Innovazione

Dab radio sui telefonini, la maggioranza punta al rinvio e spacca Confindustria

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Dab obbligatorio sui cellulari? Fatti e scazzi nella maggioranza di governo e nelle associazioni di Confindustria. Tutti i dettagli

Dab obbligatorio sui cellulari? Da quest’anno in teoria sì, ma la maggioranza parlamentare preferirebbe rinviare. O almeno il Pd. Ma andiamo con ordine.

Parliamo del Digital Audio Broadcasting (Dab, appunto), progetto europeo che risale agli anni Ottanta per sostituire con la nuova tecnologia la modulazione di frequenza, la vecchia “Fm” che per molti era solo una giungla di numeri dall’oscuro significato in cui ricercare la propria emittente preferita.

Il Dab, operativo più o meno dal 1995, abbracciato soprattutto dai Paesi nordici e già sostituito dall’Eureka 147, o Dab+ che dir si voglia, sembra ora destinato ad arrivare anche su smartphone entro la fine di quest’anno. Con l’obbligo, per chi realizza i cellulari, di inserire un apposito chip. Favorevoli gli editori radiofonici, che sperano di aumentare la platea degli ascoltatori, contrari produttori e distributori dei dispositivi mobili, che dovrebbero sopportare la spesa. Ma tutto ciò potrebbe subire un rinvio.

L’EMENDAMENTO DEL PD

La deputata del Partito Democratico Alessia Rotta ha presentato un emendamento al Decreto legge Milleproroghe che mira infatti a posticipare la data di entrata in vigore dell’obbligo di integrare la tecnologia Dab negli smartphone. Nel testo si legge: “Nelle more del recepimento della direttiva (UE) 2018/1972, del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018, gli obblighi di cui al primo e al secondo periodo dell’articolo 1, comma 1044, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, decorrono, per quanto attiene agli apparati di telefonia mobile, a partire dal 31 dicembre 2021”. Tutto rinviato alla fine del 2021, quindi?

LA RABBIA DI CONFINDUSTRIA RADIO TV

In teoria no, perché l’emendamento, a quanto si apprende, sarebbe accantonato. Ma questo non è bastato a placare l’ira di Confindustria Radio Tv, che ha emesso una nota assai dura contro l’ipotesi di rinvio. “Il processo di sviluppo digitale della radio con introduzione dell’interfaccia DAB sui telefonini non può subire rinvii ulteriori, dopo la data limite del 31 dicembre 2020, ultima scadenza fissata per legge e su cui l’intero sistema radiofonico italiano si è correttamente concentrato, con investimenti, organizzazioni e produzioni, per garantire massima e migliore diffusione digitale verso gli utenti”.

L’APPELLO AL GOVERNO

E, ancora: “CRTV rivolge un vivo appello al Ministro dello Sviluppo Economico, all’intero Governo e al Parlamento, affinché si confermi quanto già deciso con la legge 32/2019 (ex decreto sblocca cantieri), sulla cui base sono stati programmati investimenti e interventi e attività organizzative, tecniche e produttive delle imprese per la digitalizzazione della radio e per un corretto orientamento dei consumatori. Diversamente non solo si danneggerebbe la radiofonia e non solo verrebbe spiazzato il mercato già indirizzato dalla legge, ma sarebbero puniti coloro che credono su quanto le leggi prescrivono”.

IL DANNO AI CONSUMATORI

Infine: “Confindustria Radio Tv ritiene che rimandare ulteriormente lo sbarco del Dab+ radiofonico sui terminali di telefonia mobile creerebbe un problema organizzativo, produttivo e di mercato non indifferente, per giunta ad un mese dall’entrata in vigore dell’obbligo di vendita ai consumatori dei device Dab+. Altrettanto danno ci sarebbe per la libertà di scelta dei consumatori, a causa di un ulteriore prolungamento dell’uso irragionevole e non pianificato delle radiofrequenze. “Digitalizzazione” non può essere uno slogan”.

LA FRATTURA IN CONFINDUSTRIA. IL “Sì” DI ANITEC-ASSINFORM

Di tutt’altro avviso, però, Anitec-Assinform, l’associazione italiana che raccoglie al proprio interno le principali aziende di Information and Communication technology italiane, afferente proprio a Confindustria. A stretto giro, dalla nota di CRTV, infatti, è arrivata la risposta, altrettanto dura, di chi sta al di là della barricata ed è quindi a difesa dell’emendamento Rotta sul rinvio del Dab. “La proposta emendativa si rende necessaria a chiarire un dubbio interpretativo generatosi in sede di conversione del DL Sblocca Cantieri – e soprattutto – a correggere la normativa italiana, che, per come è oggi, espone il nostro Paese a un esplicito contrasto con il codice europeo delle comunicazioni elettroniche, oltre a esporre il comparto al rischio di sanzioni”.

IN CONTRASTO CON IL CODICE UE?

Per l’associazione degli operatori Ict, la normativa italiana senza correzioni si porrebbe in conflitto diretto con il codice europeo delle comunicazioni, che in Italia peraltro non è stato ancora recepito: “Il codice europeo delle comunicazioni, che dovrà necessariamente essere recepito dal nostro Paese entro il prossimo dicembre, esenta infatti esplicitamente – articolo 113, par.2 – gli smartphone dall’obbligo di supportare la tecnologia Dab, insieme ad altre specifiche ragionevoli esclusioni, che peraltro ad oggi non trovano ancora riscontro applicativo nella normativa italiana”.

HANNAPEL: “EMENDAMENTO FAVORISCE ARMONIA”

Marco Hannappel, vice presidente Anitec-Assinform, ha dichiarato: “L’emendamento è un doveroso contributo alla chiarezza normativa e all’armonizzazione degli ordinamenti nazionali nel pieno rispetto del perimetro delle norme europee per poter operare in un sistema di mercato unico favorendo, al contempo, il pieno e armonico sviluppo dell’innovazione digitale nel totale rispetto delle normative europee e la salvaguardia dei livelli occupazionali del comparto”. In attesa, però, che si faccia chiarezza tra la legge nazionale e quella comunitaria occorrerebbe fare chiarezza all’interno di Confindustria.

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