni ed evidenze sui benefici per i cittadini, le imprese e l’economia italiana” realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Amazon e presentato al Forum di Cernobbio 2023 “Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”.

Senza grosse novità per chi, come noi, scrive quotidianamente scrive di innovazione, il report certifica che le imprese italiane che vendono online migliorano i propri bilanci. Nel dettaglio, grazie all’adozione del canale digitale l’incremento medio del fatturato è stato dell’8,8%, della marginalità dell’8,1% e dell’export dell’8,1%. I maggiori benefici si riscontrano per le PMI, che riportano aumenti del fatturato oltre la media, del +9,3%, della marginalità (+64%) e dell’export (+3%).

DUE MODI DI VENDERE, STESSO NEGOZIO

Se, come si diceva, i dati su fatturato e margini non sorprendono, dal momento che l’e-commerce offre alle PMI una vetrina universale e dunque apre mercati inediti, incuriosiscono di più altri dati contenuti dello Studio che dimostrano come sia totalmente errata la vulgata secondo la quale le vendite online cannibalizzerebbero le attività tradizionali.

Chi vende online riconosce, infatti, benefici anche sul canale fisico, riscontrando in particolare un aumento della brand awareness (lo affermano 7 tra le aziende intervistate su 10), un’innovazione dell’offerta basata su esperienza multicanale insieme a un miglioramento del servizio di post-vendita (6 su 10), e un ampliamento della base di clientela nazionale ed estera (6 su 10).

Se tali effetti di sviluppo fossero applicati a tutte le imprese italiane il cui business potrebbe essere integrato con il canale digitale, secondo le stime degli analisti di The European House – Ambrosetti, potremmo avere un effetto volano per il sistema-Paese di oltre 110 miliardi di Euro (+6% del PIL al 2022). Gli effetti sulle aziende si aggiungono a quelli positivi generati dall’e-commerce nella lotta all’inflazione, una grande preoccupazione per molte famiglie italiane, oltre che per le imprese.

INFLAZIONE TENUTA A BADA DALL’ONLINE

E i benefici non sono finiti qui. Come stiamo per vedere i primi due studi di Ambrosetti – che includono una survey delle percezioni dei cittadini italiani e un modello statistico-econometrico in collaborazione con ISTAT – rivelano che l’e-commerce ha facilitato l’accesso a prezzi bassi e a una maggiore reperibilità, ampiezza e varietà dell’offerta. Letti in filegrana con l’ultimo report sulla percezione delle imprese italiane, si comprendono insomma tutti gli innegabili benefici dell’on-line.

Secondo la Survey delle percezioni degli italiani, la maggioranza degli italiani – ben 6 connazionali su 10 – ritiene che l’e-commerce abbia contribuito al contenimento dell’inflazione, permettendo di aumentare o mantenere invariato il proprio potere d’acquisto. L’indagine mostra che la percezione del beneficio del commercio online sul potere d’acquisto è poi maggiore laddove l’inflazione ha colpito di più come per esempio nel Mezzogiorno, dove nel 2022 l’inflazione è stata più elevata.

Questa percezione positiva non si basa soltanto sulla disponibilità di prezzi bassi, ma anche sulla maggior reperibilità e maggiore offerta online di prodotti per soddisfare le proprie esigenze: ben 2 italiani su 3 ritengono che il canale online garantisca maggiore accessibilità, in particolare nei piccoli Comuni italiani (quelli cioè con meno di 10 mila abitanti) a dimostrazione che online permette agli italiani di accedere a nuovi prodotti.

MENO INFLAZIONE PIU’ E-COMMERCE

E non è solamente una questione di mere percezioni dal momento che sempre l’analisi statistica econometrica realizzata da Ambrosetti in collaborazione con ISTAT, analizzando oltre un milione di prezzi online e sui canali tradizionali ha dimostrato che, grazie all’offerta degli store virtuali, in Italia i prezzi on-line si sono dimostrati più stabili anche in periodi caratterizzati da alta inflazione, come il 2022 e 2023 (con picchi fino al 12%).

I dati sui prezzi raccolti da Ambrosetti, infatti, mostrano che negli ultimi tre anni l’indice dei prezzi del paniere Istat è aumentato del 15,5% circa a fronte di un indice dei prezzi on-line aumentato di circa il 6%, con un a differenza di 9,5 punti.

Soprattutto, se non ci fosse stato l’effetto della diffusione dell’e-commerce, negli ultimi 6 anni l’inflazione sarebbe stata in media il 5% più alta. Lo studio mostra anche l’effetto procompetitivo dell’online: i dati infatti mostrano che una riduzione dell’1% dei prezzi dei beni venduti sui canali on-line porta ad una riduzione, nell’arco di 5 mesi, di circa 0.5% dei prezzi praticati sul canale tradizionale.

Inoltre, lo studio mostra che la maggior stabilità dei prezzi ha attivato quasi 40 miliardi di euro di consumi aggiuntivi negli ultimi 3 anni. In più, la diffusione del commercio elettronico ha reso disponibile circa 1 miliardo di euro di ricchezza per le famiglie italiane tra il 2020 e il 2022.

Venendo ai singoli casi, nella ricerca realizzata da Ambrosetti, Amazon spicca tra i principali brand sia fisici sia online con maggiori benefici percepiti dagli italiani su contributo al potere d’acquisto, economicità, varietà e ampiezza dell’offerta. Un apporto economico che resta nel Paese, smentendo altre vulgate sovranistiche, e che rende più fertile il nostro ecosistema di PMI, considerato che oltre il 60% degli articoli venduti su Amazon proviene proprio da loro.

UNA VETRINA MONDIALE PER LE PMI ITALIANE

Più di 21.000 PMI italiane hanno scelto di utilizzare il negozio di Amazon nel 2022. Tra queste, più della metà ha esportato i propri prodotti registrando complessivamente oltre 950 milioni di euro di vendite all’estero (+20% vs 2021).

Le PMI hanno incrementato anche il numero dei prodotti venduti sullo store: oltre 125 milioni di prodotti in totale, circa il 20% in più rispetto all’anno precedente. Tra queste PMI, 850 hanno superato 1 milione di euro di vendite e oltre 5.100 hanno superato i 100.000 euro di vendite.

UN POTENZIALE ANCORA INESPRESSO DA SFRUTTARE

C’è tuttavia un enorme potenziale ancora da cogliere per le imprese italiane. Basti ricordare che il commercio elettronico rappresenta ancora solo il 12% del totale delle vendite al dettaglio (fonte: Politecnico di Milano) e solo il 13% delle PMI italiane vende online, un dato inferiore alla media europea del 18% (Digital Economy and Society Index 2022).

Considerato che, come abbiamo visto, è stato dimostrato che la diffusione dell’e-commerce oltre a calmierare l’inflazione spinge i consumi, due problemi atavici con cui quotidianamente si ritrovano ad avere a che fare le PMI del nostro Paese, la diffusione di questo modello potrebbe rappresentare un volano per l’economia.

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