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Difesa aerea: analisi e prospettive. Seminario Iai

Difesa Aerea

Ecco cosa è emerso dal seminario “La difesa aerea ravvicinata e le minacce alla sicurezza globale” organizzato dello Iai con il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Pietro Serino. Potenzialità e sfide per Rheinmetall Italia, Mbda e non solo. Tutti i dettagli

 

“C’è talmente tanto nel cielo sopra di noi che chiunque può creare una minaccia significativa”.

È quanto sostiene il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Pietro Serino in occasione del convegno “La difesa aerea ravvicinata e le minacce alla sicurezza globale” organizzato dallo Iai il 14 settembre a Roma con il Sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. Al seminario sono intervenuti tra gli altri anche Alessandro Ercolani, ad di Rheinmetall Italia e Lorenzo Mariani, ad di Mbda Italia. Le due aziende sono infatti tra i principali player nei relativi programmi di procurement del settore della difesa aerea.

Nell’occasione è stato presentato anche il documento Esercito 4.0. che indica il percorso di sviluppo capacitivo che la forza armata dovrà seguire nel prossimo futuro.

La guerra in Ucraina “ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica la rinnovata esigenza di assicurare alla difesa uno strumento terrestre credibile, efficace, pronto e, se necessario, in grado di combattere in ambienti in continua evoluzione” sottolinea il documento. “L’Esercito ha urgente necessità di approcciare la tematica creando un continuum tra i diversi sistemi di difesa contraerei: quelli a media portata (MRSAM); a corta portata (SHORAD) e a cortissima portata (V-SHORAD)”.

Come ha sottolineato Rid, “nel campo della difesa contraerei, oltre ai 2 programmi già in corso – GRIFO, nel settore difesa a corto raggio, e SAMP/T-NG, nel settore della difesa a media portata – “Esercito 4.0” parla esplicitamente della necessità di definire con l’industria nazionale i requisiti per lo sviluppo di una nuova famiglia di sistemi a cortissima portata in variante spalleggiabile e veicolare”.

L’acquisizione dei nuovi sistemi e piattaforme non potrà prescindere dal coinvolgimento dell’industria della difesa nazionale anche al fine di mantenere un’autorità di progettazione italiana per garantire, unitamente a una capacità produttiva di scala, la necessaria resilienza.

Tutti i dettagli.

SOSTITUZIONE DEI SISTEMI SHORAD

“Il principale programma di procurement attualmente in cantiere mira alla sostituzione dei sistemi fissi Skyguard, prodotti da Rheinmetall Italia. Tali sistemi sono equipaggiati con un vettore a guida radar semi-attiva Aspide fornito da Mbda Italia” sottolinea lo studio Iai.

Proprio a metà settembre la commissione Difesa del Senato ha approvato sei programmi, previsti dal Programma pluriennale dello Stato maggiore della Difesa, tra cui il Rinnovamento SHORAD GRIFO basato sul missile Common Anti-air Modular Missile Extended Range (CAMM-ER) di Mbda, relativo all’acquisizione di sistemi di difesa aerea a corto/medio raggio GRIFO per l’Esercito Italiano.

Come si legge nel testo del decreto ministeriale, “il nuovo sistema di difesa aerea a corto raggio dell’Esercito, denominato GRIFO, permetterà di colmare l’attuale gap capacitivo nel segmento di difesa aerea a corto raggio e costituirà un ”tassello” essenziale della più ampia cornice della difesa aerea a protezione delle forze rischierate anche all’estero”.

Il sistema sarà pienamente interoperabile nell’ambito della NATO integrated Air and missile Defence (IAMD) e sarà assicurata l’interoperabilità dei sistemi/apparati nei termini indicati dagli STANAG NATO (NATO Standardization Agreements). Inoltre è prevista l’integrazione del lanciatore SHORAD e della munizione CAMM-ER nel sistema d’arma SAMP/T.  Il costo complessivo è stimato in circa 456,3 milioni di euro, di cui una quota pari a 350 milioni, finanziata a valere sugli stanziamenti derivanti da capitoli del settore investimento del Bilancio Ordinario del Ministero della Difesa nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente.

OCCORRE STABILITÀ DEGLI INVESTIMENTI

Riguardo la difesa contraerei, ma in generale nella difesa, è necessaria la certezza e la stabilità degli investimenti. “A proposito del Documento programmatico pluriennale della Difesa, non si può non notare un passo indietro nel Dpp 2022-2024 rispetto al precedente nel settore SHORAD” ha evidenziato Alessandro Marrone, Responsabile Programma Difesa IAI.

SVILUPPO DI UN MANPAD EUROPEO

“La difesa contraerei ravvicinata è una delle cinque aree su cui – come forza armata – stiamo cercando di concentrare la nostra attenzione nei prossimi anni in termini di sviluppo” ha sottolineato il capo di Sme Serino. “Chiamarla difesa contraerei è limitante perché parliamo di sistema che difende sia le infrastrutture critiche, sia gli obiettivi sensibili sia le formazioni terrestri da tutto ciò che arriva dall’alto, e dall’alto arriva di tutto”.

Pertanto, “Abbiamo due opportunità: ripristino delle dotazioni e scorte nel settore MANPAD, dove al momento abbiamo delle necessità impellenti dove i tempi di soddisfacimento non sono compatibili con le acquisizioni provenienti dall’estero. Si è parlato di 5 anni ma è una visione ottimistica, perché i tempi sono più lunghi. Vorremmo, dal prossimo Dpp, sia inserito tra le esigenze finanziarie l’avvio degli studi per andare allo sviluppo di un MANPAD europeo” ha aggiunto il generale Serino.

“L’altra grande opportunità — indica il capo di Stato maggiore dell’Esercito — è legata al programma per la nuova famiglia di veicoli per la fanteria che non potrà non prevedere una versione contraerei, cioè in grado di ingaggiare ogni minaccia che proviene dall’alto, in particolare quelle a bassissima quota. Dovremo sviluppare una torre che abbia capacità di scoperta e ingaggio”.

MBDA: COME FUNZIONA OGGI IL PROCUREMENT

Dagli obiettivi della forza armata si passa poi all’industria.

Riguardo il processo di procurement, l’ing Lorenzo Mariani, ad di Mbda Italia, sottolinea che “bisogna distinguere due fasi: la prima fase è quella dall’esigenza fino alla richiesta di quotazione all’industria che ha dei tempi lunghissimi. L’unico modo per accorciarli è quello di creare tavoli. La seconda fase è quella di procurement vero e proprio dove i vincoli legali oggi rendono particolarmente difficile essere efficaci ed efficienti, in cui perde dei soldi anche lo Stato. In questa fase finale istituzioni come Occar hanno facilitato i programmi in collaborazione”.

Secondo Mariani “Il coordinamento a a livello di paese per esportare è fondamentale. Il nostro paese non sempre è considerato affidabile, negli ultimi vent’anni è mancata la continuità”.

RHEINMETALL: TUTTI I PAESI INTORNO ALL’ITALIA STANNO INVESTENDO IN DIFESA AEREA

Inoltre, è importante osservare anche come si stanno muovendo gli altri paesi intorno a noi nel campo della difesa aerea.

Dall’inizio della guerra, fa notare l’ing Alessandro Ercolani, ad di Rheinmetall Italia, “in Ucraina, Svizzera, Finlandia, Polonia, Grecia, Estonia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca hanno avviato o concluso negoziazioni per l’acquisto o l’ammodernamento di sistemi di difesa aerea. Quasi tutti con sistemi non europei. Negli ultimi due anni abbiamo ricevuto (come altre industrie del settore) da paesi della zona Mena (Medio Oriente e Nord Africa) delle richieste di quotazione dal valore di circa 5 miliardi da 7 paesi per il rinnovamento di sistemi di tutela. Questo vuol dire che l’Italia è in un cerchio in cui tutti intorno stanno investendo in difesa aerea”.

Secondo Ercolani oltre le sinergie industriali, sono necessarie sinergie con le Forze Armate e gli investimenti. Riguardo a quest’ultimo punto, per il numero uno di Rheinmetall Italia non è tanto questione di soldi, ma di modello.

MULÈ: TUTELARE LA DIFESA DEL PAESE NON È RIARMO

Infine, tutelare i programmi della difesa non si tratta di riarmo. È quanto ha rimarcato l’ex Sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè. “La sostituzione dell’Aspide non è un sistema d’arma ma è una necessità sulla quale abbiamo già perso troppo tempo, che si verificherà nel 2034 e non domani. Questi missili li abbiamo schierati fino a ieri. Non si tratta di riarmo. Vi sono programmi che vanno al di là dei singoli governi e laddove si mette in discussione la programmazione, la certezza dell’investimento, si fa un torto al paese. Non in termini di credibilità internazionale. Si espone il Paese a una minaccia rendendolo vulnerabile” ha concluso Mulè.

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