Anche chi produce console da gioco ibride, come la Switch e la Switch 2 della multinazionale giapponese Nintendo, è assoggettato alle nuove regole europee in tema di riciclo e riparabilità dei dispositivi portatili. Ecco perché, secondo il quotidiano Nikkei, la Casa di Kyoto sarebbe già al lavoro su di una nuova versione della sua piattaforma lanciata sul mercato nemmeno un anno fa (il debutto ufficiale è avvenuto il 5 giugno 2025) così da allinearsi alle richieste della Ue.
UNA SWITCH 2 SOLO PER LA UE?
Come scritto poco sopra, a riportare l’indiscrezione il quotidiano nipponico secondo cui sarebbe già in avanzato stadio di sviluppo un modello di Switch 2 che permetta di raggiungere facilmente il vano batteria, in modo da permettere di sostituirla in caso di malfunzionamento o normale deterioramento della stessa.
La particolare conformazione della Switch 2, che prevede ben tre parti separabili alimentate da altrettanti accumulatori fa sì che per rispettare le regole comunitarie sia la console sia i due Joy-Con (ovvero i controller) nella nuova versione permettano la rimozione sicura delle batterie agli ioni di litio e la loro sostituzione.
Non sarebbero previste altre modifiche strutturali che vadano oltre tale intervento a livello hardware e software: insomma, la console Nintendo resterà di fatto identica a quella che ha debuttato la scorsa primavera.
LA SWITCH 2 EUROPEA DIVENTERÀ UNIVERSALE?
Sempre Nikkei ipotizza che tale versione possa essere anche estesa con maggior calma ai mercati orientali e a quello statunitense sia per facilitare la produzione (mantenere un unico modello in commercio ottimizza i costi) sia naturalmente per non far trovare Nintendo impreparata di fronte all’emanazione di normative simili a quelle europee che, almeno al momento, in tema ambientale e di diritto del consumatore costituiscono senz’altro un unicum di cui vantarsi.
LA UE SPINGE AL RICICLO DELLE MATERIE PRIME (CHE NON HA)
Duplice del resto la finalità di tali norme: da un lato fare pressioni per il riciclo dei rifiuti elettronici, che oltre a inquinare costituiscono un tesoro di materie prime facilmente recuperabili (e la Ue ha tutta l’intenzione di rimetterle in circolazione, non potendo disporre di ricchezze naturali e giacimenti nel suo territorio) e dall’altro evitare che il consumatore europeo debba subire passivamente l’obsolescenza dei dispositivi moderni che vengono costruiti in modo da disincentivare l’operazione per spingere direttamente alla sostituzione dell’intero device. Non a caso è ormai vietata la pratica di incollare le batterie al resto della scocca del dispositivo, sigillando al contempo il vano in cui alloggiano.







