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Come funzionerà Inspire, il TikTok commerciale di Amazon

Inspire Amazon

Dopo aver registrato una trimestrale oltremodo positiva e acquistato iRobot, Amazon sta testando Inspire, una funzionalità della sua app che mostrerà agli utenti un carosello di prodotti foto e video in stile Tiktok

 

Amazon, il colosso dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos, ha chiuso il secondo trimestre del 2022 con ricavi a 121,23 miliardi di dollari, contro un’attesa ferma a 119,09 miliardi di dollari. Ma non intende crogiolarsi sugli allori: gli ostacoli incontrati dalla sua startup di furgoncini elettrici Rivian e le alte spese di gestione delle attività di logistica che animano il suo store mondiale, la portano a diversificare gli investimenti o, quanto meno, continuare ad aggiornare il modo in cui fare business.

Sebbene le proiezioni per il terzo e quarto trimestre dipingano ancora uno scenario di forte crescita (rispettivamente 125 e 130 miliardi di dollari), ecco che, oltre al recente acquisto della società iRobot di Colin Angle per 61 dollari per azione, per un totale di 1,7 miliardi, dal reparto R&D di Amazon si sta anche ultimando il codice di Inspire, una app sulla falsariga di TikTok ma direttamente collegata alla piattaforma commerciale. Andiamo con ordine.

TIKTOK IN NUMERI

Per comprendere perché l’Inspire di Amazon tragga ispirazione dal social cinese, basta snocciolare alcuni numeri: TikTok ha infatti tra l’uno e i due miliardi di utenti registrati (i dati differiscono, quelli ufficiali sono naturalmente più alti), il 63% dei profili presenti sulla piattaforma arriva dall’India e dalla Cina. Secondo il report firmato da WeAreSocial, nel 2020, gli italiani registrati erano già 5,4 milioni, ovvero il 7,7% della popolazione nazionale.

Il 59% degli utenti è di sesso femminile, seguito dal 39% degli uomini e un 2% di persone che non si identificano nei primi due generi (BusinessofApps, 2021), ma il dato che fa gola a chi vive di Adv è un altro: secondo le stime fornite da TikTok stesso, il 66% degli utenti ha meno di 30 anni e la maggior parte delle persone è compresa nella fascia tra i 16 e i 24 anni.

Con la rapida crisi dei media tradizionali (dalla televisione alla carta stampata) e il crescente disinteresse dei ventenni per Facebook e Twitter (considerati social per “boomer”, equivalenti delle RSA virtuali…), è sempre più difficile raggiungere giovani e giovanissimi. Ecco perché è una piattaforma sempre più interessante per chi vende online i propri prodotti ed ecco perché Amazon ha scelto di ispirarsi a quella, con Inspire.

COS’È AMAZON INSPIRE?

Le notizie fatte trapelare in merito sono ancora poche. Secondo quanto riferisce l’israeliana Watchful Technologies che ne monitora lo sviluppo, il colosso dell’e-commerce starebbe testando una funzione per mostrare agli utenti foto e video sulla falsariga del funzionamento del social media cinese. Al centro però non ci sarebbero gli utenti e le loro abilità, ma i prodotti in vendita.

Al momento l’app sarebbe testata da un gruppetto di dipendenti e si sostanzierebbe di fatto in un widget nella home page dell’app Amazon, sempre secondo le dichiarazioni raccolte dal Wall Street Journal della software house di intelligenza artificiale israeliana che ha tracciato l’utilizzo della funzione. Una volta riprodotti i video, i clienti possono mettere un like, salvare e condividere il contenuto, ma anche acquistare articoli direttamente dal feed.

SI ALLUNGA LA LISTA DEI RIVALI DI TIKTOK

Se Inspire dovesse mai debuttare (non è detto, o potrebbe comunque avere altre funzioni) Amazon si metterebbe in scia a Meta, proprietaria di Instagram e Fecebook e alla società che controlla Google, Alphabet, che già si sono cimentate nel tentativo di aumentare il coinvolgimento degli utenti attraverso brevi video (i reels), inseguendo il fenomeno TikTok.

Non è però chiaro il modo in cui gli utenti potranno interagire con questi caroselli pubblicitari: non è dato sapere, insomma, se potranno realizzarli in prima persona, per esempio per recensire prodotti appena recapitati dai corrieri di Amazon.

L’alternativa, del resto, sarebbe creare una lunga sequenza di spot ben poco entusiasmante per gli spettatori. Nel caso si desse invece ai profili registrati l’opportunità di creare contenuti, l’e-commerce aprirebbe di fatto una nuova strada fruibile a chi vuole tentare il successo diventando influencer. Secondo un’indagine di weCreate del 2021, solo il 4,76% dei content creator su TikTok supera i 35 anni di età e molti, giovanissimi, hanno già ottenuto contratti da capogiro.

LA FRANCESE BEREAL SPARIGLIA LE CARTE?

Ma, come vedremo a breve, anche TikTok ha in serbo sorprese. Del resto nemmeno un mese fa i numeri riportati dal social francese BeReal hanno permesso all’app d’Oltralpe di imporsi sui media, anche tra i meno giovani e tra coloro che non bazzicano simili piazze virtuali.

Dal debutto, circa 18 mesi fa, al mese scorso, BeReal ha totalizzato 30 milioni di download sono negli USA con un picco di 330mila nella sola giornata di domenica 17 luglio. Si tratta di un software dal forte spirito ludico, più che informativo (come Twitter) o votato alla coltivazione di un talento (come, nel suo piccolo, lo stesso TikTok). Difatti, si può pubblicare contenuti quando lo decide l’applicazione: una volta al giorno l’app richiama all’ordine l’utente e gli dà tempo 2 minuti entro i quali dovrà scattare una foto che racconti quello che si sta facendo, sia dalla fotocamera anteriore sia da quella posteriore.

LA VERSIONE MENO PATINATA DI INSTAGRAM

È possibile (ovviamente) ignorare l’alert e il timer per pubblicare quando si vuole, ma resta segnalato che si tratta di foto “ritardatarie” e dunque in posa, non genuine. Inoltre, per spingere tutti gli utenti alla partecipazione (sono piattaforme che vivono di quello), è possibile spulciare i contenuti altrui solo se si condividono i propri. Chi fa il “lurker”, un fenomeno “parassitario” poco tollerato già ai tempi del Web 1.0 e dei forum, qui di fatto è escluso dalla vita sociale.

L’applicazione francese vuole coltivare una comunità di internauti molto differente da quella che popola Instagram: niente foto patinate, cartoline da posti esotici e fisici scolpiti. Il software dà solo due minuti per prepararsi, quindi bisogna scattare dove si è e come si è, visto che l’accesso dell’app al duplice obbiettivo dello smartphone le permette di riprendere anche ciò che di norma resta tagliato fuori dall’immagine, svelando se l’utente è struccato, spettinato, in pigiama, sovrappeso, con le occhiaie o l’acne…

Dato che esistono report interni a Meta che dimostrerebbero che l’uso di Instagram è associato a gravi rischi e danni per la salute fisica e mentale dei giovani, tra cui depressione, disturbi alimentari e persino il suicidio, in fin dei conti normalizzare l’aspetto fisico e la vita del prossimo potrebbe permettere un approccio più sano a questo social, facendo capire agli utenti meno accorti cosa c’è dietro ai panorami idilliaci, a quei volti perennemente truccati o ai fisici sempre scolpiti. Da qui il payoff scelto dallo sviluppatore, Alexis Barreyat, che si sta velocemente imponendo tra gli europei più influenti: Your friends for real.

MA TIKTOK NON STA A GUARDARE

Probabilmente questo spirito più “alla buona” e casereccio, che permette finalmente a tutti di apparire spettinati e struccati senza temere il body shaming è alla base del successo dell’app francese. Ma TikTok, si diceva, non starà ferma a guardare e ha già affidato la propria contromossa a un generatore di immagini basato sull’intelligenza artificiale non dissimile da Dall-E 2 o Imagen di Google.

Insomma, si inserisce una descrizione, che fonda più elementi e l’IA fa il resto, elaborando per noi una immagine che abbia i requisiti voluti e possa poi essere usata come fondale per le proprie esibizioni. Dai primi tentativi, pare che funzioni molto bene soprattutto il filtro della censura, per evitare che gli utenti riescano a pubblicare contenuti scabrosi o comunque contrari alle regole di condotta. Ma, del resto, da una app cinese non ci si aspetterebbe nulla di meno…

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