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Amazon Bedrock

Dalla Russia prima multa per Amazon

Un tribunale di Mosca ha comminato una multa ad Amazon di 4 milioni di rubli per non aver rimosso i contenuti vietati relativi all'uso di droghe e al suicidio. Si tratta della prima sanzione del genere in Russia per il gigante tecnologico statunitense

Prima multa per il colosso dell’e-commerce di Seattle dalla Russia.

Il giudice del distretto Taganskij di Mosca ha inflitto ad Amazon una multa da 4 milioni di rubli (circa  65mila dollari) per non aver rimosso alcuni contenuti proibiti. Il tribunale ha anche multato di 8 milioni di rubli Twitch, il servizio di streaming di Amazon, per non aver rimosso i contenuti vietati.

Come ricorda Reuters, Twitch è stato multato già in precedenza per aver ospitato interviste video con Oleksiy Arestovych, un consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, che secondo Mosca conteneva informazioni “false”. Martedì, l’agenzia di stampa statale Tass ha riferito che una delle due sanzioni da 4 milioni di rubli per Twitch riguardava la trasmissione di una nuova intervista ad Arestovych, condotta da un avvocato russo designato come “agente straniero”.

Se per Amazon è la prima volta che riceve una sanzione pecuniaria, negli ultimi tempi la Russia ha multato altre società tecnologiche straniere per non aver rimosso i contenuti.

Il governo russo ha aumentato la pressione sulla grande tecnologia quest’anno, in particolare dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Una campagna che i critici definiscono come un tentativo delle autorità russe di esercitare un controllo più stretto su Internet, qualcosa che secondo loro minaccia la libertà individuale e aziendale.

Esemplare il braccio di ferro tra Mosca e Google: multata per una serie di presunti reati e la sua filiale russa ha dichiarato fallimento.

Addirittura la scorsa settimana Rosfinmonitoring, l’agenzia governativa russa che si occupa del monitoraggio delle operazioni finanziarie nel Paese, ha inserito Meta – la società a cui fanno capo Facebook, Whatsapp e Instagram – nella sua lista di organizzazioni “terroristiche ed estremiste” dichiarandola fuorilegge. Secondo i rapporti, Meta aveva consentito i post che invocavano la violenza contro gli invasori russi da parte di utenti in alcuni paesi come l’Ucraina e la Polonia.

 

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