Peter Thiel, Aron D’Souza e Balaji Srinivasa hanno fondato una nuova piattaforma tecnologica denominata Objection e definita dagli ideatori “il tribunale della Verità”. Sul Sole 24 Ore Barbara Carfagna ha raccontato il funzionamento specifico di questa piattaforma, che ha lo scopo di consentire a chi si senta offeso da articoli di giornale, in TV o sui social di anticipare sul web un vero e proprio processo (privato) di diffamazione.
Pagando un minimo di 2.000 dollari, ma il prezzo dipende dalla complessità del caso, una persona che si sente diffamata può avviare un vero e proprio processo. Il procedimento dura pochi giorni; dopo un’istruttoria che combina il lavoro di investigatori professionisti (talora provenienti da CIA e NSA) con i più avanzati modelli di AI, il “tribunale della verità” emette un verdetto che viene reso pubblico. Sul sito di Objection si legge: “Chi decide in cosa credono le persone è il Potere e non l’evidenza empirica”. La prima cosa che mi viene in mente è che è un vero peccato che non venga citato Marshall McLuhan e le sue analisi innovative sulle dinamiche del potere mediatico.
Per quanto totalmente orientato al business privato e a una specifica nicchia di mercato di persone facoltose, l’intento dichiarato dei fondatori è nobile: vogliono dimostrare che “la realtà dei fatti conta ancora purché ci sia qualcuno che la voglia affermare con la necessaria energia”. La reazione dei media è stata immediata. Per primo il Boston Globe, tre settimane fa, ha definito la piattaforma uno strumento creato dai miliardari per intimidire i giornalisti.
Attualmente non è possibile sporgere denuncia per eccesso di domande, ma avremo modo nei prossimi mesi di verificare se, come e con quali effetti Objection funzionerà; ma certo è che esso appare già oggi una spada di Damocle soprattutto per il lavoro dei giornalisti investigativi.
Tuttavia la nascita di questa piattaforma non riguarda soltanto il mondo giornalistico, ma potrebbe avere implicazioni politiche e culturali molto più ampie, a prescindere dalle sue conseguenze pratiche. Non so quanto i fondatori della piattaforma ne siano consapevoli, ma Objection innesca di fatto un radicale cambio di narrativa. Viviamo in un’epoca dominata da credenze, bolle mediatiche e campagne di disinformazione. Pensiamo all’entità che ha assunto il fenomeno No Vax e più in generale a come le società contemporanee affrontano la fiducia nella scienza, la comunicazione del rischio, il confine tra libertà personale e bene comune. Proprio sul rapporto tra intelligenza artificiale e potere politico si è rotto il lungo sodalizio tra Peter Thiel e Donald Trump.
La piattaforma Objection – comunque la si giudichi – si contrappone oggettivamente al dominio della post-verità, dello scetticismo e del relativismo assoluto, tra i mali peggiori dei nostri tempi.
Si dirà che Objection, ovvero il Tribunale della Verità di Peter Thiel, nasce per i profitti delle sue aziende e i suoi interessi personali. Verissimo: quando, in base a cospicue commesse pubbliche, Palantir usa l’AI per inoltrare informazioni alla CIA o al Pentagono, non può permettersi di raccontare balle e ha un assoluto bisogno di dati “puliti”. Verissimo. Tuttavia questo interesse “particulare” (per usare un’espressione cara a Francesco Guicciardini) può trasformarsi nel “bene comune” di Niccolò Machiavelli, quello che per il fondatore della scienza politica “fa grandi le città”.
Non è affatto facile rovesciare le narrative dominanti, ma dipende da noi ed è giunta l’ora di provarci. Anzi, con i rapidi progressi dell’intelligenza artificiale oggi è un imperativo. Qualunque cosa si pensi di Peter Thiel, la libertà ed in particolare la libera ricerca delle verità terrene dovrebbe diventare la stella polare dei nostri tempi. L’auspicio è che l’enciclica Magnifica Humanitas in materia di Intelligenza Artificiale di Papa Leone XIV sia capace di mobilitare le coscienze di credenti e non credenti verso un orizzonte nuovo, in cui i valori della libertà, della trasparenza, della passione per la verità e per la ricerca scientifica prendano il posto del nichilismo e dello scetticismo oggi troppo diffusi in tante parti del mondo, Europa in primis.







