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Cosa farà Google per contenere il consumo d’acqua nei centri dati

Google Centri Dati

L’anno scorso i centri dati di Google hanno consumato oltre 16 miliardi di litri d’acqua per il raffreddamento dei server. Ma la società vuole diventare più sostenibile, anche sull’elettricità. Tutti i dettagli

Nel 2021 i centri dati di Google nel mondo hanno consumato circa 16,2 miliardi di litri d’acqua per il raffreddamento.

COSA SONO I CENTRI DATI

Un centro dati (o data center) è uno stabilimento che ospita un grande numero di server e serve a garantire il funzionamento di tutti quei servizi che normalmente si utilizzano quando ci si connette a Internet, come ricercare informazioni, consultare le proprie e-mail, scambiarsi messaggi o calcolare il percorso più breve verso una destinazione. Molte industrie dipendono dal cloud computing, quei servizi che permettono di gestire i propri dati tramite Internet, invece di conservarli sui computer aziendali.

Assieme ai cavi sottomarini, i centri dati sono dunque una delle più importanti infrastrutture “fisiche” di Internet. Oltre all’energia elettrica, questi stabilimenti consumano anche grandi quantità di acqua, necessaria a raffreddare i server che si scaldano mentre elaborano i dati.

QUANTA ACQUA CONSUMANO I CENTRI DATI DI GOOGLE?

Google possiede data center in ventitré località nel mondo. Il loro consumo d’acqua annuo, stando a una stima della società, è pari a quello di ventinove campi da golf nel Sudovest degli Stati Uniti.

Molti centri dati di Google si trovano negli Stati Uniti: la sede centrale dell’azienda è in California. In media, nel 2021 una di queste strutture ha utilizzato 450.000 galloni d’acqua al giorno. Ma il consumo varia a seconda della posizione geografica: il centro dati americano con il consumo maggiore è stato quello di Council Bluffs, nell’Iowa, seguito da quello di Mayes County nell’Oklahoma.

L’APPROCCIO DI GOOGLE

Ben Townsend, che si occupa di infrastrutture e di risorse idriche per Google, ha spiegato ad Axios che la società segue un approccio climate-conscious cooling, cioè consapevole dell’impatto ambientale e climatico dei consumi di acqua e di energia dei propri centri dati. Ha aggiunto che Google cerca di determinare il metodo più efficace per raffreddare ciascun impianto, e che – quando possibile – non utilizza acqua dolce ma acqua non potabile o di scarico.

Secondo Townsend, il sistema di raffreddamento utilizzato da Google, che prevede circuiti d’acqua al posto dei condizionatori, riduce il consumo energetico dei centri dati del 10 per cento: in termini di emissione, considerata l’attuale composizione del mix elettrico americano, il risparmio è di 300mila tonnellate di CO2.

L’IMPEGNO SULL’ACQUA E SULL’ENERGIA

Google si è impegnata a reintegrare più acqua di quanta ne consuma entro il 2030. Per la stessa data, l’azienda vuole alimentare i suoi centri dati esclusivamente con elettricità generata da fonti a zero emissioni di carbonio come l’eolico e l’idroelettrico.

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