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Difesa, ecco perché Pechino sanziona i ceo di Raytheon e Boeing Defense

Raytheon

La Cina imporrà sanzioni agli amministratori delegati di Boeing Defense e Raytheon per il loro coinvolgimento nelle ultime vendite di armi di Washington a Taiwan. Lo ha annunciato il portavoce degli Esteri di Pechino lo scorso 16 settembre

La Cina sanzionerà gli amministratori delegati dei colossi della difesa statunitensi Raytheon e Boeing Defense per la vendita di armi che riguarda Taiwan.

Lo ha annunciato il 16 ottobre il portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning. Tuttavia, non ha specificato quali sarebbero le sanzioni contro Gregory Hayes, presidente e ad di Raytheon Technologies, e Ted Colbert, presidente e ad di Boeing Defence, Space and Security.

Il 3 settembre l’amministrazione Biden ha approvato la vendita a Taiwan di armi per 1,1 miliardi di dollari. Il pacchetto di cessioni approvato, ha annunciato il dipartimento di Stato Usa, comprende 60 missili antinave Agm-84L Harpoon Block II (Boeing) per 355 milioni e 100 missili aria-aria Aim-9X Block II Sidewinder (Raytheon) per 85,6 milioni. Oltre a 655,4 milioni per l’estensione di un contratto per la sorveglianza radar.

Immediata la reazione della Cina, che, tramite il portavoce della sua ambasciata a Washington, aveva minacciato gli Stati Uniti di “contromisure”. Gli Stati uniti, dal canto loro, sono vincolati a fornire armi per la difesa a Taiwan dal una legge del 1979.

“Sul momento non è chiaro quale impatto avranno sui dirigenti o sulle loro aziende, ma tali sanzioni sono spesso di natura principalmente simbolica” commenta DefenseNews.

Già lo scorso febbraio Pechino aveva imposto sanzioni contro i produttori statunitensi Lockheed Martin e Raytheon perché coinvolti nelle vendite di armi a Taiwan.

Tutti i dettagli.

L’ANNUNCIO DI PECHINO

“Esortiamo ancora una volta il governo degli Stati Uniti e le parti interessate a … interrompere la vendita di armi a Taiwan e i contatti militari con Taiwan e smettere di creare nuovi fattori che potrebbero portare a tensioni nello Stretto di Taiwan”, ha affermato il portavoce Mao venerdì.

LA VENDITA APPROVATA A SETTEMBRE

Il Pentagono ha annunciato il pacchetto sulla scia delle esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan. Queste seguono la visita del mese scorso della presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti Nancy Pelosi, il funzionario statunitense di più alto rango a recarsi a Taipei da anni.

LE SANZIONI COMMINATE AI VERTICI DI BOEING DEFENSE E RAYTHEON

Dunque Colbert e Hayes saranno sanzionati “al fine di proteggere la sovranità e gli interessi di sicurezza della Cina”, a causa del “loro coinvolgimento in queste vendite di armi”.

LE CONSEGUENZE

Tuttavia, il portavoce di Pechino non ha spiegato cosa implicherebbero le sanzioni o come sarebbero applicate. “Nessuna delle due società vende prodotti per la difesa in Cina, ma entrambe hanno solide attività di aviazione commerciale lì” segnala Reuters.

Nel dicembre 2021, la Cina ha approvato il ritorno in servizio del 737 Max di Boeing dopo la messa a terra a seguito di due incidenti che hanno coinvolto l’aereo di linea. Nonostante il via libera, le compagnie aeree cinesi non hanno ripreso a operare con il 737 Max e non hanno accettato le consegne di nuovi aeromobili. Prima della messa a terra dell’aeromobile, Boeing vendeva un quarto degli aerei che costruiva ogni anno ad acquirenti cinesi, i suoi maggiori clienti, ricorda sempre Reuters.

Da parte sua Raytheon è attiva in Cina attraverso la sua attività di motori United Technologies.

GIÀ SANZIONATE RAYTHEON E LOCKHEED MARTIN LO SCORSO FEBBRAIO

Come detto all’inizio, non è la prima volta che Pechino annuncia sanzioni contro i colossi dell’industria bellica a stelle e strisce.

A febbraio, la Cina ha annunciato sanzioni a Raytheon e Lockheed Martin per un accordo da 100 milioni di dollari per la manutenzione dei sistemi di difesa missilistica di Taiwan da parte delle due società. Si trattava della prima applicazione della nuova normativa cinese nata per contrastare la politiche delle sanzioni occidentali contro Pechino.

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