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The Thinking Game e l’offensiva narrativa di Google

Mentre il documentario “The Thinking Game” continuerà ad accumulare visualizzazioni, anche i concorrenti di Google sull'intelligenza artificiale si interrogheranno sull’importanza di veicolare i loro obiettivi, ma soprattutto la loro storia, attraverso prodotti simili. L'analisi di Aresu

Per la competizione sull’intelligenza artificiale, la fine del 2025 e l’inizio del 2026 sono caratterizzati da una rinnovata percezione della forza della galassia Google-Alphabet.

Ciò è dovuto anzitutto a una correzione della prospettiva in cui abbiamo vissuto dalla fine del 2022. Da un lato, è vero che con la diffusione di ChatGPT, con la sua crescita vorticosa come numero di utenti, con l’uso dell’espressione “chattare” invece di “googlare” per identificare l’attività di ricerca, i primati di una delle aziende di maggiore successo del nostro tempo, Google, sono stati messi in discussione. A ciò ha contribuito anche la scarsa organizzazione della galassia delle prime battute del 2023, col rilascio di prodotti inadeguati e con le critiche alla leadership di Sundar Pichai.

D’altra parte, prima o poi questa percezione doveva fare i conti con alcuni elementi di realtà che caratterizzano Google, e in particolare: l’investimento di lungo corso in hardware, attraverso le TPU; la presenza di una base di dati e di utenti impressionante, con la possibilità di generare continuamente profitti; il significato simbolico, oltre che operativo, dell’acquisizione di DeepMind avvenuta ormai più di 10 anni fa, nel 2014.

Era ragionevole che proprio quest’ultimo punto, la presenza di DeepMind, divenisse parte dell’offensiva di Google nel campo della “narrazione”. La società che nel corso degli anni è passata dall’emblema del digitale come forza “buona” e colorata, col famoso motto “Don’t be evil”, ad essere indicata come esempio principe del cosiddetto “capitalismo di sorveglianza”, mentre era allo stesso tempo bersaglio degli strali di Peter Thiel, ha sempre avuto la “carta” di DeepMind nel suo mazzo. Anche quando, come nel 2023, sembrava un pachiderma sfigato davanti agli avanzamenti di attori più scaltri nel “mercato dell’attenzione” dell’intelligenza artificiale.

Il bellissimo documentario “The Thinking Game” può essere letto anche all’interno di questa battaglia simbolica e narrativa con gli altri laboratori. DeepMind è guidata da un personaggio come Demis Hassabis, che ha già vinto il Premio Nobel per la Chimica nel 2024, e ha una storia appassionante di scacchista, programmatore di videogiochi e ricercatore, che può essere veicolata a milioni e milioni di persone.

A ben vedere, è quello che “The Thinking Game” è già riuscito a fare. Disponibile liberamente su YouTube, ha accumulato il numero impressionante di 240 milioni di visualizzazioni in circa un mese, surclassando i risultati del precedente documentario su AlphaGo, che aveva comunque avuto un gigantesco impatto. Hassabis stesso si è ritrovato a dover fare cose come i tweet di ringraziamento a Ivanka Trump, la quale ha espresso il suo apprezzamento per il documentario.

Non a caso, un biografo e scrittore di talento come Sebastian Mallaby (che ha raccontato tra l’altro Alan Greenspan e l’industria del venture capital) ha annunciato che nel 2026 pubblicherà “The Infinity Machine”, volto a raccontare Hassabis e DeepMind, anche attraverso interviste esclusive. Una coincidenza che non deve sorprendere, come la presenza mediatica, tra podcast e conferenze, del co-fondatore di Google Sergey Brin, volta ad amplificare il meme “poteva starsene nel suo yacht a non fare nulla per sempre e invece è tornato a programmare, come un comune mortale”.

Mentre “The Thinking Game” continuerà ad accumulare visualizzazioni, anche i concorrenti si interrogheranno sull’importanza di veicolare i loro obiettivi, ma soprattutto la loro storia, attraverso prodotti simili. Solo che non sarà facile: nessuno di loro ha in mano la storia di Hassabis, la storia più potente, la storia meno controversa, anche se si trova nell’ombrello della galassia di Alphabet-Google.

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